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La notte degli ultimi verdetti, quella che ha chiuso ufficialmente la fase a gironi della Copa America del Centenario: Cile-Panama per il secondo posto, l’Argentina per chiudere in bellezza contro la Bolivia e dare un finale di spessore ad una prima fase che ha visto l’eliminazione a sorpresa del Brasile (la Seleçao ha esonerato Dunga e si affiderà a Tite ct con Leonardo coordinatore della Nazionale) e dell’Uruguay. Due eliminazioni dolorose, alle quali però non si aggiunge quella del Cile: la Roja parte malissimo, subendo la rete di Camargo al 5′ su un tiro dalla distanza letto malissimo da Bravo, ma raddrizza la gara con una prestazione mostruosa e le doppiette di Edu Vargas ed Alexis Sanchez (stupendo il tiro al volo del 3-1), chiudendo seconda e spegnendo i sogni panamensi con un perentorio 4-2 (di Gomez l’altra rete dei Canaleros). Panama ha fatto un’ottima Copa, provando a giocarsela col Cile nonostante l’assenza di cinque titolari, ma è fuori, mentre l’Argentina passeggia sulle macerie di una Bolivia che si ritrova già con la testa a casa: il 3-0 rifilato da un’Albiceleste che, sapendo di essere già prima, si toglie il lusso di risparmiare Messi e far giocare le seconde linee (che, per inciso, in attacco si chiamano Aguero-Higuain-Lavezzi: scarsi eh), è un chiaro messaggio a tutti coloro che sperano di vincere la Copa, e dovranno faticare terribilmente contro la corazzata del Tata Martino.

DALL’ILLUSIONE ALLA DELUSIONE: PANAMA CEDE ALLE ASSENZE ED ALLA PERSONALITÀ INCONTENIBILE DI UNA ROJA STRARIPANTE- Un breve sogno ad occhi aperti, con cinque minuti di pura illusione per Panama e per i tifosi neutrali, che già speravano nell’impresa e nella favola sportiva per una squadra che affrontava questo match senza cinque titolarissimi (gli squalificati Blas Perez, Cooper, Godoy e Felipe Baloy, oltre all’infortunato Pimentel): i Canaleros partono con un 4-4-2 nel quale l’altra leggenda locale Tejada, bomber dall’età non più verdissima che detiene il record di gol di Panama con 42 reti (contro i 39 di Blas), viene affiancata da Nurse, e trovano a sorpresa il gol del vantaggio con Camargo, che insacca con un tiro dai 25m, sfruttando la mezza papera di un incerto Bravo. 1-0 Panama, ma il bello deve ancora venire per un Cile che ufficialmente gioca col 4-3-3 e schiera il terzino Fuenzalida al fianco di Edu Vargas e Sanchez, ma in realtà schiera la versione rinnovata del ”Sistema”: complice lo svantaggio, infatti, i terzini Isla e Beausejour si alzano e giocano da attaccanti esterni, supportando l’azione del terzetto offensivo come degli autentici attaccanti aggiunti in un folle 2-3-5 che lascia Medel e Jara da soli a difendere. Sembrerebbe la situazione perfetta per Panama, che può scatenarsi in contropiede, ma i ragazzi del Bolillo Gomez alla lunga si schiacciano troppo intorno alla loro area, commettendo l’errore tipico di chi difende col 4-4-2 e finisce con l’appiattire le due linee di difesa e centrocampo: la punizione è dietro l’angolo, ed un Cile in trance agonistica pareggia con Edu Vargas, che insacca in tap-in dopo la gran parata di Penedo sul tiro di Sanchez. Si riparte così da zero, col Cile che sarebbe secondo e Panama che deve segnare per qualificarsi, ma finisce col crollare mentalmente: è la Roja, trascinata da Vidal e dal duo offensivo Vargas-Sanchez, a prendere il totale controllo del gioco e del match, sfondando regolarmente a sinistra col fantastico Beausejour, che sforna cross a ripetizione contro un Panama completamente in bambola. Il Cile costruisce occasioni su occasioni e trova il vantaggio con la testa di Vargas su assist del già citato esterno del Colo Colo, autentico uomo in più di una squadra che all’improvviso ha sfoderato il calcio totale all’olandese: 2-1 Cile al riposo dunque, ed il Bolillo si gioca la carta della disperazione cambiando sia Tejada che Nurse e schierando Arroyo e Torres davanti. Ed i due neo-entrati portano la freschezza che mancava, costruendo almeno tre-quattro occasioni limpide: nel mezzo però arriva anche il gol di Sanchez con uno straordinario tiro al volo, e così la gara perde di senso. I ritmi si abbassano, i Canaleros paradossalmente riemergono dopo il 3-1 e trovano il gol della misera speranza con Gomez, che insacca di testa: è però una gioia effimera la loro, perchè il Cile è implacabile e, con un aggiustamento tattico (esce Beausejour per Puch, Fuenzalida si abbassa ed il neoentrato va all’ala), trova nel finale il gol del poker con Sanchez, bravo ad insaccare di testa sull’ennesimo cross dalla sinistra. La Roja vince così 4-2 con le doppiette di Sanchez e Vargas, e Panama esce a testa alta dal torneo, recriminando però sulla pessima gestione di un vantaggio arrivato in maniera inaspettata: la gara dei Canaleros, costantemente piallati sulla sinistra dagli avversari e quasi nulli davanti nel primo tempo, lascia qualche rammarico, ma la selezione di Blas Perez & co. può comunque essere soddisfatta della sua Copa. Una vittoria contro la Bolivia, 60 minuti quasi alla pari con l’Argentina (fino all’ingresso di Messi la gara era sull’1-0 con Panama in 10 che stava reggendo benissimo) ed una prestazione decorosa contro il Cile al Lincoln Financial Field di Philadelphia: non male per una compagine all’esordio, che si è trovata nel girone con le due finaliste del 2015.

