Flamengo-River Plate

Ore 21, Estadio Monumental de Lima: è tutto pronto per l’atto conclusivo di una strepitosa annata del calcio sudamericano, e per una finalissima della Copa Libertadores 2019 che vedrà letteralmente sfidarsi due corazzate. River Plate contro Flamengo, Flamengo contro River Plate, Brasile contro Argentina e non solo: da un lato la squadra che gioca il miglior calcio del continente (River), dall’altro l’organico più forte ed esperto del Sudamerica (Flamengo). Da un lato Marcelo Gallardo, Napoleon o Muñeco a seconda dell’apodo che si vuole scegliere, dall’altra lo “straniero” Jorge Jesus, arrivato dall’Europa per conquistare il Sudamerica: Jesus non sarebbe il primo portoghese capace di vincere la Libertadores, perchè l’ha preceduto il croato Mirko Jozic (1991, Colo Colo: ha vinto anche la Recopa e 4 titoli cileni), ma farebbe comunque la storia. Da anni un europeo non andava ad allenare una big sudamericana, quindi il portoghese può dimostrare tutto il suo valore, così come Gallardo diventerebbe definitivamente una leggenda sudamericana (già lo è, ma con tre Libertadores e 11 titoli col River…). Andiamo ad analizzare i temi di questa finalissima, di questo Flamengo-River Plate.

RIVER PLATE: NAPOLEON A CACCIA DI UNA NUOVA CONQUISTA– Potremmo parlare per ore dei giocatori del River Plate. Armani è una sicurezza in Sudamerica e a nostro avviso rientra tra i migliori dieci portieri al mondo (l’Albiceleste ha lui, Andrada e Musso: parco-portieri invidiabile), Martinez Quarta ha effettuato il salto di qualità definitivo, Palacios è tornato Palacios, De La Cruz e Nacho Fernandez stanno disputando una grande stagione e i veterani sono le solite sicurezze. Lodare i singoli, però, sminuirebbe la vera essenza del River Plate. I Millonarios sono ormai una macchina di gioco perfetta, con movimenti consolidati che vanno oltre i nomi e i giocatori schierati, e vanno a produrre il miglior calcio del Sudamerica: negli anni, Gallardo ha visto passare giocatori e protagonisti dalle caratteristiche differenti, ma non è passata la sua idea calcistica e non è diventato “superato” il suo River Plate. Là dove in Europa continuano ad aprirsi e chiudersi cicli, in Sudamerica il River Plate è una certezza: il Muñeco ha saputo adattarsi agli uomini e alle situazioni, cambiando all’occorrenza. Partenza col 4-4-2, virata sulla difesa a tre per una situazione contingente, passaggio al 4-3-3, nuovo cambio per sperimentare il 4-3-2-1 e 4-3-1-2 l’anno scorso con uno strepitoso Quintero, per poi ritornare al 4-1-3-2/4-4-2 dopo l’infortunio di Juanfer: il suo River, come il Barça di Guardiola, va oltre i moduli. Perchè, quando ci sono le idee di calcio e una proposta avvincente ed offensiva (oltre a un vivaio d’altissimo livello, che sforna talenti a ciclo continuo ed evita esborsi in vari ruoli: Julian Alvarez e Rollheiser gli ultimi), i numeri sono semplicemente… numeri.

