Il Camerun mentre festeggia la vittoria della Coppa d'Africa

La Coppa d’Africa si è conclusa ieri con la sorprendente vittoria del Camerun, più forte anche dei rifiuti di 8 dei suoi giocatori più rappresentativi e di una rosa rimaneggiata (e guidata da un ct, Broos, assunto online), sull’Egitto: un successo impronosticabile, dato che i Leoni Indomabili sembravano destinati addirittura ad uscire nei gironi di questa competizione, e invece sono arrivati a suon di vittorie, cuore e grinta sino all’atto conclusivo, vinto 2-1 in rimonta contro l’Egitto di Hector Cuper. Un successo che ha fatto esplodere il Camerun, e condannato l’hombre vertical alla 6a finale persa su nove complessive: il calcio è anche questo, e così la squadra meno quotata del torneo è riuscita a trionfare in una competizione che porta sempre a sorprese e risultati inattesi.

Per immortalare e ricordare le emozioni di questa Coppa d’Africa, che si è disputata in Gabon (i padroni di casa, guidati da Aubameyang, sono usciti nel girone), la redazione di Agenti Anonimi ha deciso di realizzare la top-11 della rassegna continentale africana: una formazione, schierata con un offensivo 4-2-3-1 e comprensiva di riserve (per non scordarci di nessuno), che è così composta.

Essam El Hadary ha regalato la finale di Coppa d'Africa al suo Egitto

IL PORTIERE:

Essam El-Hadary (Egitto)- E chi se non lui, l’uomo delle 153 presenze e delle quattro Coppe d’Africa in bacheca. El-Hadary, a 44 anni suonati (è un classe ’73), non partiva coi gradi da titolare in questa CAN 2017, ma ha riconquistato subito il posto dopo l’infortunio di El Shenawy nella gara contro il Mali: un posto a dir poco meritato, vedendo quel che ha saputo fornire in seguito. Parate con grandi riflessi, due rigori neutralizzati nella semifinale contro il Burkina Faso e la guida assoluta di un reparto difensivo che ha subito pochissime reti, ma era tutt’altro che solido e resistente agli attacchi avversari: è ancora lui il miglior portiere del continente africano, gli altri se ne facciano una ragione.

I DIFENSORI:

Hamdi Nagguez (Tunisia)- Fisico roccioso, buona spinta offensiva e… un assist. Hamdi Nagguez è stato uno dei leader della Tunisia che ”tremare il continente fa” (almeno fino al ko nei quarti di finale), un autentico uomo in più che partiva dalla difesa per portare scompiglio nella trequarti avversaria e faceva da sponda per le intuizioni dell’ottimo Msakni: niente male, per un talento militante ancora in patria, in quell’Etoile de Sahel che negli anni scorsi era un’autentica potenza continentale.

Michael Ngadeu-Ngadjui (Camerun)- È lui, con Bassogog, il simbolo della squadra che ha portato a casa il trofeo, un autentico Leone Indomabile fatto e finito. Con la formazione al completo, e senza l’ostracismo del ct Broos per il ”ribelle” Nkoulou (doveva essere titolare, è diventato il primo ricambio), probabilmente il centrale dello Slavia Praga non sarebbe stato titolare e non avrebbe potuto dimostrare tutte le sue doti: è stato lui la guida del reparto arretrato dei Leoni, e se a tutto questo aggiungete i due gol decisivi realizzati da incursore d’area, otterrete uno dei leader dei vincitori della Coppa d’Africa made in Gabon. 1,90m di autentica solidità, che gli valgono l’ingresso in questa top-11.

Kalidou Koulibaly (Senegal)- Il Senegal non è riuscito a centrare l’obiettivo-vittoria, fermandosi nuovamente ai quarti, ma Kalidou Koulibaly si è comunque confermato ai massimi livelli anche in questa competizione continentale: il centrale del Napoli ha formato, insieme a Kara Mbodji, una coppia difensiva di altissima qualità, che ha ceduto solo ai rigori contro i vincitori di questa Coppa d’Africa e non ha lasciato passare nulla, neanche il più piccolo granello di sabbia. E ora, l’attende la Champions League col Napoli: KK reggerà anche contro CR7&co.?

Hamza Mendyl (Marocco)- Una delle più grandi sorprese di questa competizione, soprattutto considerando che questo talentuoso terzino del Marocco milita ancora nella squadra-B del Lille, e non ha ancora assaggiato la prima squadra: a prima vista, possiamo dire che il LOSC (che vive una delle sue peggiori annate), stia commettendo un errore colossale, visto l’altissimo livello delle prestazioni sfoderato da questo esterno sinistro classe ’97. Cross a profusione (sprecati da Bouhaddouz), pressione offensiva e una costante presenza nel gioco marocchino, anche se la sua attitudine all’attacco è stata agevolata dal 3-5-2 disegnato da Renard, uno degli autentici guru del continente africano. Mendyl (9 presenze coi Leoni dell’Atlante) merita una chance ad alto livello, e vedremo se il Lille sarà disposto a dargliela.

