Coppa d'Africa 2019

L’Algeria ha vinto, viva l’Algeria. Dopo oltre 29 anni d’astinenza e un periodo infernale che li ha visti saltare anche il Mondiale 2018, i Fennec sono tornati sul tetto d’Africa, conquistando la loro seconda Coppa d’Africa: la prima arrivò nel segno del tacco d’Allah Rabah Madjer, questa invece è il frutto di uno strepitoso collettivo, capace di esaltare stelle, outsider e secondi violini. L’Algeria ha ottenuto l’MVP (Bennacer), il giocatore più determinante e sorprendente (Belaili), e porta a casa un trofeo meritato contro un Senegal che si è squagliato come sempre sul più bello. C’è tanta Algeria ovviamente nella nostra top-11, ma non solo, perchè tanti giocatori si sono messi in mostra. Com’era già capitato per la Copa America, abbiamo scelto 11 titolari e 7 riserve, e ovviamente avremo fatto scelte impopolari per qualcuno. Per una volta, deroghiamo dal soave 4-2-3-1 (il modulo, con la M e tutte le altre lettere maiuscole) e passiamo a un 4-4-2 che tende al 4-2-4: non potevamo lasciare fuori nè il capocannoniere, nè l’attaccante a nostro avviso più incisivo del torneo. Di seguito le nostre scelte, e la top-11 della Coppa d’Africa 2019 powered by Agenti Anonimi.

IL PORTIERE: 

Rais M’Bolhi (Algeria) – Scegliere il portiere per questa top-11 ha comportato l’utilizzo di doti divinatorie, perchè gli estremi difensori sono stati il grande tallone d’Achille dell’intera manifestazione. Chiedere per credere alla Tunisia, signora delle papere con ognuno dei tre portieri coinvolti, ma nessuno è stato esente da critiche. Rais M’Bolhi non era stato un portiere scintillante nelle sue precedenti uscite con l’Algeria e non è certamente un interprete top del ruolo (gioca nell’Al-Ettifaq, Arabia Saudita), ma è stato determinante in questo torneo: se non ci credete, guardatevi la parata che ha blindato la vittoria dei Fennec nella finalissima.

I DIFENSORI: 

Ahmed El-Mohamady (Egitto) – Ha capitanato la fallimentare spedizione dei padroni di casa, ed è stato a nostro avviso il miglior terzino destro della manifestazione. Bravo in difesa, determinante in attacco: ha segnato due reti nella trionfale fase a gironi dei Faraoni, poi è naufragato insieme al resto della squadra contro il Sudafrica. Il migliore dei suoi, appena sotto Trezeguet.

Kalidou Koulibaly (Senegal) – Il grande assente della finalissima, e non è un caso che la rete sia arrivata proprio dalla mattonella difesa da KK e da una deviazione (sfortunata) del suo sostituto. Ha fatto un’ottima Coppa d’Africa, guidando il compare Kouyaté e consentendo al Senegal di collezionare clean sheet, ma soprattutto è stato il primo regista della squadra: uno come lui in Africa è un lusso, e non solo in Africa.

Djamel Benlamri (Algeria) – Hussein Dey, JS Kabylie, Setif, Al-Shabab. Djamel Benlamri sfiora i trent’anni, e questo è lo storico della sua carriera, ma è stato senza dubbio il miglior difensore della Coppa d’Africa con Koulibaly: leader difensivo nell’Algeria, non ha sbagliato una chiusura e ha dato una sensazione di solidità e sicurezza che non ti aspetteresti da chi non ha mai assaggiato l’Europa e/o un top campionato, e fino al 2016 non era mai uscito dal suo Paese. È una delle tante scommesse vinte da Belmadi: prima del suo arrivo non aveva mai debuttato nei Fennec, poi è diventato insostituibile.

Youssouf Sabaly (Senegal) – Un destro che gioca a sinistra. O meglio, un destro che gioca a sinistra e crossa come se fosse mancino naturale. Una piacevole sorpresa, questo forte terzino del Bordeaux, che meriterebbe una chance in un club di maggior caratura: arma offensiva e tattica del Senegal, il Napoli ha fatto bene a cercarlo l’anno scorso.