ARGENTINA-2 SCHIACCIASASSI, LA BOLIVIA SI FA MALE DA SOLA- In una Copa América atipica, che ha visto l’eliminazione a sorpresa dell’Uruguay e soprattutto degli eterni rivali brasiliani, l’Argentina decide di vestire i panni della big, accedendo ai quarti a bottino pieno, ma soprattutto con ben dieci goal fatti e uno appena subito. È un’Albiceleste cinica quella che si ammira al CenturyLink Field di Seattle, che non ha pietà alcuna dell’ultima della classe, la Bolivia, fanalino di coda del gruppo che ha solo saputo perdere contro tutti nel girone (Cenerentola Panama compresa). Cinici, come solo una grande squadra sa essere: basta appena mezz’ora all’Argentina per archiviare la pratica con un rotondo 3 a 0, potendo addirittura permettersi di lasciare un certo Messi in panchina e presentandosi col tridente Lavezzi-Agüero-Higuaín. Gli argentini sono certamente una forza della natura, ma la retroguardia boliviana ci mette del suo, portiere compreso. Sulla punizione di Lamela, fondamentale è la deviazione di schiena di Yasmani Duk, che prende in controtempo il portiere, impedendogli di arrivare sul pallone. Dopo soli due minuti però è proprio Lampe a combinarla grossa: l’estremo difensore, dopo essere riuscito a negare la gioia del primo goal in questa Copa a Higuaín, neutralizzando un suo gran colpo di testa, si fa incredibilmente sfuggire il pallone sui piedi dell’altro ex napoletano, Lavezzi. Il risultato della papera è scontato, mentre quello della partita recita 2 a 0 in esattamente un quarto d’ora: partita già in ghiaccio. La Selección però è cinica, dicevamo, e non vuole stare a specchiarsi per il resto della gara perché, si sa, queste disattenzioni si pagano. Un 3 a 0 sembrava quindi il risultato più giusto per avere un certo margine di sicurezza e, perché no, mandare un chiaro messaggio al resto del torneo: «I favoriti siamo noi». In una serata in cui le divinità del calcio si riposano, ecco che arriva la gloria ad un comune mortale: Victor Cuesta, alla seconda presenza in Nazionale, sfrutta l’assist di Lavezzi per beffare una difesa mal posizionata e un Lampe troppo fuori dai pali. Game, set, match: nella ripresa, la passerella concessa a Biglia e a Messi non cambia il risultato, con i due che usano i minuti concessi più come allenamento per la sfida di sabato contro il Venezuela. Chi riuscirà però a fermare quella che sembra una macchina perfetta?

Con queste due gare dunque si conclude la fase a gironi della Copa America del Centenario, e di seguito vi riportiamo il piano definitivo dei quarti: Perù-Colombia, USA-Ecuador, Messico-Cile, Argentina-Venezuela.

(di Marco Corradi e Luca Tantillo)