Benvenuti al quarto ed ultimo appuntamento con la presentazione dei gironi della Coppa d’Africa 2017, che Agenti Anonimi seguirà con attenzione, raccontandovi le geste delle 16 nazionali che si affronteranno a partire da sabato 14 gennaio con le consuete analisi post-gara (come avevamo già fatto per Copa America e Mondiale per Club): nei gironi scorsi vi avevamo presentato il gruppo A (quello del Gabon di Aubameyang), il gruppo B dell’Algeria di Mahrez (che ha perso Taïder, l’uomo che dettava i tempi in mezzo al campo) e il girone C, quello dei campioni in carica della Costa d’Avorio, ed eccoci dunque arrivati al girone D. Un gruppo variegato, che comprende il Ghana (di diritto tra le favorite), l’Egitto di Hector Cuper, che vuole sorprendere tutti, il quadrato Mali di Giresse e la sorprendente Uganda, qualificata tra le migliori seconde (insieme al Togo) dopo aver perso la vetta del suo gruppo solo per la differenza reti (il Burkina Faso arrivò primo).

Andiamo dunque a scoprire le storie, le rose e alcune curiosità riguardo alle ultime quattro squadre della CAN 2017, quelle che compongono il gruppo D.

GHANA: APPUNTAMENTO CON LA STORIA, PER RISCATTARE LA FINALE 2015- Un nuovo appuntamento con la storia, per sfatare quel tabù-vittoria che resiste dal lontano 1982: il Ghana, 4 successi nella Coppa d’Africa (vinse nel 1963, 1965 e nel 1978, oltre al già citato 1982), è a secco da 35 anni, e nell’ultima edizione della CAN ha ceduto in finale all’odiata Costa d’Avorio, mancando nuovamente il successo. Un’onta da lavare, per le Black Stars, che non sono riuscite a vincere neppure nel loro periodo d’oro, dopo il magico passaggio ai quarti del Mondiale 2010 (uscirono ai rigori contro l’Uruguay, dopo il mani provvidenziale di Suarez), e vogliono riscattarsi in Gabon: la rosa ghanese è buona, e farà ancora affidamento in avanti al sempreverde Asamoah Gyan, tornato per l’ennesima volta in nazionale dopo i suoi guai personali (nel 2014 fu accusato di aver ucciso un amico rapper durante un rito satanico) ed ora militante nelle fila dell’Al Ahli (Emirati Arabi) dopo la parentesi cinese con lo Shenhua. Sarà proprio l’ex Udinese a dover trascinare il Ghana, coi fratelli Ayew che giocheranno ai suoi lati (Jordan, che può anche fare il centravanti, si giocherà il posto con Atsu) nel 4-3-3 disegnato dall’esperto Avram Grant, ex ”salvatore della patria” del Chelsea di Roman Abramovic che viene ancora mal digerito in Ghana: un terzetto d’attacco di livello, che verrà supportato da un centrocampo di quantità e qualità, con lo ”spagnolo” Thomas Partey (Atletico) davanti alla difesa e l’udinese Badu (oltre a lui, in rosa c’è anche un altro ”italiano”, Acquah) a fare l’interditore in supporto al più offensivo Wakaso (ora al Panathinaikos, dopo aver girato mezza Europa). Buona anche la difesa, con Amartey (Leicester) che verrà arretrato al fianco di Mensah (ora all’Anzhi) e la spinta di Afful (ma occhio ad Acheampong, che ora gioca terzino) e Baba (ex Chelsea) sulle fasce, mentre preoccupa il parco-portieri: vista l’assenza di Kwarasey, out per infortunio insieme all’attaccante Waris, sarà Razak (riserva nel Cordoba) a difendere i pali delle Black Stars. Non esattamente una sicurezza. e questo potrebbe causare qualche problema ad un Ghana che vuole provare a vincere la Coppa, e sarà privo di Asamoah: lo juventino ha rifiutato la convocazione per concentrarsi al 100% sul recupero di una maglia da titolare nella Juventus.

L’11 titolare del Ghana: i fratelli Ayew supporteranno il sempreverde Asamoah Gyan