I CENTROCAMPISTI:

Riyad Mahrez (Algeria) – Premiamo un Mahrez diverso rispetto a quello che abbiamo visto con Leicester e Man City. Fino alla semifinale contro la Nigeria, non si era visto molto o si era intravisto a sprazzi. La punizione al 95′ che è valsa il 2-1, con quella traiettoria strepitosa, e la grande gara difensiva contro il Senegal, dove ha giocato come Pandev ed Eto’o dell’era mourinhana, gli valgono la titolarità nella nostra top-11.

Ismael Bennacer (Algeria) – L’indiscusso MVP della Coppa d’Africa 2019, il centrocampista più forte del torneo e un acquisto invidiabile per il Milan. Aveva già fatto vedere ottime cose nell’Empoli, si è superato in questa AFCON 2019. Centrocampista dall’ottima tecnica, dotato di visione di gioco da ”grande” del ruolo e di grinta da vendere: corre per tre, taglia, cuce e quando si può prova a finalizzare. Un paio di traverse e tante giocate degne di nota nel forte centrocampo dell’Algeria, la squadra che ha espresso un gioco fatto di pressing e palleggio fino alla finalissima.

Idrissa Gana Gueye (Senegal) – Molto interessante questo mediano dell’Everton, che si fa notare anche per essere uno dei giocatori meno fisicamente possenti del roccioso Senegal di Aliou Cissé, coi suoi 174cm. “Gana”, come lo chiamano in patria, è stato il migliore dei suoi a centrocampo: tanta corsa e ottimi inserimenti senza palla l’hanno reso una spina nel fianco per ogni formazione avversaria. Un ottimo giocatore, che sarà una delle colonne dei Teranga Lions.

Youcef Belaili (Algeria) – La storia di Belaili è una delle più belle della Coppa d’Africa. Nel 2016 la sua carriera sembrava conclusa, dopo una positività alla cocaina, ma l’esterno offensivo ha saputo rialzarsi e sfruttare i due anni di stop forzato per resettare tutto e ripartire più forte. È stato determinante nell’Esperance Tunis, trascinata alla vittoria di campionato, CAF Champions League (2 consecutive) e coppa nazionale, e straripante nell’Algeria. Un’ala sinistra dotata di tecnica sopraffina, grande inventiva e di un’intesa strepitosa con Baghdad Bounedjah, il grande centravanti dei Fennec: d’altronde i due sono amici d’infanzia, si frequentano fuori dal campo e sono cresciuti insieme nell’Oran. Basta questo per definire il rapporto tra le due stelle a sorpresa della nazionale di Djamel Belmadi, che ha puntato tutto su di loro ed è stato ripagato.

GLI ATTACCANTI: 

Jude Odion Ighalo (Nigeria) – Le statistiche dicono che al momento è l’attaccante più determinante in Africa. 9 gol nelle qualificazioni alla Coppa d’Africa, 5 gol e il titolo di capocannoniere nel torneo: è stato il perfetto terminale di una Nigeria brava nelle ripartenze, che è arrivata terza con merito. Il trasferimento in Cina, dove milita attualmente con lo Shanghai Shenhua, non ha affatto scalfito le caratteristiche dell’ex centravanti del Watford.

Baghdad Bounedjah (Algeria) – Chiudiamo con quello che è stato a nostro avviso il miglior attaccante del torneo, per distacco. Ci sono occasioni in cui i numeri puri non contano, e vale proprio questo mantra per il Bounedjah ”nazionale”, che va oltre il semplice apporto numerico e i due gol segnati in Coppa d’Africa. Ha segnato il primo e l’ultimo gol algerino nella competizione, griffando la finalissima grazie alla deviazione di Sané, ma soprattutto è stato un ”porto sicuro” per il gioco algerino: centravanti mobile, che punta sempre la porta e sa collegarsi alla squadra, soprattutto a Belaili con cui ha un rapporto quasi decennale. Ha commesso un solo errore in tutta la competizione, sbagliando il rigore che avrebbe ucciso la resistenza della Costa d’Avorio nei quarti, e per il resto è stato impeccabile. I suoi numeri in stagione sono mostruosi: 39 gol in 22 partite con l’Al-Sadd, 8 gol con l’Algeria nella gestione-Belmadi. Il ct algerino ha puntato su di lui panchinando Slimani, e ha avuto ragione. Perchè Bounedjah e il suo baffo vintage hanno guidato l’Algeria, e questo centravanti meriterebbe l’Europa che conta.

