La Coppa d’Africa inizierà quest’oggi alle 17 col match inaugurale tra Gabon e Guinea Bissau (a Libreville) e in questo momento sta vivendo la sua cerimonia d’apertura, ma non mancano i problemi per alcune delle nazionali coinvolte nella manifestazione, che si ritrovano a lottare con l’annosa questioni dei premi-qualificazione e premi-partita promessi e poi non pagati dalle federazioni di alcune squadre.

Il problema era stato posto all’attenzione del grande pubblico per la prima volta nel 2006, quando il Togo minacciò di non giocare nel primo (e sin qui unico) Mondiale della sua storia per questo motivo, ed è riemerso in questi giorni di avvicinamento alla CAN 2017, quando prima lo Zimbabwe e poi la Guinea-Bissau (nazione esordiente, che avrà tra i pali l’ex preparatore dei portieri Fall) si erano lamentati per i mancati pagamenti di federazioni e governi, minacciando lo sciopero: uno sciopero che è stato invece messo in atto dalla Repubblica Democratica del Congo, squadra che ha tra le sue stelle Bakambu e Mbokani, e nella scorsa Coppa d’Africa era arrivata sorprendentemente al 3° posto.

La notizia è arrivata in Europa quest’oggi, ma in realtà i giocatori congolesi (esponenti dell’ex Zaire) sono in ”sciopero bianco” già da due-tre giorni, coi 23 elementi della rosa che (in accordo con lo staff) si stanno rifiutando di allenarsi finchè non saranno pagati i premi pattuiti al termine delle qualificazioni continentali. Una questione spinosa, che però viene minimizzata dal ministro dello Sport congolese Willi Bakonga, che ha usato toni piuttosto ottimistici coi media locali: ”Il governo ha già versato i premi, giocheremo il primo match lunedì e dunque c’è ancora tempo affinchè arrivino ai giocatori e il caso si chiuda. Abbiamo preso la questione in mano, è solo una questione di tempo finchè tutto torni alla normalità. I giocatori non si allenano? I premi sono disponibili e arriveranno loro prima della gara col Marocco, ribadisco che stiamo montando un caso sul nulla”.

Dichiarazioni accomodanti, che però non devono essere state recepite nel modo sperato dai nazionali della RD Congo: i giocatori continuano infatti a non allenarsi, e così faranno finchè non arriverà il denaro, che il governo tra l’altro sembra aver corretto al ribasso. Una mossa che potrebbe far incendiare ulteriormente la protesta, anche se i precedenti ci hanno insegnato che la nazionale ”scioperante” finisce sempre col giocare nonostante le lamentele: resta da capire con quale spirito, dopo questo caos che ha portato un grande nervosismo nell’avvicinamento dei congolesi alla Coppa d’Africa. Il Congo protesta e si fa del male da solo dunque, e intanto il Marocco spera: l’ammutinamento dell’ex Zaire potrebbe restituire speranze di qualificazione a una nazionale martoriata dalla sfortuna, e privata di tutti i suoi esterni offensivi di qualità…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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