Malagò

Niente commissariamento della FIGC. Almeno, per il momento. Infatti, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, come previsto, ha rinviato qualsiasi decisione sul massimo organo calcistico nazionale all’11 dicembre, rilasciando dure dichiarazioni contro la Federazione e Carlo Tavecchio.

Malagò ha così parlato: “La crisi del calcio coinvolge il sistema Paese in modo non paragonabile con nessuna altra Federazione. È una piena che travolge tutto e tutti. Sarebbe poco serio far finta che non sia successo nulla. Da questo punto di vista la mia posizione è categorica: il calcio italiano va riformato, vanno cambiate le regole, e lo si può fare solo con un Commissariamento lungo, che cambi lo Statuto. Perché quello attuale impedisce di cambiare le cose, e su questo tutti in Giunta sono d’accordo. Non abbiamo discusso di Tavecchio, che rispettiamo. Il presidente paga la scelta di un allenatore che non ci ha portato al Mondiale, com’è giusto. Abbiamo affrontato i problemi del calcio e della FIGC. Con queste regole forse qualcuno può fare meglio, ma quanto? Ecco perché qui siamo tutti convinti che il Commissariamento sia doveroso.

Ma perché, quindi, non si è agito subito? Se oggi avessimo varato il Commissariamento, ci saremmo esposti ad un ricorso al Tar, e non ce lo possiamo permettere. Però, la FIGC è stata commissariata 11 volte, qui siamo di fronte a problemi strutturali. Il calcio dice no, allora sostituiamo chi si è dimesso e andiamo avanti? Secondo me servirebbe a poco. Riunire i rappresentanti del calcio intorno ad un tavolo? E per fare cosa? Perdere tempo? Questi signori hanno già detto che non ne vogliono sapere.”

Quindi, ecco il programma delle prossime settimane: “Aspettiamo le elezioni di B e A, ricordo che in A devono riempire 9 caselle. Se questo succede, tanti auguri al calcio. Noi continueremo a pensare che avrebbe avuto bisogno di altre soluzioni. Se mi sento preso in giro dalla Serie A? No, penso che sia una vittima. La A non ha potuto partecipare, ora ha il potere di prendere la decisione di cambiare le regole. Con questi presupposti, nessuno ora riuscirebbe a trovare un ampio consenso. Cosa potrebbe fare con poco più del 50%? I tempi? Entro l’11 dicembre. E conoscendo Carlo Tavecchio, per rispetto delle istituzioni non convocherà le elezioni prima di quella data.”

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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