Se tre anni fa aveste camminato per le strade di Sheffield, uno dei massimi centri dello South Yorkshire e aveste chiaccherato con i tifosi dello Sheffield United, una delle due squadre di casa, profetizzando il loro arrivo in Premier League entro tre stagioni, vi avrebbero riso in faccia. Ieri, i Blades sono ufficialmente tornati nel massimo campionato inglese.

Infatti, dopo il pareggio di ieri del Leeds United contro l’Aston Villa e  la vittoria per 2-0 dei biancorossi sull’Ipswich Town davanti a 30.000 di Bramall Lane di sabato, i Blades sono passati dalla League One alla Premier League in tre stagioni. L’autore di questa straordinaria impresa non poteva essere che uno di loro, Chris Wilder, un 51enne di Stocksbridge, un piccolo centro della regione, cresciuto con lo Sheffield nel sangue e la grinta che possono avere solamente le persone nate e cresciute fra le acciaierie. Eppure, alla base della sua impresa c’è un modello tutt’altro che operaio: infatti, il modello a cui si è ispirato – e si ispira tutt’ora – Wilder è il Bournemouth di Eddie Howe, una squadra molto più “signorile”.

Proprio come Howe, infatti, anche Wilder ha centrato la storica impresa di portare un club dalla League One alla Premier, il tutto in sole tre stagioni. Arrivato nell’estate 2015, quando il club militava in League One, nella sua prima stagione ha chiuso all’undicesimo posto. Poi, l’anno seguente, nonostante una partenza lenta che ha visto lo Sheffield conquistare un punto nelle prime quattro partite, ha vinto il campionato con il record di 100 punti.

Durante la prima stagione di Championship, i Blades si sono trovati in testa a novembre ma, negli ultimi mesi, sono crollati, chiudendo l’annata al decimo posto, a soli 6 punti dai playoff.  Decisivi, la scorsa estate, gli arrivi di David McGoldrick, John Egan, Dean Henderson e Oliver Norwood che hanno avuto un grosso impatto sulla stagione dello United, divenendo pedine fondamentali in chiave promozione.

A ricordare l’importanza del modello delle Cherries ci ha pensato anche George Baldock, uno dei primi acquisti dei Blades sotto la gestione di Wilder, arrivato a Sheffiled nell’estate 2017, ed oggi uno dei punti focali della squadra, che al termine della gara di sabato ha dichiarato: “Ricordo che durante la mia prima stagione qui il manager parlava molto del Bournemouth e di come molti dei loro giocatori iniziarono League Two e si fecero strada fino alla Premier. Diceva: <<Perché noi non dovremmo essere in grado di fare una cosa simile?>> E se guardi agli undici di partenza di oggi, ci sono molti giocatori che sono cresciuti con il club. Molti dei ragazzi sono ancora qui dalla stagione in League One. Tutti siamo cresciuti insieme.”

Fra di essi, anche  Jack O’Connell, e l’attaccante Scott Hogan, autore delle due reti contro i Villains. A loro si aggiungono il difensore Chris Basham, i centrocampisti John Fleck e Mark Duffy, e il capitano Billy Sharp, attaccante da record del club, subentrato sabato nel finale di gara e autore di 24 reti stagionali, nonché grande tifoso dei Blades. Proprio Sharp  e il suo essere “uno di Sheffield”  come Wilder è stato riconosciuto da Baldock come uno dei fattori più importanti in questa impresa: “La loro presenza è stata fondamentale. Avere due persone che ci guidano in campo e che sanno così tanto che cosa significa questo club per le persone di questa città e ci fanno capire cosa voglia dire indossare questa maglia è molto importante. Sono state annate difficili per i tifosi e la città, e siamo fieri di aver regalato loro questo sogno.”

E il sogno non è ancora finito. Infatti, se è vero che dopo domenica i Blades hanno raggiunto matematicamente la promozione grazie ad una grande differenza reti, nell’ultimo turno potrebbe arrivare addirittura il titolo in caso di vittoria e contemporanea sconfitta dell’Aston Villa contro il Norwich.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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