IL COMMISSARIO TECNICO:

Djamel Belmadi (Algeria) – Non ci sono dubbi riguardo al ct della nostra top-11, e non potrebbero esserci. Djamel Belmadi, allenatore che ha vinto tantissimo in Qatar con l’Al-Duhail ed era stato una colonna dei Fennec da giocatore (ha militato tra le altre nell’OM e nel Man City pre-sceicchi), ha preso in mano una nazionale che definire disastrata è dir poco. L’Algeria aveva cambiato qualcosa come sei ct in tre anni, fallendo in Coppa d’Africa e mancando la qualificazione ai Mondiali, e crollando in una spirale di ammutinamenti dei senatori e continui fallimenti. Belmadi è arrivato, rispondendo alla chiamata del suo paese, e ha costruito un gruppo vincente. Ha avuto il coraggio di far fuori qualche veterano e puntare su giocatori emergenti come Atal, Benlamri, Bennacer, Belaili e Bounedjah, e i risultati gli hanno dato ragione. Il gioco mostrato dall’Algeria, fatto di pressing alto e asfissiante e possesso palla da capogiro, ha convinto tutti, come anche la gara difensiva contro il Senegal. Algeria campione con merito, e Belmadi miglior ct per distacco.

LE SETTE RISERVE:

Melvin Adrien (Madagascar) – Come dicevamo poc’anzi, difficile scegliere i portieri per questa top-11, ma puntiamo sull’estremo difensore della rivelazione-Madagascar: un ottimo interprete del ruolo che gioca nelle serie inferiori francesi, e ha spesso salvato i Barea, arrivati fino ai quarti.

Romain Metanire (Madagascar) – Ecco un altro giocatore che ha impressionato nelle fila malgasce. Questo terzino, già apprezzato in Ligue 1 e militante in MLS nel Minnesota Utd, è stato l’arma in più nella fase offensiva del Madagascar, e una certezza a livello difensivo. Scegliamo lui come riserva sulle fasce, perchè sarebbe stato troppo facile puntare su Bensebaini, autore di un ottimo torneo.

Aissa Mandi (Algeria) – L’altra metà della mela difensiva algerina. Vero e proprio leader della retroguardia, è cresciuto tantissimo col passaggio al Betis ed è stato uno dei migliori della competizione. Lo spaurito terzino visto in Ligue 1 ha lasciato spazio a un centrale bravo a leggere in anticipo i movimenti degli avversari, e giocatore-chiave dei Fennec.

Adléne Guedioura (Algeria) – A tratti sembrava che ci fossero più Guedioura in campo. La sua maglia si vedeva ovunque, come d’altronde è ovvio per il giocatore con più fiato della formazione campione d’Africa: incontrista vecchio stampo, bravissimo a tamponare sui migliori giocatori avversari, si merita una menzione.

Ferjani Sassi (Tunisia) – Avrebbe meritato un posto nelle riserve Franck Kessié, che però è stato troppo discontinuo e ondivago. Scegliamo allora il centrocampista tunisino militante nello Zamalek, che è stato una delle migliori armi offensive dei suoi: lo scegliamo nonostante l’errore dal dischetto contro il Senegal, in una semifinale che si sarebbe potuta concludere diversamente se avesse segnato.

Mahmoud Hassan “Trezeguet” (Egitto) – L’Egitto è uscito molto presto, ma Trezeguet è stato davvero superlativo. Fiammeggiante nella fase a gironi, è stato il vero leader offensivo dei Faraoni, vista l’inconsistenza di un Salah prosciugato dalle fatiche col Liverpool: scegliamo lui come riserva, preferendolo a Zaha (ottimo nella Costa d’Avorio) e Iwobi/Chukwueze.

Sadio Mané (Senegal) – Il leader del Senegal non trova un posto tra i titolari, ma non può mancare in panchina. Tre gol segnati, tante azioni ispirate, ma anche tanti errori: impreciso sotto porta, impreciso dal dischetto con due errori nella fase a gironi e la promessa di non calciare più un penalty con la Nazionale. Il leader tormentato di un Senegal… tormentato: riassumendo le sue prestazioni si riassume l’essenza stessa di una Nazionale che crolla sempre sul più bello, e deve ancora vincere la sua prima Coppa d’Africa.

Coppa d'Africa 2019

(di Marco Corradi, @corradone91)

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