Copa America 2019

La Copa America 2019 si è conclusa da pochissime ore, e ha visto trionfare la squadra più forte: il Brasile ha mostrato talenti offensivi, un Dani Alves (MVP) strepitoso, una difesa granitica e una grande organizzazione di gioco, che gli ha consentito di reggere anche in 10 vs 11 contro un Perù arrembante, che ha dimostrato di meritare la finalissima e perso con l’onore delle armi. Grande manifestazione per la Blanquirroja, nuova delusione per Messi (con polemiche) e quarto posto per il Cile, mentre Colombia e Uruguay si sono fermate ai quarti e le asiatiche hanno fatto bella figura. È giunto il momento dei bilanci di fine torneo, ed ecco la nostra top-11: tanta Seleçao, ma anche tanto altro e qualche sorpresa tra titolari e panchina ”ridotta”. Seguiteci nella spiegazione delle nostre scelte, che sono state tutt’altro che facili: il modulo è ovviamente il 4-2-3-1, che per quanto ci riguarda è ”il sistema”.

IL PORTIERE:

Alisson Becker (Brasile)– Difficile scegliere un portiere che non sia Alisson, che a nostro avviso è (con van Dijk) il più serio candidato al Pallone d’Oro. Dopo aver vinto la Champions League col Liverpool, ha conquistato la Copa America col Brasile. Non ha compiuto tantissime parate, ma ha salvato il Brasile nei pochi momenti difficili tra Bolivia, Venezuela e il blackout di qualche minuto nella finalissima. E, soprattutto, ha subito una sola rete, ieri sera e nella finale vinta 3-1. Non subiva gol dal 4 maggio, ovvero da due mesi e dal 3-2 del Liverpool contro il Newcastle, e ha disputato un’annata mostruosa nel complesso: 30 clean sheets stagionali col Liverpool tra Premier, coppe e Champions, 6 in 7 gare col Brasile. O monstro.

I DIFENSORI:

Dani Alves (Brasile)– L’MVP della Copa America 2019, e con assoluto merito. È l’uomo in più della Seleçao: leader in campo, arma letale con le sue sovrapposizioni in fase offensiva per aiutare Gabriel Jesus, e guerriero quando il gioco si fa duro. Due piccole note di colore: ha 36 anni e corre per quattro, ed è svincolato dal 30 giugno. Nei panni di una big, non esiteremmo un attimo ad offrire un contratto a questo Dani Alves, che tra l’altro ha toccato 40 trofei tra Nazionale e club. Record.

Thiago Silva (Brasile)– Vero e proprio leader della retroguardia brasiliana. Dalle sue parti non passa uno spillo, e forma una coppia centrale granitica col giovane padawan Marquinhos: d’altronde i due sono abituati a giocare insieme nel PSG, dove però l’ex Roma ha agito da mediano nell’intera stagione. Se il Brasile ha subito una sola rete e sofferto pochissimo nonostante qualche momento in apnea, ampio merito a Thiago Silva: tra l’altro quella rete l’ha propiziata lui, con uno sciagurato fallo di mano in area.

Diego Godin (Uruguay)– La Celeste è uscita ai quarti, ma il neointerista Diego Godin ha disputato un torneo sontuoso. Impeccabile nella fase difensiva, determinante anche in attacco: ogni sua sortita sulle palle inattive è stata davvero pericolosa, e ha realizzato la bellezza di due assist con altrettante sponde. Il Faraon è pronto a prendersi anche la Serie A.

Alex Sandro (Brasile)– Difficile scegliere un terzino sinistro, e dopo una lunga riflessione puntiamo sullo juventino, diventato un giocatore chiave della Seleçao nella fase a eliminazione diretta. L’infortunio di Filipe Luis ha spalancato le porte della titolarità ad Alex Sandro, che ha costruito una catena formidabile con Everton, coprendo in fase difensiva e sovrapponendosi quando la stella del Gremio andava ad accentrarsi. In una parola, determinante.

I CENTROCAMPISTI:

Charles Aranguiz (Cile)– Centrocampo senza brasiliani nei titolari della nostra top-11. Charles Aranguiz è il leader della mediana con merito, perchè ha disputato una competizione sontuosa col Cile. Sempre a testa alta, piedi sopraffini e un’intensità pazzesca durante ogni singolo match: Aranguiz col Cile è sempre determinante, e ha chiuso la sua Copa America con un gol e tre assist. Impossibile lasciarlo fuori. Ora ci aspettiamo la definitiva maturazione nei club: meriterebbe una big, ma col Bayer Leverkusen non ha mai raggiunto il livello mostrato con la Roja nelle ultime tre edizioni della Copa America.