I CENTROCAMPISTI:

Charles Kaboré (Burkina Faso)- Se dici top-11, allora non puoi dimenticarti dell’anima dei burkinabé, un giocatore che ha raggiunto un altissimo livello di prestazioni in questo torneo: dimenticatevi il Kaboré svagato e insicuro di Marsiglia, la nuova versione del capitano degli Stalloni è di rara qualità e grinta. Aperture ottime, leadership innata a centrocampo e non solo: la Russia, dopo questa Coppa d’Africa, sembra stargli decisamente stretta, anche se per lui il treno della grande occasione è già passato da tempo.

Mohamed Elneny (Egitto)- Qualità e sostanza, per un centrocampista che era partito dal Basilea (seguendo Salah) ed ora difende i colori dell’Arsenal: Mohamed Elneny ha disputato un ottimo torneo, ed è colui che per parecchi minuti aveva fatto sognare l’Egitto intero con la rete dell’1-0 nel match contro il Camerun. Una speranza vanificata in seguito dalle reti (dalla panchina) di Nkoulou e Aboubakar, che hanno vanificato tutto, ma le prestazioni del centrocampista egiziano, unica certezza nella mediana dei Faraoni, restano scolpite nella storia di quest’edizione 2017.

 

I TREQUARTISTI:

Christian Bassogog (Camerun)- Può un giocatore che fino al 12 novembre (data del suo esordio in nazionale, 9′ contro lo Zambia) non aveva uno straccio di presenza coi Leoni Indomabili, ed ha segnato solo 4 gol in stagione nelle fila dell’Aalborg, diventare l’uomo-copertina di questa Coppa d’Africa? Se il giocatore in questione si chiama Christian Bassogog, allora tutto è possibile: il velocissimo attaccante del Camerun è diventato il protagonista indiscusso del successo dei suoi, pur segnando una sola rete. Le sue accelerazioni e le sue giocate hanno contribuito a spaccare ogni singolo match vinto dai Leoni Indomabili più rimaneggiati della loro storia, e gli sono valsi il titolo di MVP di quest’edizione del torneo continentale africano: una bella soddisfazione, che potrebbe spalancargli palcoscenici di maggior lignaggio.

Youssef Msakni (Tunisia)- Un tempo lo chiamavano il Messi di Tunisi, poi ha preferito i petroldollari del Lekhwiya allo sbarco in Europa, ed era uscito dai radar. Ma questa CAN 2017 ha riacceso i fari del calcio mondiale su Msakni, stella di una Tunisia che meritava di andare più avanti nel tabellone della competizione: giocate di fino sulla trequarti, tecnica sopraffina e un’intesa da cineteca sia con Khazri, che con Sliti, che con la guizzante punta Khenissi. È stato lui il cervello delle Aquile di Cartagine, che hanno volato in alto fino a bruciarsi, a suon di bel gioco e azioni d’alta scuola partite tutte dai piedi di questo talento, che ha ancora una speranza di rilanciarsi nel calcio che conta (se vorrà farlo, sin qui il Qatar sembra averlo ”stregato”).

Junior Kabananga (RD Congo)- In ogni top-11 che si rispetti, non può mancare il capocannoniere della manifestazione, e così eccoci arrivati a Junior Kabananga, la stella di un Congo che non è riuscito a ripetere il 3° posto del 2015, ma ha comunque spaventato tutti a suon di gol fino ai quarti di finale. Gol che, per la maggior parte, portano la firma proprio del talento militante in Kazakistan, nelle fila di quell’Astana che ha centrato i gironi di Champions League nel 2015-16: per lui 3 reti, il titolo di miglior attaccante del torneo (pur partendo dalla fascia sinistra) e una significativa esplosione a suon di tecnica e colpi estemporanei, ma altamente spettacolari. Se ai numeri e all’efficacia mostrata in questa coppa, aggiungesse anche continuità ed attitudine, saremmo di fronte a un potenziale campione (anche se ha già 27 anni).

