Copa America 2019

L’attesa è finita. O meglio, quasi finita. Nella notte tra venerdì e sabato, più precisamente alle 2.30 italiane di sabato 15 giugno, scatta la Copa America 2019, l’ultima edizione dispari del torneo che mette di fronte le squadre del continente sudamericano. Ecco la presentazione del Gruppo A: Brasile, Bolivia,Venezuela e Perù.

BRASILE

Una Copa America per dimenticare l’epilogo del “Mondiale della vergogna” del 2014, una Copa America per ritornare ad alzare un trofeo che restituirebbe lustro alla Seleção. L’obiettivo è quello di vincere, vincere davanti alla propria gente e dimenticare gli anni delle bacheche vuote, perché il calcio in Brasile non è come altrove, il calcio in Brasile è come il Vangelo per i cristiani, la Bibbia per gli ebrei e il Corano per i musulmani: è una religione ed è il simbolo di una nazione tanto quanto lo è il Cristo che domina l’Atlantico e sorveglia Rio de Janeiro dall’ingobbito Monte Corcovado. Ma senza il suo Messia il Brasile riuscirà a vincere? Questa è la domanda che oggi muove il popolo verdeoro, desideroso e speranzoso di riabbracciare una coppa che manca da Venezuela 2007 e che ha vinto otto volte nella sua storia. Dodici anni fa il Brasile di Dunga si presentò a Caracas e si impose con una squadra “B”. Le illustri assenze di Kakà e Ronaldinho, che chiesero di non essere convocati per riposare dopo anni incessanti in cui le estati erano occupate da tornei internazionali, non impedirono al Brasile di riconquistare il titolo. In quell’occasione fu Robinho, con sei reti, a trascinare i suoi compagni alla vittoria. Nell’edizione del centenario del 2016, invece, il Dunga bis si concluse con una mestissima eliminazione ai gironi, mentre nel 2015 la corsa del Brasile si arrestò ai quarti di finale, dopo i calci di rigore persi contro il Paraguay. Ora tocca a Tite e al suo gruppo di ragazzi di ripetere le imprese degli anni d’oro della Seleção e riportare la Copa America in terra madre lingua portoghese.

Senza Neymar si può vincere? Si, a quanto pare. Il 7-0 con cui la Seleção ha liquidato l’Honduras lascia pensare che anche senza la stella del PSG questo Brasile può fare faville. Nel continente solo l’Uruguay potrebbe essere in grado di contrastare la forza dei verdeoro,  ma si fa fatica a trovare un vero rivale della squadra allenata da Tite. Il modulo dell’ex tecnico del Corinthians negli ultimi tempi ha subito una piccola variazione: era impensabile lasciare in panchina Arthur e l’idea di affiancarlo a Casemiro per un centrocampo tecnico, ma anche robusto, sembra l’idea migliore. Ciò ha diminuito i posti per le seconde punte, che da essere quattro, oggi sono tre, ma il 4-2-3-1 regala molta più stabilità alla squadra e assicura una fase difensiva che non crea particolari problemi. La 10 di Neymar è finita sulle spalle di Willian – preferito al fedelissimo Renato Augusto – ma il posto da titolare è del giovanissimo David Neres o se ballottaggio sarà, è sicuramente tra il giovane giocatore dell’Ajax e Roberto Firmino. Le armi affilate però si chiamano Gabriel Jesus e Coutihno, i sogni di un intero popolo sono racchiusi nei piedi di questi due ragazzi. Resiste nei ranghi di una difesa esperta e alle ultime apparizioni (Thiago Silva e Miranda fanno 67 anni in due) il terzino destro Dani Alves, unico reduce della Copa America vinta nell’ormai lontano 2007.

Miglior risultato

8 Coppe America (1919, 1922, 1949, 1989, 1997, 1999, 2004, 2007)

Convocati

PORTIERI: 1 Alisson (Liverpool), 23 Ederson (Manchester City), 16 Cassio (Corinthians);

DIFENSORI: 2 Thiago Silva (PSG), 3 Miranda (Inter), 4 Marquinhos (PSG), 13 Dani Alves (PSG), 12 Alex Sandro (Juventus), 14 Fagner (Corinthians), 15 Eder Miltão (Real Madrid), 6 Felipe Luis (Atletico Madrid);

CENTROCAMPISTI: 11 Coutinho (Barcellona), 5 Casemiro (Real Madrid), 17 Fernandinho (Manchester City), 8 Arthur  (Barcellona), 22 Lucas Paquetà (Milan), 18 Allan (Napoli);

ATTACCANTI: 10 Willian (Chelsea), 20 Firmino (Liverpool), 9 Gabriel Jesus (Manchester City), 21 Richarlisn (Everton), 19 Everton (Gremio), 7 Neres (Ajax).