Yoshimar Yotun (Perù)– Yotun è stato una delle grandi armi tattiche del Perù. Nato ala, spostato poi a terzino nel prosieguo della carriera e reinventato mediano da Ricardo Gareca, il giocatore del Cruz Azul è stato decisivo per coprire il quartetto offensivo della Blanquirroja, tappare eventuali buchi lasciati da Trauco e/o Advincula e avviare le ripartenze. Torneo di altissimo profilo per il classe ’90, che si è tolto anche la soddisfazione della rete in semifinale contro il Cile e si è guadagnato la nostra top-11.

I TREQUARTISTI:

Darwin Machis (Venezuela)– Impossibile non mettere un giocatore del Venezuela nella top-11, e per ovviare ai mille dubbi sulla trequarti scegliamo colui che ha maggiormente inciso. Darwin Machis non è stato scintillante con l’Udinese, ma ha disputato una buonissima Copa America. Partiva da riserva, ha conquistato la maglia da titolare con la grandissima prestazione difensiva contro la Seleçao e realizzato una doppietta d’autore contro la Bolivia. Buonissimo torneo, ora anche per lui l’esame nel club.

Gabriel Jesus (Brasile)– Nel Man City aveva faticato quest’anno, nel Brasile è rinato grazie all’intuzione di Tite, che l’ha tolto dalla zona centrale per metterlo sulla destra, a spaccare tutto sulla fascia. Noi lo schieriamo sulla trequarti per esigenze ”tattiche”, ma il suo contributo sulla fascia è stato spaziale: grandissima intesa con Dani Alves in entrambe le fasi, due gol e due assist tra semifinale e finalissima. Ha scacciato gli spettri del Maracanazo nel recupero della finalissima e trascinato i suoi nei momenti decisivi: il rosso ingenuo per doppia ammonizione non cancella la sua fantastica Copa America.

Everton (Brasile)– La sorpresa della Copa America 2019. O meglio, la sorpresa per chi non lo conosceva ancora: Cebolinha è sulla cresta dell’onda da ormai un paio d’anni, e dopo un ottimo 2018 ha iniziato l’anno nuovo con nuovo piglio e un’ulteriore crescita. Ha soppiantato Luan come stella del Gremio e trascinato il club agli ottavi della Libertadores, e ora è stato determinante nella vittoria della Seleçao: partito da riserva, ha strappato la maglia a Richarlison e Neres a suon di gol e grandi giocate. Tre reti, due con dei grandissimi tiri da fuori, e il ruolo di capocannoniere condiviso con Guerrero. L’unico passo falso nella semifinale contro l’Argentina (sostituito al 45′): per il resto, torneo di altissimo livello, che gli varrà la chiamata di una big europea (City o PSG).

L’ATTACCANTE:

Paolo Guerrero (Perù)– El Depredador non muore mai. Neppure dopo i 14 mesi di squalifica e un ritorno ufficiale in campo datato aprile 2019, neppure in una Copa America che ha visto il Perù toccare il punto più basso della sua storia recente (5-0 col Brasile) per poi rinascere: Paolo Guerrero, che ha nel Brasile la sua seconda casa, è stato il leader offensivo del Perù, l’uomo che ha ispirato la manovra della Blanquirroja e guidato dal campo Flores, Carrillo e compagni. Tre gol per lui e una nuova soddisfazione con la nazionale peruviana, che vive un ciclo d’oro: gli manca giusto un trofeo, ci riproverà nel 2020, dove inseguirà l’ingresso nella storia. Non solo è il miglior marcatore in attività nella Copa America (14 reti, tre in quest’edizione), ma è anche a -3 dai recordman assoluti: riuscirà ad effettuare il sorpasso nell’edizione di Argentina/Colombia del 2020?