L’ATTACCANTE:

Vincent Aboubakar (Camerun)- L’uomo del destino, colui che ha portato nuovamente il Camerun a vincere un trofeo e raccolto l’eredità di Samuel Eto’o (presente ieri allo stadio per caricare i Leoni Indomabili), proprio quando nessuno se l’aspettava: Aboubakar era diventato una comparsa nel Camerun, niente più che un giocatore subentrante dalla panchina quando le cose andavano male (a causa delle sue pessime gare iniziali), ma si è ripreso la scena come solo i migliori sanno fare. È stato lui a cambiare la gara nel quarto col Senegal e segnare il rigore decisivo, ed è stato lui a trovare la rete del 2-1 da subentrante, consegnando la Coppa d’Africa a un Camerun fantastico per come ha saputo superare ogni ostacolo: ostacoli che, per Aboubakar, non sembravano esistere. D’altronde, come può un atleta che si era sognato il gol in finale e aveva nei pantaloncini un pizzino col versetto ”Fiat lux et lux facta est” (“Genesi, 1, 3: Dio disse sia fatta la luce e luce fu”), spaventarsi per qualche minuto in panchina?

Prima di passare alla panchina, riepiloghiamo la nostra top-11 di questa Coppa d’Africa

LA PANCHINA:

Non è stato facile trovare 11 giocatori da piazzare in panchina, e ci è sinceramente spiaciuto lasciar fuori giocatori del calibro di Diallo (ottimo portiere del Senegal), Bouanga (migliore del Gabon, una freccia sulla sinistra), Diamé, Ben Youssef, Yago, Khazri, Zezinho, Mahrez (due gol, che non sono bastati a salvare l‘Algeria) ed El Said. Le nostre scelte hanno portato ad inserire i seguenti giocatori come riserve.

Fabrice Ondoa (Camerun)- Sono tanti gli emblemi del Camerun ”ridimensionato” che ha vinto la Coppa d’Africa, e uno dei più significativi è proprio Ondoa, che prima dei rifiuti di Onana e Ndy Assembe era solo il terzo portiere dei Leoni Indomabili e il simbolo del fallimento del 2015. L’ex canterano del Barcellona, ora crollato in terza divisione spagnola (gioca nel Sevilla Atletico), ha mostrato delle ottime qualità tra i pali, e dei riflessi invidiabili: merita un palcoscenico migliore, i soli tre gol subiti in questo torneo lo dimostrano.

Ahmed Elmohamady (Egitto)- Il difensore dell’Hull City è stato l’unico autentico baluardo di una difesa, quella dell’Egitto, a dir poco ingannevole: se i Faraoni, pur avendo due centrali (Hegazy e Gabr) che riuscivano costantemente a perdersi in un bicchier d’acqua, hanno subito una sola rete prima della finale persa in rimonta, il merito è proprio del terzino militante in Premier, che rappresenta ormai una garanzia di altissimo rendimento. Cuper l’ha schierato titolare non appena si è ripreso dall’infortunio, e la sua fiducia è stata ripagata.

Mehdi Benatia (Marocco)- Un solo errore in mezzo a tante chiusure difensive pulite, che sfioravano la perfezione: anche se quell’errore (in mischia e dopo un rimbalzo sfortunato) è costato l’eliminazione al Marocco, ci sentiamo di inserire Benatia tra le riserve di questa top-11. La sua Coppa d’Africa e quella dell’intero reparto marocchino (completato da Saïss e da Costa), che ha saputo interpretare alla grande una difesa a tre improvvisata in due settimane (dopo i ko di tutti gli esterni d’attacco), andrebbero mostrate nelle scuole calcio.

Modou Kara Mbodji (Senegal)- Il degno compagno di Koulibaly, che si è tolto anche lo sfizio di un gol: Kara Mbodji, insieme allo sfortunato Senegal, ha disputato un’ottima coppa, e vince il ballottaggio col tunisino Ben Youssef.

Ambroise Oyongo (Camerun)- Trovare dei terzini sinistri di qualità non è stato facile, e allora abbiamo optato per l’esterno difensivo del Camerun, che non è riuscito a spiccare come il compagno di reparto Ngadeu, ma ha comunque disputato una buona competizione, coprendo la spinta offensiva dell’ex attaccante (si è reinventato esterno) Njie. Non male, per un difensore militante in MLS che era sconosciuto ai più.

Sebastien Siani (Camerun)- E, a proposito di giocatori sconosciuti, alzi la mano chi prima di questa CAN 2017 conosceva Siani, il centrocampista che è presto diventato il leader della mediana camerunense: grinta, ottima copertura difensiva e presenza in attacco, come dimostra la rete segnata nel 2-1 in rimonta alla Guinea-Bissau. Un gol decisivo per la qualificazione dei Leoni Indomabili, che poi hanno conquistato il trofeo.

Blati Touré (Burkina Faso)- Da 10 a centrocampista centrale, il passo è breve e scritto nel DNA di questo giocatore versatile e dal cambio di ruolo facile: il centrocampista dell’Omonia Nicosia, classe ’94, ha fatto la differenza sia sulla trequarti che in mediana, risultando tra i protagonisti della fantastica cavalcata dei burkinabé, che hanno chiuso al 3° posto.

