In principio fu Octavio Augusto Milego Diaz, eletto primo presidente con il lancio di una monetina. Esattamente un secolo fa nasceva il Valencia, il pipistrello giallorosso che è diventato uno dei club più prestigiosi di Spagna.

Inizialmente allo stadio Algiros, nel 1923 si trasferisce al Mestalla, dove ha sede ancora oggi, e vince il campionato della comunidad valenciana. La Liga ancora non esisteva. Quando viene creata nel 1928, il Valencia viene inserito in Segunda e comincia la sua scalata, interrotta dalla guerra civile.

Dopo il conflitto comincia l’età d’oro dei giallorossi: Coppa del Re 1941, Liga 1942, 1944 e 1947 e Coppa del Re 1949 e 1953 – si chiamava Copa del Generalisimo, in onore di Francisco Franco. Il Mestalla non teneva l’afflusso dei tifosi della comunidad e si decise di ristrutturarlo, arrivando a un impianto da 50mila posti. Il Mestalla – nome che deriva dal torrente che scorre sotto lo stadio e il quartiere – diventa un gioiello: per capirci, conteneva più persone dell’attuale Allianz Stadium.

Negli anni ’60 il campionato comincia a dare meno soddisfazioni, ma in compenso il Valencia si afferma in Europa con una storica doppietta in Coppa delle Fiere (1962 e 1963; l’anno seguente perderà in finale contro il Saragozza). Sono gli anni della quarta Coppa del Re (1967) e dei primi derby contro il Levante, l’altra squadra cittadina, fondata nel 1909 ma fino ad allora mai promossa in Primera Divisiòn.

Nel 1970 arriva in panchina Alfredo di Stefano, ex leggenda del Real Madrid e vincitore di due Palloni d’Oro. Con lui il Valencia vince lo scudetto nel 1971 e ottiene la prima qualificazione in Coppa dei Campioni, trofeo che tuttora non ha mai vinto. Erano gli anni di Mario Kempes, attaccante argentino che guidò la sua squadra a una storica Coppa delle Coppe, in cui eliminò Rangers, Barcellona e Arsenal. Grazie a quel successo, disputò e vinse anche la Supercoppa Europea l’anno seguente.

Gli anni ’80 sono il periodo più buio nella storia del club. Evitata all’ultimo la retrocessione nel 1983, il Valencia si ritrova nei debiti fino al collo e scende in Segunda nel 1986, dopo 55 anni ininterrotti in Primera. A Vicente Tormo succede alla presidenza Arturo Tuzon, che riprende Alfredo Di Stefano in panchina. E i Blanquingrenes si riprendono la prima divisione.

La città rimarrà senza trofei per 19 anni. Sarà un certo Claudio Ranieri a rimediare, vincendo nel 1999 la Coppa del Re e la prima Supercoppa di Spagna nella storia del club. Con Hector Cuper il Valencia arrivò al suo punto più alto, con due finali di Champions consecutive. Entrambe perse: nel 2000 3-0 contro il Real Madrid a Parigi e nel 2001 ai rigori contro il Bayern Monaco a Milano.

Il ciclo continua con un giovane Rafa Benitez, che riporta la Liga a Valencia dopo 31 anni nel 2002 e la rivinse nel 2004, portando in bacheca anche la prima Coppa Uefa della storia – 2-0 contro il Marsiglia a Goteborg – e la seconda Supercoppa Europea. Oltre alla Coppa del Re 2008, di lì in poi i giallorossi hanno fatto parlare di sè soprattutto per le vicende finanziarie, tormentate fino alla cessione all’imprenditore singaporiano Peter Lim nel 2014 per 420 milioni di euro.

Sempre costante in Champions League, dove è stato eliminato nella fase a gironi da Juventus e Manchester United, il Valencia è ottavo in classifica ed è ai quarti di Europa League contro il Villarreal. In ricordo di tempi migliori e alla ricerca di quella coppa dalle grandi orecchie che ancora manca. L’ultimo tassello per una storia altrimenti quasi perfetta.

Stefano Francescato