Gabigol

Flamengo contro River Plate, la squadra dall’organico più forte e dispendioso del Sudamerica contro la squadra che gioca il miglior calcio del continente, Jorge Jesus contro Marcelo Gallardo, Martinez Quarta e compagni contro Gabigol e Bruno Henrique, una squadra “di sistema” contro delle individualità che hanno brillato anche in Europa (Diego Alves, Filipe Luis, Rafinha) e hanno esperienza da vendere. La finale della Copa Libertadores 2019, che inizialmente si sarebbe dovuta giocare a Santiago de Chile e invece è stata spostata a Lima per i disordini nella capitale cilena, illumina l’Estadio Monumental a partire dalle ore 21 (le 16 locali), e non è una partita come le altre. Un’autentica sfida tra culture, nonchè l’ennesimo confronto tra Argentina e Brasile nelle finalissime del massimo torneo continentale: il bilancio dice 9-5 per le argentine, ma gli ultimi due confronti (Corinthians-Boca 2012, Gremio-Lanus 2017) sono andati a favore delle formazioni verdeoro. Marcelo Gallardo, Muñeco o Napoleon che dir si voglia, vuole vincere la terza Libertadores in cinque anni col River, Jorge Jesus vuole diventare il secondo tecnico europeo capace di conquistare il trofeo (dopo Mirko Jozic, Colo Colo 1991). Flamengo-River Plate è tutto questo: andiamo a scoprire come si è conclusa la finale della Copa Libertadores 2019. 

COPA LIBERTADORES 2019, FLAMENGO-RIVER PLATE: LE SCELTE DEI TECNICI– Grande sicurezza da parte di entrambi i tecnici che, rispettando lo spirito sudamericano (la pretattica, laggiù, non esiste), hanno annunciato la formazione titolare nella conferenza stampa di ieri, anche perchè le sorprese possibili erano nulle. 4-1-3-2 per il River Plate: Armani; Montiel, Martinez Quarta, Pinola, Casco; Enzo Perez; Nacho Fernandez, Palacios, De La Cruz; Borré, Matias Suarez. E 4-1-3-2 per il Flamengo, lo schema tanto caro a Jorge Jesus: Diego Alves; Rafinha, Rodrigo Caio, Pablo Marí, Filipe Luis; Willian Arao; Everton Ribeiro, Gerson, De Arrascaeta; Gabigol, Bruno Henrique. L’attesa è finita, si comincia.

COPA LIBERTADORES 2019, FLAMENGO-RIVER PLATE 2-1: GABIGOL REGALA IL TROFEO AL FLA– La finalissima inizia con un brivido: Gabigol tocca la Libertadores al momento dell’ingresso in campo. Operazione sconsigliatissima, perchè si dice porti sfortuna (ci sono esempi recenti a riguardo). Nonostante tutto, il Flamengo parte bene ed è la squadra più aggressiva in avvio: bravo Armani ad evitare la sorpresa, uscendo in volo su Bruno Henrique. Il portiere dei Millonarios è alla terza finale, e sin qui ne ha vinte due su due (Atletico Nacional 2016, River Plate 2018) da assoluto protagonista. Il primo squillo, in un avvio caratterizzato dal pressing alto, è del Flamengo: Bruno Henrique non impegna Armani. Il Flamengo blocca il palleggio del River Plate, i Millonarios rispondono intasando gli spazi e impedendo a Gabigol e Bruno Henrique di giocare nell’adorato campo aperto: è una gara ampiamente tattica in avvio, che viene sbloccata al 15′. Ripartenza fulminea del River Plate: Nacho Fernandez mette in mezzo, Suarez fa velo e manda fuori tempo Pablo Marí e Rodrigo Caio, Borré ne approfitta insaccando alle spalle di uno sbalordito Diego Alves. Il River Plate diventa più aggressivo, il Flamengo non riesce a ragionare ed è davvero poco pericoloso: agli spazi intasati, che costringono il Mengão a crossare alto e cadere facile preda di Martinez Quarta e Pinola, si aggiungono le ripartenze rapide e la manovra degli avversari, che mandano in difficoltà la retroguardia. Il grimaldello del River è un De La Cruz in forma smagliante, che si accentra continuamente per creare superiorità e manca di un nonnulla l’appoggio giusto per Suarez alla mezz’ora: avrebbe creato un 2vs1, ma i Millonarios sono carichi e sfiorano il raddoppio con Palacios, che calcia a lato di poco al 36′. Un altro contropiede, poi, manda la Banda vicina al raddoppio al 43′: Borré tenta di servire Suarez, esce un tiro-cross che costringe Diego Alves alla parata, ma tutto era fermo per un fuorigioco. Finisce 1-0 al 45′: vantaggio meritato per il River Plate, dopo un primo tempo intelligente e di alta qualità.

