Copa America 2019

L’attesa è finita. O meglio, quasi finita. Nella notte tra venerdì e sabato, più precisamente alle 2.30 italiane di sabato 15 giugno, scatta la Copa America 2019, l’ultima edizione dispari del torneo che mette di fronte le squadre del continente sudamericano: dal 2020 (Argentina/Colombia), e da un’edizione che potrebbe essere a 16 squadre (sussurri su Qatar/Australia e le nordamericane invitate: niente da fare per le europee, ovviamente) e sarà in concomitanza con Euro2020 con tanto di date coincidenti, la Copa America verrà infatti disputata a cadenza quadriennale negli anni pari. Dunque, come l’Europeo, a metà tra i due Mondiali, come a scandire un passo intermedio tra una rassegna iridata e l’altra. La CONMEBOL prosegue nella sua europeizzazione dunque, ma intanto invita le asiatiche: Qatar e Giappone sono le squadre prescelte per portare il numero delle squadre a 12 e comporre i consueti tre gironi, perchè come sempre si evita un cervellotico torneo a dieci con le sole sudamericane. Il Brasile è pronto ad accogliere squadre e appassionati, ma chi sono i favoriti per la vittoria della Copa America 2019? Quali le possibili sorprese e/o delusioni? Nell’attesa delle presentazioni dei gruppi, che partiranno da domani, gustatevi le nostre valutazioni e/o previsioni.

COPA AMERICA 2019: BRASILE FAVORITO, URUGUAY IN SECONDA BATTUTA. CHE FA L’ALBICELESTE?

Il Brasile padrone di casa è ovviamente il grande favorito per la vittoria finale, anche senza quel Neymar che ha dovuto alzare bandiera bianca e scrivere l’ennesima pagina del suo rapporto tormentato con la Seleçao. Lo è perchè vorrà riscattare il dramma del Mineirazo, lo è perchè non vince la Copa America dal 2007, lo è per una questione di cabala: i verdeoro hanno ospitato il torneo quattro volte prima di questa (1919, 1922, 1949, 1989), e l‘hanno sempre vinto quando hanno giocato in casa. Questione di testa, di cuore, di tifo e di qualità superiore. Ma ridurre lo status di favorita della Seleçao al fattore casalingo sarebbe da pivelli, perchè il Brasile è la squadra più forte proprio in quanto… squadra: nei Mondiali è uscito per una combinazione di sfortuna e superbia, ma Tite ha assemblato un organico collaudato, che gioca un ottimo calcio e ha le sue pietre miliari e i suoi talenti emergenti. Manca Neymar? Spazio al terzetto con Richarlison/Neres, Coutinho e Willian alle spalle di Gabriel Jesus, ed eventualmente c’è Everton (stella del Brasileirao) pronto a subentrare: il centrocampo è solido, la difesa esperta e in porta ci sono i due migliori al mondo di questa generazione. Solo immaginare che uno tra Alisson e Ederson debba star fuori fa sorridere, e la mediana con Arthur e Casemiro è da brividi e positive vibes: il Brasile non può nascondersi e deve puntare al successo. Sperando di evitare il complesso dei vira-latas citato più volte da Buffa e Pizzigoni, e un’altra figuraccia casalinga dopo il Mineirazo.

La nostra seconda favorita è l’Uruguay: Tabarez guiderà ancora i suoi ragazzi, che ha visto crescere con la camiseta della Celeste. Ci sono nuovi (Gimenez) e vecchi (Godin) caudillos, talenti (Torreira/Bentancur) e attaccanti implacabili (Cavani/Suarez): la rosa è completa, ma come sempre gli uruguagi dovranno pregare che i loro beniamini siano al 100%, ond’evitare di dover schierare ricambi di minor valore. In condizioni ottimali, l’Uruguay è la seconda favorita, senza dubbio: molti componenti dell’attuale organico non sono sicuri di arrivare al 2022, dunque vorranno giocarsi tutte le carte per vincere questa Copa America e far piangere di nuovo i brasiliani in casa loro. Anche perchè c’è un’incognita tutta Albiceleste: l’Argentina ha ritrovato Messi e Aguero e avrà ovviamente Di Maria, ma sta vivendo un importante ricambio in ottica-Qatar 2022. Scaloni ha convocato giovani talenti e/o giocatori che si sono ben comportati ma hanno pochissime presenze in nazionale: all’Argentina potrebbe andare tutto benissimo partendo da underdog e dunque non sotto i riflettori (Messi stesso ha detto che ”nessuno deve considerarci favoriti”), ma anche malissimo. Un passo falso contro il Paraguay, in un girone che vede anche la Colombia oltre al Qatar, potrebbe essere fatale. Onestamente non ci immaginiamo un’Argentina eliminata ai gironi, ma la storia recente ci insegna che se la squadra ”si deprime”, tutto può succedere.

