confederations cup

È tempo di finali, è tempo di alzare la coppa o restare a bocca asciutta: dopo gli Europei Under-21, si conclude anche l’altra competizione che ha riempito la nostra ”astinenza da calcio” d’inizio estate. Finisce la Confederations Cup, e lo fa con la finale più attesa, quella tra la Germania campione del mondo e il Cile reduce dalla doppietta in Copa America e dal successo nella China Cup, e desideroso di completare il suo ciclo con una ConfCup vittoriosa e un Mondiale da urlo: Arturo Vidal l’aveva promesso ai compagni tedeschi dopo il pari nel girone, ”ci rivedremo in finale”, e così è successo. Andiamo dunque a scoprire cos’è successo nello scoppiettante Germania-Cile di San Pietroburgo, e nella finalina dei delusi, Portogallo-Messico (disputata alle 14).

GERMANIA-CILE: – Il Cile-tipo contro la Germania sperimentale schierata in questa Confederations Cup, i pluricampioni del Sudamerica (reduci dal successo ai rigori contro il Portogallo) contro i campioni del mondo: è una sfida da urlo, quella che deciderà l’esito della competizione russa, e mette di fronte due compagini che si erano sfidate nel girone. Allora era finita 1-1, ora invece la tensione è altissima: Löw cambia ancora e schiera i suoi col 3-4-2-1, con Stindl-Draxler alle spalle di Werner, Goretzka-Rudy (niente Emre Can) in mezzo e Kimmich-Hector (out Brandt, in difesa invece Ginter rimpiazza Süle) sulle fasce, mentre Pizzi schiera la sua formazione consueta. La Roja vede in campo i soliti 11, con Pablo Hernandez-Vidal-Aranguiz alle spalle di Edu Vargas e Sanchez, e Diaz davanti alla difesa, e parte benissimo in questa finale: il pressing dei cileni è alto, altissimo, e fa andare nel panico i tedeschi, a partire dall’impacciato ter Stegen. La Mannschaft fatica a costruire gioco e ad uscire dalla sua metà campo, e così la Roja domina, sfiorando il gol già al 6′ con Vidal: Arturo raccoglie il suggerimento di Aranguiz, ma calcia sul portiere, e poco dopo spara alto. Il Cile gioca benissimo, con un possesso palla al limite del ko tecnico e giocate fatte totalmente a memoria, emozionando i tifosi e mettendo a nudo tutte le difficoltà avversarie: la Germania pasticcia dietro, e al 19′ rischia tantissimo, con ter Stegen che ribatte in modo disastroso un tiro leggibile di Vidal e Sanchez che s’impappina sul più bello, calciando in malo modo. Il gol cileno è nell’aria, ma a sorpresa arriva il regalo ai tedeschi, che segnano l’1-0 con la loro prima offensiva: Diaz si abbassa a impostare, si allarga per evitare la pressione di Stindl, ma non vede Werner, che arriva alle sue spalle e gli ruba palla, servendo proprio il #13 a porta vuota. 1-0 Germania con Stindl, che raggiunge Werner e Goretzka a quota 3, e il Cile reagisce con veemenza: la Roja ha il sangue agli occhi e innanza ulteriormente il livello di gioco, andando all’assalto (Aranguiz spreca da due passi) e costringendo Draxler e Stindl a fare i terzini per dieci minuti buoni. Un assedio che non porta al gol, e così nel finale la Germania sfiora il bis sfruttando i buchi avversari: al 36′ (dopo un altro errore di Diaz) la conclusione di Goretzka attraversa tutta l’area prima di spegnersi fuori, al 40′ invece Draxler (capitano) spara fuori di pochissimo nel tentativo di piazzarla all’angolino. C’è tempo anche per la nuova occasione di Goretzka, che tira su Bravo, e così si va al riposo sull’1-0 tedesco: svantaggio immeritato per il Cile, che sta facendo una gran partita, ma viene punito dall’errore di Diaz (migliore in semifinale) e dall’imprecisione sottoporta.