Probabile formazione 

 

BOLIVIA

Nonostante la Bolivia sia considerata il confine più lontano dal centro del calcio sudamericano, nei cuniculi inoltrati di La Paz, Oruro, Santa Cruz de la Sierra e Sucre il calcio è pura passione. Tra le somme vette andine il pallone è una malattia, per cui ci si tatua lo stemma della propria squadra del cuore. In un posto così mistico e così lotano dal mondo capitalista, la nazionale boliviana di calcio ha un grande seguito e si sognano exploit che possano replicare quelli ottenuti nel 1963 e nel 1997. È proprio nell’edizione del ’63, giocata in Bolivia, che La Verde ottenne l’unico titolo nella sua storia, vincendo uno delle edizioni più contenstate del torneo continentale sudamericano: il Cile, che arrivò terzo nel mondiale del 1962, non fu invitato a causa del conflitto bellico che intercorreva tra le due nazioni, l’Uruguay campione in carica intimorito dall’altura di La Paz decise di disertare e sia Brasile che Argentina decisero di inviare nazionali “B”. L’Ecuador, invece, decise solo all’ultimo di mandare la propria nazionale e l’attaccante ecuadoriano di origine argentine Carlos Alberto Raffo divenne il capocannoniere del torneo con 6 reti. In realtà come da pronostico la Bolivia vinse la sua edizione, segnando 19 reti in 6 partite. 34 anni dopo la Bolivia tornò ad ospitare il torneo continentale e sfruttando al meglio l’altura, di cui oggi c’è meno paura, riuscì ad arrivare in finale, ma dovette arrendarsi al Brasile del dicianovenne Ronaldo e del fuoriclasse Romario.

Nel 1997 Eduardo Villegas non c’era ne in campo e ne in panchina, ma erano gli ultimi anni della sua lunga carriera da calciatore. Chiamato a febbraio per sostituire Cesar Farias, quest’ultimo vittima di alcuni scandali che hanno defininitivamente incrinato il suo rapporto con i boliviani, Villegas ha il compito di aprire un ciclo con questa Copa America: è un allenatore vincente, con ben sei titoli nazionali in carriera, di cui tre consecutivamente col The Strongest. L’ultimo in ordine di tempo è stato con il San José nel Clausura del 2018, una cavalcata inaspettata per un club che non navigava in ottime acque da troppo tempo. Ma il compito è assolutamente arduo poiché il movimento calcistico boliviano è in crisi e sono sempre meno i talenti su cui puntare per aprire un piccolo ciclo. Da Farias a Villegas sono cambiate le visioni: il venezuelano è un integralista del 4-2-3-1, mentre l’attuale tecnico è molto più duttile nella scelta dei moduli. Nelle tre amichevoli sotto la gestione Villegas che hanno preceduto la spedizione in Brasile, il tecnico della Verde ha spostato diverse pedine per trovare l’equilibrio tra i reparti. Le novità più importanti rispetto alla Copa America del 2016 sono lo storico capitano Ronald Raldes e l’istituzione Pablo Escobar , che lo scorso anno hanno deciso di appendere le scarpette al chiodo. Assenti anche Arce, Rudy Cardozo, Jhasmani Campos e il capocannoniere dell’Apertura 2019, il classe ’79 Carlos Saucedo (23 reti). Non mancheranno, invece, l’esperto portiere Lampe, il centrocampista Chumacero e l’attacante Marcelo Moreno, gli unici rimasti della vecchia Bolivia.

Miglior risultato

1 Coppa America (1963)

Convocati

PORTIERI: 1 Lampe (San José), 12 Cordano (Blooming), 23 Rojas (Nacional Potosí)

DIFENSORI: 2 Torres (Nacional Potosí), 17 Marvin Bajerano (The Strongest), 5 Cuellar (Oriente Petrolero), 8 Diego Bajerano (Bolivar), 4 Haquin (Puebla), 22 Jusino (Bolivar), 6 Saavedra (Bolivar);

Centrocampisti: 16 Wayar (The Strongest), 14 Castro (The Strongest), 7 Justiniano (Bolivar), 10 Galindo (Always Ready), 15 Arano (Blooming), 3 Chumacero (Puebla), 20 Saucedo (Jorge Wilstermann), 21 Fernandez (Blooming), 13 Carrasco (Blooming);

Attaccanti: 11 Vaca (Blooming), 9 Moreno Martins (Shijiazhuang Ever Bright), 18 Alvarez (Jorge Wilstermann), 19 Ramallo (San José).