La ripresa vede il River Plate partire molto aggressivo e il Flamengo andare in apnea: il palleggio-River anestetizza il match e la reazione avversaria, poi però cambia tutto a metà ripresa. Gerson (MVP sin qui) chiede il cambio per infortunio ed entra Diego, rendendo il Flamengo più offensivo: ribalta la sua squadra Gallardo, rispondendo con Julian Alvarez per Nacho Fernandez e inserendo la terza punta. Esce però il migliore in capo e il deus ex machina della manovra offensiva dei Millonarios, e tutto cambia. Dopo un brivido causato da Matias Suarez e un tiro alto di Nacho prima di uscire, infatti, il Flamengo si sveglia e cresce, entrando davvero in partita: rispetto al 1° tempo, il River lascia più campo agli avversari e a Bruno Henrique, e il risultato è evidente. Gallardo inserisce Pratto per tenere alta la squadra (out Borré) e Paulo Diaz per blindare la fascia sinistra (Casco ammonito e nervoso), il Flamengo invece manda in campo anche Vitinho e di fatto non ha più mediani. La mossa potrebbe essere fatale per Jorge Jesus, invece carica i suoi: il River spreca il possibile raddoppio con Pratto e Palacios, il Fla pressa alto e pareggia quando meno te l’aspetti, Minuto 89, Bruno Henrique incendia la fascia sinistra, Diego non ci arriva, De Arrascaeta artiglia e mette in mezzo per Gabigol che insacca a porta vuota. Sino a quel momento, l’ex Inter era stato il peggiore in campo, poi diventerà un eroe. Esatto, perchè passano meno di due minuti, e Gabigol diventa leggenda: erroraccio difensivo di Pinola, Gabriel Barbosa passa in mezzo ai centrali e fulmina Armani. Doppietta Gabigol e vittoria per il Flamengo, che fa sua la Libertadores: è una notte da eroe per l’attaccante della Seleçao, capocannoniere del Brasileirao (22 gol) e della Libertadores (9 reti), nonchè autore di 40 gol stagionali che hanno spinto il Flamengo a cercare di riscattarlo per 20mln più il 30% sulla futura cessione, con l’Inter che non sembra intenzionata (surreale) a dargli un’altra chance. La sua gara si conclude con un rosso per doppia ammonizione al 95′: una per l’esultanza togliendosi la maglia nell’occasione del 2-1, la seconda per un battibecco/proteste nei confronti della panchina del River.

È la Libertadores di Gabigol (che, da MVP, vince l’anello messo in palio dalla CONMEBOL), ma anche di Bruno Henrique (5 gol, 30 reti stagionali) che non ha mai giocato così bene in carriera, di Pablo Marí che cinque mesi fa lottava per la promozione nella Liga2 e ora è il primo spagnolo a vincere la Copa, di Jorge Jesus che diventa il secondo europeo ad alzare il trofeo e vince la sua scommessa, di Rafinha e Filipe Luis. Ma soprattutto, è la Copa Libertadores del Flamengo, che vince il trofeo per la seconda volta, a 38 anni dalla prima occasione, e corona un ciclo vincente che l’ha portato a dominare il Brasileirao. Non finisce certo qui il ciclo del River Plate, che fino all’89’ aveva la Copa in mano e forse ci ha creduto troppo: difficilmente Gallardo lascerà prima dell’estate, perchè c’è un campionato da inseguire. Intanto, il Flamengo festeggia: ieri, alla vigilia della finalissima, il Cristo Redentore si era tinto di rubronegro. Chissà cosa succederà stanotte tra Rio e Copacabana…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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