EGITTO: EL HOMBRE VERTICAL CERCA LA GRANDE VITTORIA, SALAH&CO. PRONTI A SORPRENDERE- Tre successi di fila (2006, 2008, 2010) per raggiungere la quota-record di 7 vittorie nella Coppa d’Africa (gli altri successi arrivarono nel 1957, nel 1959, nel 1986 e nel 1998), poi… il nulla: l’Egitto non si è qualificato alla competizione per la bellezza di tre edizioni consecutive (è una nazionale strana, quella egiziana: pensate che, pur vincendo tre CAN di fila, non ha mai centrato il Mondiale e manca dal 1990), e torna nella Coppa d’Africa proprio nell’edizione gabonese, dopo aver eliminato la Nigeria nel girone di qualificazione. I Faraoni si presentano nella CAN a fari spenti, ma potrebbero essere una delle autentiche sorprese della manifestazione, col loro 4-2-3-1 ricco di tecnica e talento individuale e collettivo: la stella è assolutamente Mohamed Salah, chiamato a guidare i suoi ad un grande traguardo, ma i giocatori sopra le righe sono diversi. Partendo innanzitutto da quel Mohamed Elneny che non sta sfigurando nell’Arsenal, per poi passare alla punta-goleador Ahmed Hassan ”Koka”, che milita nello Sporting Braga, e a… Trezeguet: esatto, perchè nella rosa dei Faraoni c’è spazio anche per un emulo dell’attaccante franco-argentino temuto da tutte le difese italiane. Trezeguet, all’anagrafe Mahmoud Hassan, è un’ala sinistra del 1994 (militante nel Mouscron) dalla grande tecnica e dai colpi da funambolo, che andrà ad affiancare nel terzetto alle spalle di Hassan il già citato Salah e l’altro grande talento egiziano, Mahmoud Kahraba: il trequartista (anch’egli classe ’94), dopo essere esploso in Svizzera col Lucerna, aveva vissuto un periodo difficile col Grasshoppers, ma si è rivitalizzato col ritorno in patria (all’ENPPI) e col successivo passaggio agli arabi dell’Al Ittihad, nelle cui fila ha segnato 12 reti in 13 gare e riconquistato la nazionale. Insomma, la rosa egiziana è ricca di qualità (basti pensare che l’ottimo Fathi, vicino al Torino, non è neanche nei 23), e anche in difesa sembra avere la solidità necessaria per diventare una delle realtà di spicco di questa Coppa d’Africa: l’esperto Elmohamady guiderà il reparto, che vede al centro il talento Gaber (Basilea) e sulla sinistra il frizzante Hafez (Lens), e dovrà proteggere al meglio il portiere Ekramy, colui che ha raccolto l’eredità di El Hadary nell’Al Ahly. Ma non pensate neppure al ritiro dello storico portiere dei Faraoni: l’estremo difensore, 43 anni suonati e 147 presenze in nazionale (è capitano), gioca ancora e bene nel Wadi Degla, e si è guadagnato la chiamata per questa CAN, che rappresenterà con ogni probabilità il suo ultimo trofeo internazionale. Esperienza, talento e qualità: l’Egitto sembra avere tutto per sovvertire i pronostici che non lo danno tra le favorite, e potrebbe regalare a Hector Cuper quella gioia che attende da tutta la carriera dopo la tante finali perse, il drammatico 5 maggio e i tanti ”e se avesse vinto?” che ne hanno condizionato il percorso in panchina (insieme allo scandalo che l’ha coinvolto in Turchia). Riusciranno i Faraoni a tornare alla vittoria nella prima Coppa d’Africa senza la leggenda Aboutreika? Lo scopriremo nei prossimi giorni, ma la rosa messa insieme da Cuper è davvero di livello, e chissà che non sia proprio l’Egitto a far esultare (finalmente) l’hombre vertical…

La formazione titolare dell’Egitto ”vertical” di Hector Cuper: una squadra che può lottare per la vittoria

MALI: UN CENTROCAMPO ROCCIOSO E MAREGA BASTERANNO PER L’IMPRESA-QUALIFICAZIONE? È un compito difficile, quello che attende il Mali di Alain Giresse, che si ritrova nello stesso girone di una possibile favorita (il Ghana) e di una delle potenziali sorprese del torneo (l’Egitto): insomma, Les Aigles dovranno sudare le classiche sette camicie per evitare il terzo posto nel gruppo e la nuova eliminazione prematura (dopo quella del 2015, seguita a due terzi posti consecutivi) in quella che è la prima CAN senza Seydou Keita, colui che ha tuttora il record di presenze (102) e di reti (25) con la nazionale maliana. Ma si sa, la nazionale del Mali è indomita (come dimostrano alcune incredibili rimonte, su tutte il 4-4 contro l’Algeria nella CAN 2010: stava perdendo 4-0), ed è schierata con un 4-4-2 che potrebbe esaltarne le caratteristiche difensive e di ripartenza: la difesa è quadrata, con l’italiano Molla Wagué a guidare il reparto e Ousmane Coulibaly a garantire copertura anche sulle fasce, mentre il centrocampo è roccioso e di contenimento, con capitan Sylla a fare l’interditore e Adama Traoré (Monaco) a costruire per le ali Yatabarè (Werder) e Doumbia (Rostov). Ma è l’attacco il maggior punto di forza del Mali, con le Aquile che sperano di poter approfittare della strepitosa forma di Moussa Marega: l’attaccante di proprietà del Porto, ora al Vitoria Guimaraes, ha segnato la bellezza di 10 reti in 12 gare, e può diventare il leader di una squadra che dovrà fare a meno dell’infortunato Maïga (che verrà sostituito da Moustapha Yatabaré). Basteranno le reti di Marega per il miracolo-qualificazione? Onestamente, l’impresa sembra impossibile, ma col Mali mai dire mai…

