Copa Libertadores

Perdere in casa e rimontare in trasferta (dov’è imbattuto dalla scorsa Libertadores): il River Plate era costretto all’impresa all’Arena do Gremio, e ha mostrato che per l’orgullo millonario nulla è impossibile. Sette giorni fa i ragazzi di Gallardo avevano visto il Gremio espugnare il Monumental con la rete di Michel, e chiudere con un rassicurante 1-0 in trasferta: i brasiliani e detentori del trofeo sognavano la seconda finale consecutiva, e il remake di quell’atto conclusivo contro il Boca Jrs datato 2007 (gli xeneizes giocheranno stanotte: partono dal 2-0 contro il Palmeiras), e invece hanno subito la più classica delle beffe last-minute.

E l’hanno subita in casa, in una gara epica. Il River Plate si è caricato nell’arco dell’intera settimana, e sapeva che una rete subita avrebbe potuto compromettere tutto: Gallardo, squalificato un turno per aver ritardato l’ingresso della squadra in campo all’andata, ha schierato una formazione fatta di scelte coraggiose, con Quintero alle spalle di Scocco-Borrè, una mediana composta da Nacho Fernandez-Ponzio-Palacios e il Pity Martinez a scaldare la panchina con Scocco. Di fronte un Gremio più conservativo, vista l’assenza di Luan: 4-2-3-1 con Ramiro, Cicero e Alisson alle spalle di Jael. E non a caso è il River a partire forte: un paio di occasioni e l’assedio dei Millonarios, che però si scoprono troppo (complice anche l’infortunio di Ponzio, out e sostituito da Enzo Perez) e subiscono quella che potrebbe essere la mazzata definitiva. Leo Gomes trova la rete da fuori area al 35′, e il Gremio va sul doppio vantaggio nell’aggregato.

A quel punto, il River Plate sembra spacciato e ha un momento di sbandamento, e allora ecco che arriva l’elettroshock del Muñeco, che sorprende tutti col colpo di teatro che i suoi si aspettavano. Marcelo Gallardo è squalificato, non potrebbe accedere agli spogliatoi o parlare coi suoi ragazzi, ma in quel momento non gli interessano minimamente regolamenti e divieti: si camuffa con un cappellino che copre parzialmente il volto ed entra con nonchalance nella zona rossa, andando regolarmente a fare il discorso dell’intervallo ai suoi ragazzi e incendiandoli col sacro fuoco della rimonta. Viene scoperto e cacciato dallo stadio, ma non gli interessa, perchè ha già fatto quella che sarà la mossa decisiva: fuori Nacho Fernandez, dentro il Pity Martinez per un 4-2-4 iperoffensivo che manda in tilt l’avversario. Quando hai sulle fasce Quintero e il Pity che possono sia crossare che rientrare per il tiro, e in attacco un giocatore rapido come Borré e un tanque come Pratto, è difficile resistere, e il Gremio va in apnea: il River Plate assalta l’avversario, sfiora la rete col Pity Martinez e rischia anche parecchio dietro. Armani salva una prima volta su Everton, e poi lo ipnotizza in un sanguinoso uno-contro-uno, evitando la rete del raddoppio e la fine simbolica del match.

Il River è ancora vivo e vegeto, e lo dimostra credendo fino alla fine alla rimonta: chi lotta senza pensare al domani viene spesso premiato nel calcio sudamericano, e capita anche stavolta. Cross dalla fascia, Borré la sfiora quel tanto che basta di testa (evento raro, per chi è alto 174cm) e Grohe non riesce a intervenire, subendo il gol del pareggio all’82’: rete meritata per i Millonarios e per lo stesso colombiano, autore di una grande partita e già vicino alla rete in precedenza. Per passare, agli argentini (che hanno inserito anche Scocco) serve un altro gol, che arriva quando meno te l’aspetti: la VAR vede un tocco di mano che è evidente, ma era passato inosservato a velocità naturale. Siamo all’88’, il River può pareggiare dal dischetto, ma batte quel rigore solo otto minuti dopo: questo perchè si scatena una maxi-rissa nella quale l’arbitro, solo per aver fatto il suo dovere fischiando il penalty ed espellendo il già ammonito Bressan, rischia l’aggressione dai giocatori del Gremio e tutti i brasiliani perdono la testa. Ci vuole l’intervento della polizia presente a bordo campo per spegnere gli animi, e al 96′ si può finalmente battere: il Pity Martinez ha sulle spalle una pressione enorme, ma non la sente e trasforma il rigore della qualificazione. A quel punto il Gremio prova a rientrare in gara, e potrebbe anche farlo, visto che si gioca fino al 104′ per recuperare i minuti persi: non ci riesce, e il River Plate si consegna alla storia conquistando una finale epica.

I Millonarios sono la prima finalista, e ora aspettano la loro avversaria: tutti sperano che sia il Boca Juniors, per quello che sarebbe il primo Superclasico argentino nell’atto conclusivo della Copa Libertadores. E un modo perfetto per concludere l’era delle finali ida y vuelta: nel 2019 (e dal 2019) la finale della Copa sarà unica, e verrà disputata a Santiago del Chile.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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