LE POSSIBILI SORPRESE: OCCHI SULLA COLOMBIA, VENEZUELA ”INTRIGANTE” E TANTE INCOGNITE

La sorpresa su cui ci sentiamo di puntare è la Colombia. I Cafeteros hanno un organico davvero competitivo in ogni ruolo, con giocatori in grande condizione o ”freschi”: i soliti James e Falcao, ma anche un Duvan Zapata ormai titolarissimo, Wilmar Barrios, Gustavo Cuellar e Muriel. E poi, due centrali come Mina e Davinson Sanchez, Ospina ecc ecc. Insomma, la Colombia sembra una garanzia: non ha patito il passaggio a Queiroz, e il Mondiale ha dimostrato che ha fatto un nuovo ”scattino” mentale, nonostante l’eliminazione ai rigori contro l’Inghilterra. Ce l’aspettiamo in buona condizione, magari già dal girone contro l’Argentina. Ci intriga molto anche il Venezuela, che è giovane e giocherà per un paese intero: la guerra civile e l’oppressione di Maduro (nel silenzio mediatico) dilaniano tuttora la terra della Vinotinto, e i talenti guidati da Dudamel vorranno far dimenticare per qualche giorno i problemi ai loro connazionali: nella rosa c’è una buona parte di quei giovani terribili che fecero faville nel Mondiale U20 del 2017, conquistando la finalissima (persa contro l’Inghilterra). Se c’è una squadra che può sorprendere tutti nel torneo e magari inseguire la prima e storica qualificazione a un Mondiale (Qatar 2022), è la Vinotinto, nonostante un tasso tecnico inferiore: organizzazione e cuore possono sovvertire i pronostici, soprattutto con Dudamel alla guida. Tante incognite nel resto delle sudamericane: il Paraguay è un’incognita nel nuovo corso targato-Berizzo, con qualche giocatore naturalizzato (Iturbe), il solito Cardozo e nuovi protagonisti (Cecilio Dominguez ecc), e lo stesso vale per il Cile, che è cambiato rispetto alla squadra capace di vincere nel 2015 e nel 2016, e non ha incantato sin qui. Reinaldo Rueda sta facendo un duro lavoro, ma la Roja potrebbe essere una delle delusioni: giocherà contro Ecuador, Uruguay e Giappone. Ah, e anche l’Ecuador sta ricostruendo e svecchiando: difficile dunque prevedere cosa potranno fare Paraguay, Cile ed Ecuador. Il confine tra sorpresa e fracaso è sottile (anche se uscire nei gironi è difficile: passano prime due, e due migliori terze), e l’unica squadra da cui non ci aspettiamo quasi nulla è la Bolivia: la Verde sembra destinata ad essere il fanalino di coda del continente. Chiudiamo col Perù. Che faranno i ragazzi di Ricardo Gareca? La Blanquirroja è una squadra coi cojones da grande torneo, ma al netto della presenza del solito Paolo Guerrero sta svecchiando il suo organico: si giocherà il 2° posto col Venezuela nel gruppo del Brasile, e poi chissà.

LE INVITATE: QATAR E GIAPPONE– Il Qatar potrebbe pagare lo scotto del primo ”vero” torneo internazionale. La selezione degli sceicchi ha vinto a sorpresa la Coppa d’Asia con una grande prestazione di squadra e due talenti interessanti (Akram Afif e Almoez Ali), ma anche con tante polemiche per qualche ”aiutino” nei gironi: la sensazione è che possa pagare lo scotto dell’emozione, e fare da fanalino di coda contro Argentina, Paraguay e Colombia. Ci aspettiamo poco anche dal Giappone: i Samurai Blue tornano nella Copa America dopo vent’anni, ma hanno una sorta di squadra U23 con alcuni veterani (Okazaki, Kawashima, Shibasaki) e ben 17 giocatori all’esordio. La sensazione è che stiano testando i giocatori in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020, e che non daranno fastidio a Uruguay, Ecuador e Cile. Queste sono dunque le nostre valutazioni: per le reali risposte appuntamento a venerdì notte, quando tutto partirà con Brasile-Bolivia. E dopo toccherà alle altre: il Mineirao, il Maracanà, lo stadio del Bahia, il Morumbi, l’Arena Corinthians e l’Arena do Gremio sono pronti ad ospitare le sfide della Copa America 2019. E noi ad emozionarci.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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