La ripresa parte esattamente com’era iniziato il match, con l’assedio del Cile, che tra l’altro viene aiutato dalla decisione di Pizzi: fuori un Diaz ancora scosso dall’errore (che costerà il trofeo), dentro il trequartista Leonardo Valencia per uno schieramento più offensivo. È una Roja determinata, quella che otterrà il 62% di possesso palla, ma rischia al 55′, quando Jara salva sul tiro di Draxler: qualche minuto dopo scoppia una rissa, scatenata da Kimmich, e in generale il match s’incattivisce man mano che il Cile schiaccia la Germania. La prima occasione della Roja arriva al 71′, quando Sanchez e Vargas sprecano malissimo in area, e il buon Edu si ripete al 73′ tirando su ter Stegen (poco dopo, invece, grande occasione per Vidal): Pizzi vede la punta scarica, e la sostituisce con Sagal (Pachuca), mentre Puch rimpiazza Aranguiz (che aveva impegnato ter Stegen al 79′) per l’assedio finale. La Germania fa muro e prosegue la sua grande partita difensiva, il Cile attacca e tenta di riaprire il match: ter Stegen (fresco di rinnovo col Barça) rischia sul tiro di Valencia, ma la grande occasione arriva all’84’, e viene sprecata da una Roja che ha molto da autorecriminarsi. Sanchez mette in mezzo un pallone deviato, il portiere tedesco si addormenta e non esce su Puch, che mette in mezzo per Sagal: l’attaccante soffre la pressione e spara altissimo la palla dell’1-1. Niente da fare dunque per la Roja, che non ottiene il nuovo successo internazionale: la Germania si salva anche sulla punizione di Sanchez al 94′ (ter Stegen respinge, nonostante 8 uomini in barriera), e al momento del fischio finale i tedeschi si lanciano in un’esultanza incontrollabile. La Confederations Cup è tedesca, un grande successo per una formazione con molti giovani e tanti talenti alla prima esperienza in nazionale: è, forse, il più grande successo per Löw, entrato ormai nel gotha dei grandi tecnici.

PORTOGALLO-MESSICO 2-1: ADRIEN SILVA DECIDE LA SFIDA NEI SUPPLEMENTARI, LUSITANI TERZI– Cambi e turnover, per una finalina che interessa poco a entrambe le squadre, e viene affrontata senza il neopapà (surrogato) Cristiano Ronaldo, volato in Portogallo per abbracciare i gemelli: Osorio e Fernando Santos cambiano molto, dando spazio a chi ha giocato meno o sperimentando soluzioni nuove. E così ci troviamo di fronte un Portogallo con Pepe-Neto come coppia centrale, Nelson Semedo titolare a destra e Gelson Martins-Pizzi sulle fasce del 4-1-3-2, con Joao Moutinho più avanzato a supportare Nani e André Silva e Danilo Pereira frangiflutti difensivo, e un Messico sperimentale dall’altra parte: la Tri viene schierata con un 3-4-1-2 nel quale Rafa Marquez fa il libero, Layun-Reyes agiscono sulle fasce e Vela gioca a supporto di Peralta e Chicharito Hernandez. L’escluso a sorpresa è Hirving Lozano, autore di una gran Confederations Cup (entrerà al 61′), ma il Messico fa ugualmente la partita, anche se rischia di subire subito gol: al 17′ André Silva viene steso in area, l’arbitro assegna il rigore grazie alla VAR, ma AS9 se lo fa parare da Ochoa e fa restare il match sullo 0-0. Il Messico allora prende coraggio e costruisce continue azioni da gol contro un Portogallo cinico e bravo a chiudere gli spazi, trovando il meritato vantaggio al 54′: Chicharito mette in mezzo per Vela, il cui movimento manda fuori tempo Neto (l’ex Siena), che finisce con l’insaccare alle spalle di Rui Patricio. 1-0 Messico, e questo (nonostante le mille occasioni) sembrava essere il risultato finale fino al 91′, quando Pepe manda tutti ai supplementari: cross disperato di Quaresma e zampata del difensore, vicino al Besiktas, che batte Ochoa per l’1-1. La Tricolor sfiora più volte il gol nei supplementari e meriterebbe di vincere, ma il Portogallo è bravo a fortunato a sfruttare la sua unica opportunità: Gelson Martins si lascia andare in area, l’arbitro assegna rigore e Adrien Silva (entrato all’82’) trasforma. È il 2-1, è la rete che conclude un match che s’incattivisce nel finale: espulsi per doppia ammonizione Nelson Semedo nel Portogallo (calcione a Lozano al 106′) e Raul Jimenez nel Messico (fallaccio su Gelson al 113′). Ma nulla cambia, il Portogallo è terzo e il Messico si deve accontentare del cucchiaio di legno.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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