Probabile formazione

VENEZUELA

Il riscatto di un popolo martoriato e devastato da una folle repressione, a volte è un valore racchiuso nel mondo dello sport e chissà che non sia proprio il calcio a dar un po’ di sollievo a chi non può permettersi una bottiglietta d’acqua, ma può fare il pieno di benzina tre volte al giorno. La storia del Venezuela passa da incroci cruciali e oggi fa i conti con un silenzio assordante che è di aiuto solo al movimento socialista di Maduro, in piena deriva economica. Il mondo pian piano sta dimenticando che in Venezuela la corruzione e la povertà sono ai massimi storici e che le persone a mala pena sopravvivono e la Copa America è la più ghiotta occassione per riaprire un canale, che sembra essere passato di moda. Di tutti i paesi sudamericani, solo in Venezuela il calcio è il secondo sport nazionale (il primo è il baseball) e questa Copa America è l’opportunità di continuare il bel lavoro svolto nei settori giovanili. Nonostante l’ultimo posto nelle qualificazionI, la Vinotinto sembrerebbe un’autentica outsider e ripetere il fantastico risultato del 2011 non è cosi utopico. Il quarto posto ottenuto in Argentina nella Copa America che ha visto protagonsti alcuni pezzi da novanta della storia calcistica venezuelana come Arango, Rondon e Maldonando è tutt’ora ed è stato il miglior piazzamento ottenuto dal Venezuela in Copa America.

Rafael Dudamel è il profilo perfetto per una nazionale giovane come questo Venezuela: è uno di quei tecnici che sa esattamente dove vuole arrivare e conosce benissimo i suoi obiettivi. Dopo aver ottenuto risultati soddisfacenti sia con la Sub-17 e poi con la Sub-20 dal 2016 siede sulla panchina della Vinotinto. Nella Copa America del Centenario è riuscito a guidare i suoi ragazzi fino ai quarti di finale, mentre le qualificazioni a Russia 2018 si sono concluse con un ultimo posto non proprio meritato per il gioco espresso. Il ciclo aperto due anni fa è in continua evoluzione e i punti fermi di questi nazionale sono il capitano Rincon, Rondon, Seijas, Rosales e Josef Martinez. Questi sono i cardini su cui gira il resto della squadra, che esprime un buon calcio, ma tante volte pecca in disattenzioni evitabili. Nelle partite di avvicinamento alla Copa America si è fatto male Peñaranda, che verrà sostituito da Yefferson Soteldo: il vivacissimo picoletto ex Zamora sta pagando la stagione al Santos che stenta a decollare, nonostante sia tra i preferiti di Jorge Sampaoli. Fuori dalla lista dei convocati anche Romulo Otero, finito fuori nazionale dopo l’esperienza con poche luci in Arabia (ora è in procito di tornare all’Atletico Mineiro). Dudamel dovrebbe schierare i suoi con il 4-3-3, ma il tecnico Vinotinto sa sorprendere in fase di preparazione match.

Miglior risultato

Quarti di finale (2011)

Convocati

PORTIERI: 1 Fariñez (Millonarios), 12 Graterol (Zamora), 22 Romo (Apoel);

DIFENSORI: 2 Villanueva (Gimnastic), 3 Osorio (Vitoria), 4 Canchellor (Al-Alhi), 14 Mago (Palestino), 16 Rosales (Español), 20 Henrnandez (Staebaek), 21 Feltscher (Los Angeles Galaxy)

CENTROCAMPISTI: 5 Moreno (DC United), 6 Herrera (Huesca), 7 Machis (Cadice), 8 Rincon (Torino), 10 Savarino (Real Salt Lake), 11 Juanpi (Huesca), 13 Seijas (Santa Fé), 15 Murillo (Tondela), 18 Soteldo (Santos), 19 Figuera (Deportivo La Guaira)

ATTACCANTI: 9 Aristeguieta (Morelia), 17 Josef Martinez (Atlanta United), 23 Rondon (Newcastle)