Prince Nakoulma (Burkina Faso)- E parlando di burkinabé, veniamo a Nakoulma, che avevamo definito ”capace sia di grandi giocate, che di grandi… dormite nel momento meno opportuno” nella nostra presentazione del gruppo A (ah, per la cronaca, abbiamo avuto tra le semifinaliste due squadre del gruppo A e due del D): ecco, in questa CAN abbiamo visto solo la versione migliore dell’esterno offensivo militante in Turchia, che si è preso la squadra sulle spalle dopo l’infortunio di Pitroipa. Ottima la sua Coppa d’Africa, non potevamo non menzionarlo in questa ”squadra dei sogni”.

Mohamed Salah (Egitto)- La scelta riguardante Salah è stata senz’altro la più combattuta: il gabonese Bouanga, pur essendo uscito ai gironi, aveva disputato una Coppa d’Africa di rara bellezza e consistenza, mentre il romanista era stato decisivo per l’Egitto fino ai quarti, salvo poi eclissarsi tra semifinale e finale, in virtù del gioco troppo difensivo dei Faraoni nelle ultime due sfide. Alla fine, abbiamo scelto di inserire Salah, autore di una rete fantastica (2 in totale) e di un buon torneo, nel quale ha sfoderato un’intesa invidiabile col trequartista dell’Al-Ahly El Said: i due, pur non avendo mai giocato insieme, giocavano a memoria. Peccato che questa connessione si sia interrotta ai quarti…

Christian Atsu (Ghana)- ”Fermatelo, sta oltrepassando i limiti di velocità!”: è stato questo l’incubo e il pensiero ricorrente degli avversari delle Black Stars, che si sono trovati di fronte un Atsu velocissimo e inarrestabile. Il talento ex Chelsea, militante ora nel Newcastle, è stato l’assoluto protagonista nelle fila dei suoi, mostrando una tecnica invidiabile nelle sue continue sgroppate sulla fascia: una garanzia di pericolosità.

Aristide Bancé (Burkina Faso)- Conoscevamo tutti quest’attaccante diventato noto ai tempi del Mainz e dell’Augsburg, ma anche per la sua fama di giramondo (Bancé ha girato infatti 19 squadre in 15 anni di carriera, passando anche per la Lettonia, il Kazakistan e la Costa d’Avorio, dove milita nell’ASEC Mimosas), ma nessuno si sarebbe aspettato di ritrovarlo tra i protagonisti di un Burkina Faso che doveva avere in Bertrand Traoré il suo vertice offensivo: l’attaccante di proprietà del Chelsea (ora all’Ajax) si è invece presto spostato all’ala, aprendo così gli spazi a Bancé, che ha ripagato la fiducia di Paulo Duarte con la rete nei quarti e il gol che aveva siglato l’1-1 contro l’Egitto. Una nuova giovinezza a 32 anni, che potrebbe portarlo a cambiare nuovamente squadra e scoprire altri mondi.

L’ALLENATORE:

Hector Cuper (Egitto)- Sarebbe stato scontato scegliere come tecnico di questa formazione Hugo Broos, il ct diventato campione col suo Camerun di underdog, ma noi ci sentiamo in dovere di omaggiare lo sconfitto, quell’Hector Cuper che ha perso ieri la sua sesta finale su nove disputate, ed è l’emblema di chi arriva a un passo dalla vittoria, ma poi cede alla sfiga: l’hombre vertical era stato capace di adattarsi al continente africano e trasformare una squadra con evidenti carenze difensive in una corazzata, ma questo non è l’anno delle imprese alla Leicester, e così ecco arrivare il ko in rimonta contro il Camerun. Perchè i Leoni sono Indomabili, e questo Cuper (purtroppo) l’ha imparato sulla sua pelle dopo aver guidato sapientemente i suoi in questa Coppa d’Africa: l’unica pecca che troviamo nella sua gestione riguarda la scelta di puntare sul falso nueve (prima Kahraba, poi Warda) dopo l’infortunio di Mohsen, ”bruciandosi” l’opzione-Hassan. L’attaccante del Braga sarebbe stato utile e funzionale al gioco dei Faraoni, e con la sua presenza in campo, forse saremmo qui a commentare la vittoria egiziana…

E, infine, chiudiamo eleggendo il miglior gol di questa Coppa d’Africa: scontata la scelta della bellissima rete di Rachid Alioui (Nimes), che era valsa l’1-0 al Marocco nel match contro la Costa d’Avorio.

https://www.youtube.com/watch?v=7gqpotO6BQ4

a cura di Marco Corradi (@corradone91) e Stefano Gaudino (@StefanoGaudino)

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