Copa Libertadores: i detentori dell'Atletico Nacional sono la squadra più attesa nel gruppo 1

Questione di punti di vista: mentre il resto del mondo si accapiglia sul closing (si farà o non si farà?) del Milan e sulle (sterili) polemiche arbitrali, noi guardiamo oltre, e quest’oggi iniziamo la nostra presentazione della fase a gironi della Copa Libertadores. Una competizione che Agenti Anonimi seguirà nella sua totalità, e che ha visto delinearsi la composizione ufficiale dei gruppi nella notte tra giovedì e venerdì, dopo le ultime gare del 3° turno preliminare: sono saltate teste importanti, su tutte quelle dell’Olimpia (che ”cadrà” in Copa Sudamericana, competizione che inizia stanotte), ma è già tempo di guardare avanti. Mancano infatti, compreso oggi, 8 giorni all’inizio della fase a gironi, che prenderà il via ufficialmente alle 21.15 (ora italiana) del 7 marzo con la sfida tra il Deportes Iquique e il Guaraní: 8 giorni, 8 gironi, e dunque da oggi presenteremo ciascuno dei gruppi della Copa. Si parte col gruppo 1, che comprende i detentori dell’Atletico Nacional, l’Estudiantes di Veron, il Barcelona SC e quel Botafogo che ha eliminato l’Olimpia grazie al fantastico Gatito Fernandez: andiamo a scoprire insieme tutto quello che c’è da sapere su questo girone.

ATLETICO NACIONAL: UN DETENTORE ”MUTILATO”, E I RISCHI SONO TANTISSIMI– Detentore e gentiluomo, come ci ricorda la vicenda legata alla Copa Sudamericana assegnata alla Chapecoense dopo il tragico schianto: tutti ci aspettiamo molto dall’Atletico Nacional, detentore di questa Copa Libertadores (vinse contro l’Independiente del Valle nel 2016), che però ci mostra un volto totalmente diverso da quello che avevamo visto meno di tre mesi fa nel Mondiale per Club. Vi ricordate la squadra illuminata da Guerra a centrocampo, alimentata dalle folate di Berrio e lanciata dalle reti di Miguel Borja? Dimenticatevela, perchè di quella versione dei Verdolagas resta ben poco: hanno lasciato l’Atletico Nacional nella sessione invernale Borja e Guerra (Palmeiras), Berrio (Flamengo) e l’attaccante di scorta Rescaldani (Talleres), garantendo più spazio a chi stava alle loro spalle e ad alcuni nuovi innesti. Perchè è questa, da anni, la politica del Rey de Copas: ciclo vincente e poi via, verso una nuova avventura con una squadra rinnovata. Una squadra che, al netto della conferma della difesa e di quel Franco Armani che è tra i migliori tre portieri del Sudamerica (se non il migliore) e del centrocampo d’esperienza Arias-Uribe (ma occhio a Valencia, che arriva dal Santos ed è da 11 titolare), è totalmente rinnovata dalla trequarti in su: dei 4 cavalieri che illuminavano l’Atanasio Girardot (45mila posti circa) a suon di gol e giocate, è rimasto infatti il solo Macnelly Torres (47 presenze nei Cafeteros), che farà da chioccia ai rilanciati Mosquera e Dajome, attaccante ex Deportes Tolima dalla (sin qui) bassa percentuale realizzativa. Ma occhio al rientrante Ibarguen, che è un titolare assicurato sulla sinistra del 4-2-3-1 disegnato da Reinaldo Rueda (che sarà out fino a maggio per problemi fisici, panchina al vice) e sta recuperando la condizione, mentre la vera punta di diamante arriva dal mercato: si tratta di Dayro Moreno (30 presenze e 3 reti in nazionali) che, dopo una vita da 10, si sta reinventando come nueve. Sin qui, per l’ex Tijuana e Steaua Bucarest, tre gol in altrettante gare di campionato: le speranze dell’Atletico Nacional passano da lui e dai funamboli della trequarti, ma i Verdolagas dovranno stare attenti, perchè il rischio-eliminazione, dopo la rivoluzione (e con un Botafogo così quadrato), non è affatto una chimera.

