E’ un Giorgio Chiellini a tuttotondo quello che si è raccontato nell’intervista concessa a La Stampa.”Il tempo è volato via, sono rimasto solo”, ha esordito il neo capitano della Juventus dopo l’addio di Gigi Buffon.”Attorno a me la società è risorta, valicando forse le aspettative, e la cosa bella è che pone sempre nuove sfide, sprona ad andare oltre i limiti. A tutti i livelli, non solo sul campo. Spiace solo che, correndo a mille all’ora, a volte non ti fermi a godere le vittorie”. Il difensore bianconero si è soffermato a parlare di tanti temi che ora via via riassumeremo.

CR7 – “Umile e scrupoloso, non mi stupisce: era già significativa la scelta di rimettersi in gioco a 33 anni. La sua personalità vincente è riuscita a colmare il vuoto lasciato nel gruppo dall’addio di Buffon: Cristiano è un faro, un riferimento, trascina positivamente con un atteggiamento che per lui è normale. La nostra partenza non è casuale: oltre ai 4 gol, ai 4 assist e ai 100 tiri c’è l’esempio. Turbato dalle accuse? Lo vedo sereno, lavora con il sorriso”.

SCIA DI VITTORIE – “Ci sentiamo imbattibili? Assolutamente no: se non affrontiamo le partite nel modo giusto, se non ci mettiamo la testa, diventiamo vulnerabili come tutti. Barcellona e Real insegnano”.

ANTI-JUVE – “Napoli e Inter, le altre qualcosa lasceranno. Il Milan cresce e la Roma è giovane, penso puntino alla Champions”.

HIGUAIN – “E’ una bella persona, tutta la Juve gli è grata. Per me è stato sorprendente scoprire un ‘nove’ così generoso e altruista: da avversario, non lo immaginavo”.

NAPOLI DI ANCELOTTI – “E’ più imprevedibile e quindi più pericoloso, meno schematizzato e quindi più vulnerabile: Ancelotti è un grande uomo, ma spero ci metta un po’ a trovare l’equilibrio giusto”.

CHAMPIONS LEAGUE – “Sogno? No, l’asticella va alzata: è un obiettivo. D’altronde veniamo da ottimi piazzamenti e da due finali, ora siamo cresciuti in qualità. Non è un’ossessione, però, e sappiamo bene quanto sia dura: pensate al Real, il club più vincente, quanto ha faticato per alzare la decima”.

POGBA – “Che ragazzo è? Speciale, lo abbiamo cresciuto bene. E’ baciato da madre natura per fisico e tecnica, come LeBron James o Bolt: deve solo diventare più leader in campo, le capacità morali ci sono, ma ha solo 25 anni e troppe responsabilità addosso. Legatissimo alla Juve? E i media ci giocano. In realtà chiunque è passato da qui negli ultimi anni ha un bel ricordo, perché è testimone di un’alchimia positiva, di una continua crescita sportiva e aziendale”.

MOURINHO – “Un aggettivo per lui? Enigmatico. Vorrei conoscerlo meglio. Da amante del calcio, andrei volentieri a cena con lui, come con Guardiola: sono uomini che hanno cambiato la storia del calcio”.

NAZIONALE – “E’ più difficile. Un club i calciatori può comprarli, ma la generazione Under25 è di buon valore: ha solo bisogno di fare esperienza e guadagnare fiducia. Il percorso non è brevissimo, ma i risultati arriveranno: non so se all’Europeo potremo lottare per vincere, certo saremo competitivi. Mondiali visti in tv? La mia delusione più grande. Non avrò un’altra occasione. Fino a quando resto in Azzurro? Non faccio programmi: vivo giorno per giorno, convocazione per convocazione. Quota 100 con il Portogallo? Ho varcato i sogni più belli d’ogni bambino: sono orgoglioso, ma ho ancora voglia di migliorarmi”.

MANCINI – “Cosa mi ha colpito di lui? La capacità, pur non essendo di molte parole, di trasmettere serenità e fiducia: in un periodo di ripartenza è preziosa”.

MAROTTA – “Me lo immagino in un club o in Federazione? Il direttore, con le sue capacità professionali e umane, può fare tutto. In tanti anni, mai sentito nessuno parlarne male. Non mi aspettavo l’addio, provo gratitudine e affetto”.

DOPO IL RITIRO – “Come mi immagino? Dietro una scrivania, con un po’ di tempo in più per la famiglia. Mi piacerebbe fare qualcosa per questo club, ma ora penso a giocare”.

Antonio Alicastro