IL COMMISSARIO TECNICO:

Ricardo Gareca (Perù)– Tite sarebbe stato una scelta quasi scontata, e comunque non è stato il miglior ct della Copa America 2019. Ricardo Gareca continua a fare la storia col suo Perù, portato al terzo posto nella Copa America 2015, ad eliminare il Brasile nei gironi nell’edizione seguente e ai Mondiali di Russia 2018 (dopo 36 anni). Ora è arrivata una storica finale, purtroppo persa contro un Brasile cinico e maggiormente esperto. La Blanquirroja ha disputato una Copa America dai due volti: da un lato il fracaso contro la Seleçao e un 5-0 difficile da dimenticare, dall’altro la grande fase a eliminazione diretta. Gareca, che ieri ha perso la prima finale da tecnico, è stato duttile e intelligente: contro l’Uruguay ha giocato per portare la Celeste ai rigori, contro il Cile ha aggredito alto e vinto giocando una gran partita, ripetuta in parte contro il Brasile. Peccato per quella superiorità numerica non sfruttata, ma il Perù ha disputato un ottimo torneo. E l’Argentina potrebbe offrire la sua panchina a Gareca, secondo i rumours.

LE SETTE RISERVE:

Franco Armani (Argentina)– Se l’Argentina è andata così avanti, il merito va al suo attacco, ma anche e soprattutto al portiere del River Plate, autore di varie parate decisive nei momenti topici. Ha salvato i suoi contro Paraguay, Qatar e Venezuela, e si è arreso solo al Brasile. Se non avesse quasi 33 anni, sarebbe sul taccuino di ogni big. Resta il miglior portiere tra quelli militanti in Sudamerica, e nella top-10 mondiale. Scegliamo lui, e non uno tra Gallese e Fariñez (entrambi hanno avuto una partita-no) come riserva.

Marquinhos (Brasile)– Con Thiago Silva ha costruito il muro di un Brasile che ha subito un solo gol, nella finalissima e su rigore. Nient’altro da aggiungere. Anzi sì: ha giocato un match strepitoso contro l’Argentina mentre era stremato da un attacco di diarrea e influenza intestinale.

Luis Advincula (Perù)– Terzino iperoffensivo, dalla velocità mostruosa e dallo scatto prepotente. Ha mostrato anche buoni doti difensive nel suo Perù, e non ha mai sofferto. O meglio, ha sofferto solo ieri contro un altrettanto straripante Everton: Cebolinha ha fatto impazzire tanti esterni bassi.

Erick Pulgar (Cile)– Difficile lasciarlo fuori dalla top-11, ma lo mettiamo appena sotto i due centrocampisti titolari. Copa America sontuosa da parte del mediano del Bologna, che avrà un grande mercato in virtù di una clausola rescissoria ridicola (12mln). Con Aranguiz è stato il leader della mediana della Roja, con giocate intelligenti, pressing e gol. A tratti sembrava David Pizarro.

Casemiro (Brasile)– Ormai Casemiro è una certezza a livello di rendimento e solidità. Solito torneo da mediano di riferimento davanti alla difesa, solita competizione da frangiflutti: un giocatore abituato a vincere e giocare le grandi finali.

James Rodriguez (Colombia)– Non potevamo lasciare fuori James, che ha trascinato la Colombia fino ai quarti di finale: le sue giocate hanno riacceso gli interessi di mercato (andrà al Napoli o all’Atletico?), e alcune invenzioni del Bandido ci hanno fatto saltare in piedi sul divano. Copa America ottima per lui e Duvan, non per l’intera Colombia, tradita dai rigori e da un sorteggio che le ha messo di fronte il Cile. Scegliamo lui come panchinaro, in un’ipotetica formazione a undici avrebbero trovato spazio sia Coutinho (troppo discontinuo, ma determinante) che Flores.

Lautaro Martinez (Argentina)– L’Argentina non ha incantato totalmente in questa Copa America, ma ha avuto un paio di giocatori sopra le righe: avremmo potuto inserire tra i panchinari Messi (ottima semifinale), Aguero, l’ottimo De Paul visto in Brasile, ma scegliamo colui che ha segnato i gol pesanti. Lautaro Martinez era al debutto nella competizione, e ha disputato un torneo da leader: si è trovato alla perfezione con Messi e col Kun, ha segnato due reti pesanti che hanno mandato avanti l’Albiceleste e giocato ad alto livello. La sua media realizzativa con la Seleccion è super: 6 gol in 11 presenze, uno ogni 107′.

La nostra top-11

di Marco Corradi, @corradone91: con la collaborazione di Lorenzo d’Aloia.

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