La formazione titolare dell’Atletico Nacional, che presto recupererà Ibarguen a sinistra

BARCELONA SC: DALL’ECUADOR CON FURORE, PER ONORARE UNO STEMMA ”FAMILIARE”Barcelona di nome e… di stemma: per eguagliare i magici blaugrana, al Barcelona SC Guayaquil mancano solo i colori dei culé, dato che la maglia del Idolo del Ecuador è di fatto identica a quella della nazionale ecuadoriana (da qui l’apodo di Canarios), e una masnada di trofei internazionali: il Barcelona ”marittimo” (Guayaquil si trova a 4 metri sul mare), infatti, si ferma a 15 trofei nazionali e due finali di Copa Libertadores, un atto finale perso sia nel 1990 che nel 1998, e difficilmente cambierà registro in questa stagione 2017. Sulla carta, il Coloso de América è la squadra più debole del girone ma, come ogni squadra ecuadoriana che si rispetti, venderà cara la pelle e non mollerà mai: perchè, quando all’orgoglio ecuadoriano si aggiunge la garra uruguaiana, portata alla squadra dal tecnico Almada (ex River Plate Montevideo, ha portato con sè il regista Gabriel Marques), l’esito è presto detto, e non porta certo ad essere arrendevoli. I punti di forza del Barcelona, schierato col 4-2-3-1 e reduce da un avvio balbettante in campionato (7° posto con 5 punti in altrettante gare), sono senza dubbio gli stranieri che compongono l’asse offensivo completato dai ”locali” Esterilla e Caicedo: un asse che vede Damian Diaz ispirare il puntero uruguagio Alvez, 21 gol in 47 presenze coi Canarios, scandite dalle sue ottime doti realizzative. E proprio Diaz, insieme al portiere dell’Ecuador Banguera (221 presenze nel club, 28 in nazionale), rappresenta il giocatore di maggior qualità in una formazione che costituisce una buona base per la Nazionale (Pinelda, Caicedo e Oyola hanno già vestito la maglia ecuadoriana): il trequartista, rientrato al Barcelona dopo due anni negli Emirati Arabi (Al Wahda), ha grande esperienza internazionale (ha vestito la maglia di Boca Jrs e Universidad Catolica) e numeri di ottimo livello. Una garanzia per i tifosi dell’Estadio Monumental Isidro Romero Carbo (57mila posti), come dimostrano i 27 gol e altrettanti assist in 107 presenze: sarà lui a dover ispirare una formazione che ha perso il talento Ordoñez, ma ha guadagnato dal mercato un difensore come Jefferson Mena e una joya come Abel Casquete, U20 ex River che aspetta solo di esplodere.

La formazione titolare del Barcelona SC Guayaquil

BOTAFOGO: IL CUORE E UNA GRAN DIFESA BASTERANNO AL FOGÃO PER PASSARE IL TURNO?– Due preliminari superati, e tanta voglia di non fermarsi qui: il Botafogo è reduce dall’impresa contro l’Olimpia, che ha visto il Fogão qualificarsi ai rigori grazie a un favoloso Gatito Fernandez, e vuole a tutti i costi passare il turno in un girone che non è complicato come sembrava. La smobilitazione dell’Atletico Nacional (abituato a ripartire dalle sue ceneri), infatti, concede ai brasiliani un’occasione di passare il turno, e la formazione di Jair Ventura sembra avere la solidità necessaria per sognare il colpaccio: un sogno alimentato da una rara solidità difensiva, che ha consentito a Emerson Silva e compagni di annullare Montenegro, Santa Cruz e Mouche nel confronto dei preliminari, e subire una sola rete da un’Olimpia che aveva una rosa da quarti di finale della Copa. Ma non è questa la sola qualità di una squadra quadrata, che ha in Airton (mediano di rottura che ha fallito al Benfica) il suo leader silenzioso e in Rodrigo Pimpão il suo elemento di maggior qualità: vedere per credere da questo gol del numero 17 del Botafogo, che può giocare sia da punta (il classico falso nueve, vedi ritorno contro l’Olimpia e formazione-bunker schierata da Jair Ventura) che da ala sinistra, il suo ruolo naturale. Insomma, il Botafogo sembra avere tutto, dalla capacità di soffrire, alla difesa quadrata e di ottima solidità, alla qualità, garantita dal già citato Pimpão, ma anche da Camilo e da Montillo, rientrato in Sudamerica dopo l’esperienza cinese nello Shandong: vedremo se questo basterà per passare il turno, oppure l’occasione verrà sprecata dai ragazzi di Jair Ventura, che sono pronti a far esplodere i 47mila dell’Estadio Nilton Santos (anche chiamato Engenhão, l’abbiamo conosciuto durante le Olimpiadi).