Il 4-4-2 del Mali, guidato da Alain Giresse in panchina e dall’ottimo Moussa Marega in attacco

UGANDA: IL FANALINO DI CODA CHE VUOLE EVITARE BRUTTE FIGURE- L’Uganda arriva a questo torneo da miglior seconda (arrivò a pari punti col Burkina Faso nel gruppo D) e con un grande scopo, quello di far bella figura per onorare i morti della tragedia del Kawaibanda, una squadra di calcio locale che è stata dimezzata dopo che la barca che trasportava giocatori, staff e tifosi (di rientro da una gara) si è rovesciata per l’eccessivo peso: un’impresa ardua per le Gru, che dovranno accontentarsi di limitare i danni nel loro ritorno in Coppa d’Africa dopo 38 anni (mancavano nel torneo dal 1978, anno in cui l’Uganda arrivò 2°) e risultano essere una delle formazioni più indecifrabili dell’intero torneo. La nazionale che ha avuto per lungo tempo come leader l’esperto difensore Sekagya (ex RB Salisburgo, si è ritirato un anno fa ed è il vice dei NY Red Bulls) ha infatti una rosa molto variegata, con sei giocatori militanti in patria, altri 6 elementi in altri paesi africani e un estremo pout-pourrì di nazioni e campionati, che spazia dal Libano (il terzino Iguma), al Vietnam (Kizito e Oloya), all’MLS (Azira) e al Portogallo (Luwagga Kizito), passando per Finlandia (Sentamu) e Belgio. E proprio in Belgio milita quello che è il miglior talento di una nazionale che ha vinto ben 11 CECAFA Cup, il torneo riservato alle squadre del Centro-Est Africa: stiamo parlando di Farouk Miya, trequartista classe ’95 che vanta già 24 presenze (e 13 gol) con le Gru. Sarà lui a dover ispirare il già citato Sentamu e capitan Massa (militante nel Baroka, Sudafrica) nel 4-3-1-2 disegnato dal ct Sredojevic (in carica dal 2013, un record per il continente africano, che ha una dimensione molto ”zampariniana” dell’incarico da ct), mentre la mediana sarà affidata a Kizito e in porta tutto dipenderà da Onyango, un’autentica sicurezza tra i pali: il portiere del Mamelodi Sundowns è reduce da una stagione magica, nella quale ha vinto la Champions africana ed è stato inserito tra i 10 migliori portieri del 2016 dall‘IFFHS. Un riconoscimento di prestigio, per quello che è il miglior giocatore di una nazionale che farà di tutto per evitare brutte figure nel suo ritorno nella CAN.

L’insolito 4-3-1-2 dell’Uganda, che proverà a non sfigurare

Di seguito vi riportiamo il calendario del gruppo D, che andrà ad incrociarsi col girone C, quello che avevamo presentato ieri ed ha come squadra-top la Costa d’Avorio.

1a giornata, 17/1: Ghana-Uganda h. 17
Mali-Egitto h. 20

2a giornata: 21/1: Ghana-Mali h. 17
Egitto-Uganda h. 20

3a giornata: 25/1: Egitto-Ghana h. 20
Uganda-Mali h. 20

Ed ecco anche il tabellone della fase a eliminazione diretta, che vedrà la coppa approdare alla finale, prevista per il 5 febbraio a Libreville, capitale del Gabon: e con questa chiosa vi diamo l’appuntamento al via ufficiale della Coppa d’Africa, in programma sabato. Ma prima non perdetevi l’editoriale che pubblicheremo domani, e sarà scritto dal nostro Stefano Gaudino!

QUARTI DI FINALE: 1) 1A-2B, 28/1 h. 17 a Libreville
2) 1D-2C, 29/1 h. 17 a Port-Gentil
3) 1B-2A, 28/1 h. 20 a Franceville
4) 1C-2D, 28/1 h. 20 a Oyem

SEMIFINALI: 1) Vincente Q1-Vincente Q2, 1/2 h. 20 a Libreville
2) Vincente Q3-Vincente Q4, 2/2 h. 20 a Franceville

FINALE 3° POSTO: Perdente S1-Perdente S2, 4/2 h. 20 a Port-Gentil

FINALE:  Vincente S1-Vincente S2, 5/2 h. 20 a Libreville.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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