Numeri che descrivono alla perfezione i Millonarios. Dal 2014 ad oggi il River Plate di Gallardo è stata un’autentica corazzata: vittoria della Copa Sudamericana nel 2014, Copa Libertadores/Recopa/Copa Suruga Bank nel 2015, Copa Libertadores contro il Boca Juniors nel 2018 e annessa Recopa. Nel mezzo, due Copa Argentina e una Supercopa sempre in patria. Ma, soprattutto una costanza a livello internazionale degna delle vere grandi: il River ha vinto la Libertadores nel 2015 e nel 2018, ma quando è “andato male” ha conquistato i quarti (2016, out con l’Independiente del Valle finalista) e una semifinale (2o17, ko col Gremio vincitore). Ricapitolando: Copa Sudamericana nel 2014, vittoria nella Libertadores nel 2015, quarti nel 2016, semifinale nel 2017, vittoria nella Libertadores 2018 e finalissima quest’anno. A Gallardo manca una sola ciliegina sulla torta per completare il suo en-plein col River Plate, e questo dovrebbe fargli respingere le sirene “esterne” e rimandare l’addio (che sembra ormai inevitabile) a giugno, col Barça che preme su indicazione di Leo Messi e l‘Argentina sullo sfondo qualora Scaloni dovesse fallire la Copa America casalinga di quest’estate. Mai come quest’anno e nonostante le “scorie” da coppa e l’immancabile turnover, infatti, il River Plate può sognare di vincere quella Superliga Argentina che manca: la classifica dopo 13 giornate (mancano dieci gare) vede Boca/Lanus/Argentinos Jrs a 25pti, River e Racing a 24pti, Velez/Estudiantes/Tucuman a 22, Newell’s a 21, Independiente a 20, Rosario Central/Talleres/San Lorenzo a 19. In tutto parliamo di tredici formazioni in sei punti, con Boca, Racing e Independiente che potrebbero cambiare allenatore a dicembre e dunque accusare il colpo: il River può sognare, ma Gallardo si concentrerà sicuramente sul presente. C’è una Copa Libertadores da (ri)vincere, c’è un primato da ristabilire e riconfermare: vincendo la Libertadores, i Millonarios andrebbero a 11 trofei col Muñeco. O con Napoleon, perchè ormai lo chiamano tutti così: d’altronde, è l’Imperatore del Sudamerica.

La formazione annunciata da Gallardo in conferenza (4-1-3-2): Armani; Montiel, Martinez Quarta, Pinola, Casco; Enzo Perez; Nacho Fernandez, Palacios, De La Cruz; Borrè; Matias Suarez. 

Napoleon Gallardo

FLAMENGO: LA NOVITÀ-JORGE JESUS, L’ESPERIENZA, GABIGOL E BRUNO HENRIQUE– Anche sul Flamengo potremmo scrivere fiumi di parole per quello che è senza dubbio l’organico più forte ed espresso nel complesso dell’intero Sudamerica. Partiamo dall’allenatore, quello Jorge Jesus che ha raccolto una sfida non banale: portare sul tetto del Sudamerica, da europeo, una squadra che ha vinto una sola Libertadores, nel lontano 1981. L’innesto di Jorge Jesus, portatore di una mentalità europea e di un gioco arioso e diverso dal passato, ha completato di fatto la vera e propria maturazione internazionale del Flamengo, che mixa esperienza e talento. L’esperienza internazionale è una delle chiavi della formazione rubronegra: Diego Alves era già in rosa l’anno scorso, ma quest’anno si sono aggiunti a lui due vecchi volponi “europei” come Rafinha e Filipe Luis. Ex Bayern e Schalke il primo, ex Atletico Madrid del Cholo il secondo: due garanzie di grinta e forza nello spogliatoio, ingaggiate a parametro zero. In più, è arrivata una scommessa vinta da Jorge Jesus: Pablo Marí non aveva mai trovato una vera e propria chance in Europa, venendo “imprigionato” da un cartellino di proprietà del Man City e da una serie infinita di prestiti. Poi ha incontrato Jorge Jesus, che l’ha chiesto espressamente al Fla pochi giorni dopo la firma: difensore roccioso e bravo nel gioco aereo, Pablo Marí il 23 giugno 2019 perdeva la finale dei playoff per la promozione nella Liga col Maiorca, e il 23 novembre 2019 si troverà a disputare la finalissima della Libertadores da assoluto protagonista. Una vita ribaltata in cinque mesi per un centrale che ha composto una coppia spettacolare con Rodrigo Caio, promessa che si sta finalmente “emancipando” dall’etichetta di fenomeno mediatico (alla Ganso, per intenderci: tanto fumo nel Brasileirao e pochi fatti) a suon di grandi prestazioni. Diego Alves in porta, Rafinha-Rodrigo Caio-Pablo Marí-Filipe Luis in difesa: esperienza e qualità per sigillare una difesa poco battuta.