La formazione titolare del Botafogo

ESTUDIANTES: VIVAS, UN GRUPPO GRANITICO E… VERON, IL PINCHA VUOLE FARE STRADA (E FARNE TANTA)”Niente paura, ci pensa Brujita mi han detto così”: è senza dubbio questo il pensiero dei tifosi dell’Estudiantes, il club che ha uno dei soprannomi più curiosi e ricordati dell’intero Sudamerica. L’indimenticabile pincharratas, che nasce (secondo una delle tante versioni accreditate) dal fatto che i fondatori del club fossero studenti (estudiantes, appunto) di medicina che facevano esperimenti sui ratti-cavia: da qui, ”pinchar” (pugnalare/uccidere)- ”ratas” (ratti), deriva l’apodo dell’Estudiantes, che ritorna in Copa Libertadores, e forse avrebbe preferito che la fase a gironi fosse iniziata qualche mese fa. Fino a metà novembre, infatti, il pincha dominava nella Primera Division, forte di una buona solidità difensiva e del talento dei suoi giocatori (su tutti quell’Auzqui che ora veste la maglia del River), salvo poi crollare in una spirale di 4 gare senza vittoria (3 ko e un pari) prima della sosta invernale, che ha fatto scivolare i ragazzi di Vivas al 4° posto, staccati di 4 punti dal Boca: la sosta potrebbe aver ricaricato le batterie di una squadra che ha nel grande collettivo e nell’idea di gioco cholista i suoi punti di forza, e che vede al suo interno giocatori dal ”sapore” italiano. Stiamo parlando di Aguirregaray, ex Palermo, e di Jeisson Vargas, talento del Cile U20 che è già di proprietà del Bologna e sta facendo esperienza (alla Sanchez) nei pincharratas, ma l’animo italico c’è anche in panchina: l’allenatore dell’Estudiantes è infatti quel Nelson Vivas che ha vissuto un’esperienza drammatica nell’Inter, ma in Italia ha anche conosciuto la tattica e quel Simeone che ne è divenuto il ”padrino” durante l’esperienza da tecnico. Nestor era il vice del Cholo nell’Estudiantes, e da lui ha appreso tutto, anche la riconoscenza verso i grandi giocatori: da qui nasce la sua idea di fare di Veron, che tornerà in campo a 41 anni dopo la scommessa riguardante i palchi del nuovo stadio (che doveva chiamarsi Tierra de Campeones, ma rimarrà Estadio Jorge Luis Hirschi), il riferimento centrale del suo 4-2-3-1, e vedremo se l’esperimento porterà i frutti sperati, con Lucas Rodriguez che è comunque pronto a tornare nel suo ruolo da 10. Ma l’Estudiantes non è solo Veron, ed ha in Ascacibar la sua promessa più scintillante: il centrocampista classe ’97 è vicino alla definitiva consacrazione e allo sbarco in Europa, e farà di tutto per regalare successi al pincha, che ha in lui e in Damonte i pretoriani in mezzo al campo, pronti a garantire grinta, quantità e (soprattutto Ascacibar) qualità. Per i gol, invece, rivolgersi a Lucas Viatri, tornato a un certo livello dopo il ”buio” messicano-cinese: sarà lui il riferimento offensivo di una squadra che ha perso Auzqui sulla destra del 4-2-3-1, e dovrà ridisegnare la sua trequarti per sopperire all’assenza (è partito anche il difensore Gonzalez Pires, mentre è arrivato l’ex Cluj Dubarbier) e accogliere Veron. Un inserimento graduale, per centrare l’obiettivo della quinta Libertadores: l’ultima (dopo quelle del 1968-1969-1970) è arrivata nel 2009 e in campo c’era una certa Brujita, basterà questo ricorso storico per dare all’Estudiantes la spinta decisiva verso il successo?

La formazione titolare dell’Estudiantes: il pincha vuole andare avanti in questa Libertadores

(di Marco Corradi, @corradone91)

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