A Torino è vigilia di derby, partita che per la Juventus non rappresenta un punto cruciale della stagione ma che continua a mantenere un sapore particolare per società e tifoseria. Questo lo sa bene anche Cristiano Ronaldo, il quale è apparso sin dai primi giorni totalmente connesso ed in perfetta sintonia con l’ambiente bianconero.

Il modus operandi, la mentalità vincente, le ambizioni son stati probabilmente i parametri che hanno portato il fuoriclasse portoghese a sposare la causa del club di Andrea Agnelli: “Alla Juventus mi sono adattato perfettamenteracconta CR7 nell’intervista rilasciata ad ICON, magazine di El Pais – hanno visto che non sono venditore di fumo. Sono Cristiano perché mi prendo cura di me stesso. Una cosa è parlare e un’altra è fare: perché ho vinto cinque Palloni d’Oro e cinque Champions League?”.

Partito dall’isola di Madeira, precisamente dalla città di Funchal, Cristiano non ha mai perso per strada l’umiltà, caratteristica che l’ha portato a migliorarsi costantemente e che l’ha fatto amare universalmente: “La prima cosa che faccio (quando arrivo in un nuovo club) è essere me stesso, non essere di più. La mia etica del lavoro è sempre uguale. Se un imprenditore arriva e inizia a sconvolgere tutto, la gente non lo vedrà come un leader. Dirà: ‘Questo è il mio capo ma non mi tratta bene’. Devi essere umile, sapere di non conoscere tutto. Se sei intelligente, ottieni piccole cose che ti rendono migliore come atleta

Un lavoro, quello di Cristiano, che non si basa esclusivamente sul piano fisico, ma è principalmente di natura mentale, tale da renderlo più forte nonostante le alte aspettative che da sempre lo accompagnano: “Ho sentito la pressione sin dalla tenera età. Quando arrivai a Madrid ero il giocatore più costoso della storia. A Manchester, dopo aver vinto il mio primo Pallone d’Oro all’età di 23 anni, la gente stava già pensando: ‘Guarda, questo deve essere al top’. Negli ultimi 10-12 anni ho sempre avuto questa pressione extra”.

Generalmente all’età di Cristiano (34 anni compiuti a febbraio) un calciatore è considerato vecchio, agli sgoccioli di una carriera di primo piano; un discorso che non vale per il cyborg portoghese, che continua a dimostrare giorno dopo giorno di far la differenza e di puntare sempre più in alto. Nonostante ciò, il pensiero di un altro ruolo nel mondo del calcio una volta appesi gli scarpini al chiodo non lo spaventa affatto, anzi sembra affascinarlo: “Un futuro da tecnico? Non lo escludo”.

E chissà che non possa essere di qualità pari a quella che è stata e che è la sua carriera da calciatore?

a cura di E.Menegatti (@44gattdernesto)