Ma il bello deve ancora venire, perchè il Flamengo “galactico”, che può permettersi di avere in panchina Diego e gioiellini ricercati come Lincoln e Reinier ed è stato costruito a suon di milioni, ha un undici mostruoso: Willian Arao è il miglior incontrista del Sudamerica, e non ha risentito minimamente della partenza di Gustavo Cuellar (Al-Hilal) grazie a una vecchia conoscenza della Serie A. Alzi la mano chi avrebbe scommesso due euro su un Gerson che gioca da regista avanzato con licenza da rubapalloni: Jorge Jesus l’ha arretrato e trasformato nel regista centrale del suo 4-1-3-2, il giocatore che “equilibra” in fase difensiva e foraggia i giocatori sulle fasce quando si attacca. Sulle fasce l’esperienza di Everton Ribeiro (il capitano) e la classe di Georgian De Arrascaeta: una stella nel Brasileirao, un giocatore non del tutto affermato nell’Uruguay. Ad oggi è l’acquisto più caro di un club che ha investito circa 70mln negli ultimi due anni sul mercato (cifre folli per il Sudamerica), ma presto verrà battuto da… Gabigol. L’ex Inter era stato superlativo col Santos e aveva iniziato al meglio il 2019, ma con Jorge Jesus è diventato ancor più decisivo: 22 gol in 26 gare (più otto assist) nel Brasileirao dominato dal Mengão, 7 gol in 11 gare nella Libertadores e 38 gol complessivi nell’anno solare (si aggiungono Copa do Brasil e statale) con titoli di capocannoniere a iosa. Il Fla farà carte false per riscattarlo, e sta offrendo all’Inter 20mln più il 30% sulla futura rivendita: questo Flamengo non può perdere il suo riferimento offensivo, un giocatore che da attaccante esterno/ala ha faticato in Europa, ma da centravanti si è riguadagnato la Seleçao giocando in profondità e diventando un killer d’area.

Il grande protagonista della Copa Libertadores, però, non è il buon Gabriel Barbosa, ma è il suo partner d’attacco. Nato ala sinistra e formalmente ancora in quel ruolo per tutte le distinte pre-gara, Bruno Henrique è in realtà ormai un vero attaccante: è lui il partner offensivo di Gabigol nel 4-1-3-2 mutuato dal Benfica di Jorge Jesus (finalista in Europa League e ovviamente sconfitto: Bela Guttmann ha ancora influenze laggiù), un’autentica macchina da guerra. Velocità da centometrista, tecnica da funambolo e grande intelligenza tattica sono le armi di Bruno Henrique, che a 28 anni sta vivendo un’annata da sogno (andrà in Europa?): 18 gol nel Brasileirao, 5 gol e 6 assist in Libertadores. Di questi, 4 gol nelle ultime 4 gare: due nel quarto d’andata con l’Internacional per chiudere il discorso-qualificazione, uno all’andata e uno al ritorno (con gara-monstre nel 5-0) al Gremio. Il Flamengo si aspetta grandi cose da lui e Gabigol, che dovranno scardinare la porta di Armani. Il Flamengo di Jorge Jesus, bello e ricco di esperienza e “galacticos”, contro l’idea di Gallardo e del suo River Plate: chi vincerà la Copa Libertadores 2019? Lo scopriremo insieme domani alle 21.

La formazione annunciata da Jorge Jesus in conferenza (4-1-3-2): Diego Alves; Rafinha, Rodrigo Caio, Pablo Marí, Filipe Luis; Willian Arao; Everton Ribeiro, Gerson, De Arrascaeta; Bruno Henrique, Gabigol. 

Jorge Jesus, il condottiero europeo del Flamengo: se vincerà, sarà il secondo tecnico del Vecchio Continente ad alzare la Libertadores

(di Marco Corradi, @corradone91)

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