Probabile formazione

 

PERÚ

Il 1975 fu l’anno in cui il Campeonato Sudamericano cambiò nome in Copa America. Fu anche la prima edizione itinerante e parteciparono per la prima volta le dieci federazioni della Conmebol. Il formato fu chiaro: tre gruppi da tre e le vincenti di ogni gruppo, con l’Uruguay campione uscente, avevano accesso alle semifinali. Il Perù degli anni ’70, cresciuto sotto l’icona del capitano Chumpitaz, è ricordato in patria come il Perù più forte nella storia del calcio peruviano. Nel mondiale del ’70 l’impressione fu che quella Blanquirroja se la poteva giocare con chiunque e che quel 4-2 contro il Brasile fu un risultato bugiardo. Le leggende su quella partita sono ancora tante, ma di certo ci fu solo che Didi, che nel ’52 completava il quartetto d’attacco dei Verdeoro con Pelé, Vava e Garrincha e a quel tempo tecnico del Perù, decise di lasciare in panchina Hugo Sotil, sacrificando il trio composto da lui, Cubillas (per Pelé suo erede) e Chale. Il Perù degli anni ’70 non poteva non prendersi alcuna rinvicita per quel mondiale e nel ’75, dopo aver vinto il proprio girone contro Cile e Bolivia, in semifinale trovò il Brasile. La fase finale si giocava tra andate e ritorno e la prima si disputò a Belo Horizonte nel Mineirao. Quel Brasile non aveva i fenomeni di Mexico ’70, ma non era un Brasile “B” e non era per nulla facile imporsi. L’andata però finì 3-1 per il Perù e Teofilo Cubillas davanti a 25 mila spettatori griffò con un colpo a giro una delle punizioni più incredibili nella storia della Copa America. Il ritorno, giocato cinque giorni, dopo, vide il Brasile imporsi a Lima 0-2 e la qualificazione se la spartirono al sorteggio. A raccogliere il bussolotto vincente fu una bambina, Veronica Salinas, figlia del peruviano Teofilo Salinas, a quel tempo presidente della CSF (ex Conmebol). La leggenda narra che papà Salinas disse alla figlia di estrarre il bussolotto freddo, quello che conteneva al suo interno il papelitos del Perù. In finale la Blanquirroja al terzo tentativo contro la Colombia, nello spareggio di Caracas, con la rete segnata proprio da Sotil, che nel ’70 non giocò il quarto di finale contro il Brasile. Il Perù è da oltre 40 anni che cerca i campioni di un’epoca d’oro, che hanno segnato la storia di un’intera nazione.

Per Gareca confermato in blocco il gruppo di Russia 2018, esclusa qualche pedina. Assente di lusso è il capitano Alberto Rodriguez, che a novembre del 2018 è stato vittima di un bruttissimo infortunio al tendine d’achille che gli ha pregiudicato metà del 2019. Fuori dalla lista dei convocati anche l’altro centrale Cristian Ramos. In avanti confermato Guerrero, supportato da Cueva, Carillo e Flores. L’obiettivo per gli uomini di Gareca è almeno il terzo posto, ottenuto nel 2011 e nel 2015. Non sarà facile, ma in queste occasioni la Blanquirroja si gasa sempre e diventa uno un outsider molto pericoloso.

Miglior risultato

2 Coppe America (1939, 1975)

Convocati

PORTIERI: 1 Gallese (Alianza Lima), 12 Caceda (Melgar), 21 Alvarez (Sporting Cristal);

DIFENSORI: 2 Abram (Velez), 3 Corzo (Universitario), 4 Santamaria (Atlas), 5 Araujo (Talleres), 6 Trauco (Flamengo), 15 Zambrano (Basilea), 17 Advincula (Rayo Vallecano), 22 Callens (New York City);

CENTROCAMPISTI: 7 Ballon (Universidad de Concepcion), 8 Cueva (Santos), 13 Tapia (Willem II), 16 Pretell (Sporting Cristal), 19 Yotun (Cruz Azul), 20 Flores (Monarcas), 23 Gonzales (Sporting Cristal);

ATTACCANTI: 9 Guerrero (Internacional), 10 Farfan (Lokomotiv Mosca), 11 Ruidiaz (Seattle Sounders), 14 Polo (Portland Timbers), 18 Carrillo (Al-Hilal)

Probabile formazione