Guardando la classifica della Serie B, a primo impatto nelle posizioni di testa potrebbe esserci un intruso: il Cittadella, squadra umile e per nulla altisonante.

Ma per chi segue la Serie B da qualche anno, chi è appassionato di campionati minori, chi si esalta nell’andare a cercare talenti sconosciuti nelle piccole squadre che poi si affermano anche a grandi livelli, ecco che il Cittadella potrebbe essere qualcosa di ben saldo, solido e tutt’altro che una sorpresa.

Era la lontanissima stagione 2007/2008 quando un piccolo club della provincia di Padova si affacciava timidamente alla Serie cadetta. Giocatori per lo più sconosciuti, che han fatto parecchi gavetta in Serie C (e alcuni addirittura in D) o giovani da valorizzare provenienti dalle primavere delle squadre di Serie A (Inter e Atalanta soprattutto).

Un progetto di continuità

In un calcio dove cambiare l’allenatore alla prima difficoltà sta diventando una moda piuttosto che un tentativo di rilanciare la squadra, il Cittadella occupa una posizione decisamente tradizionalista e controrivoluzionaria. Infatti, il fautore della crescita esponenziale della squadra, mister Foscarini, è rimasto sulla panchina dall’estate del 2005 a quella del 2015, dove lasciò commosso al termine di una traumatica retrocessione addossandosi tutte le colpe e dicendo che il suo ciclo fosse chiuso.

Primo cultore del lavoro, mister Foscarini ha regalato ai tifosi veneti il massimo traguardo raggiunto, ossia la semifinale playoff e quel sogno di Serie A accarezzato e fermatosi a quel maledetto palo colpito da Ardemagni. Lavoro, umiltà e calma: ecco le virtù del progetto Cittadella. Ora sulla panchina siede mister Venturato, amico di Foscarini e veneto doc, che sta portando avanti il progetto-Cittadella: un mix di giovani ed esperti, valorizzazione degli italiani e operazioni di mercato inteligenti.

Programmazione: un bilancio sempre in verde

Riuscire a concludere l’anno in positivo tra tasse, stipendi, costi e club che falliscono non è mai facile. Ma ecco che il Cittadella ha nel controllo finanziario un’altro dei suoi punti di forza. Autofinanziamento, stipendi bassi e sfruttare al massimo le risorse. E fa niente se la rosa viene rivoluzionata ogni anno: per riuscire a portare il bilancio in verde, purtroppo, serve trovare quel compromesso tra vendere e mantenere la rosa competitiva per salvarsi: missione quasi sempre compiuta.

Il lavoro coi giovani: tanti talenti lanciati

Sentiamo sempre parlare di “club satellite“, quasi in tono dispregiativo. Altre squadre invece sembra che siano delle “filiali” di club ben più blasonati. Ecco, il Cittadella si piazza in una posizione un po’ meticciata tra i due: nè l’uno nè l’altro, ma in realtà un po’ l’uno e un po’ l’altro.

Parecchi, negli anni, gli affari con l’Atalanta (in ultimo quello che riguarda Luca Vido) o con la primavera dell’Inter (Biraghi, Pasa), ma in realtà parecchi sono stati anche i talenti scovati dagli scout granata e rivenduti per bei soldoni dopo un periodo di valorizzazione.

I due che han raggiunto i livelli più alti e, per quanto possa sembrare incredibile sono partiti proprio da Cittadella, sono Gabbiadini e Baselli. Arrivati entrambi in Veneto giovanissimi, i due sono passati poi all’Atalanta e hanno trovato (più o meno) fortuna chi in Inghilterra e chi a Torino.

Altro centravanti di scuola Cittadella è Meggiorini, che proprio in Veneto si è messo in luce prima di passare al Torino e poi al Chievo. E ancora, talento lanciato dai veneti è Matteo Ardemagni, che non ha mai sfondato in Serie A, ma negli anni si è affermato come bomber di categoria cadetta.

Ma non solo, ce ne sarebbero altri che meriterebbero di essere menzionati: Alex Cordaz, che a Cittadella si è rilanciato dopo periodi bui in giro per l’Europa; Max Busellato, prezzo pregiato del campionato di B o Cristiano Biraghi, oggi terzino titolare della Fiorentina.

Da ultimo, ecco i due talenti più freschi lanciati dai veneti e contesi da qualche club di Serie A: il primo è un centravanti, ivoriano e di scuola Inter. Proprio lui: Christian Kouamè, attaccante classe ’97 che da qualche stagione sta facendo veramente bene in Serie B e a gennaio ha avuto richieste dal Crotone ma non solo. L’altro talento cristallino è senza dubbio Marco Varnier, difensore centrale classe ’98 che gioca già come un veterano. Preciso e puntuale, Varnier flirta anche spesso con il gol:non è un caso che l’Inter lo osservi da tempo e si dice possa essere pronta a fare un’offerta in estate.

Lavoro, programmazione e giovani talenti: la roccaforte del Cittadella, società solida che si difende con le sue mura medievali.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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