Questa è la storia di una bambina della scuola elementare di Minerbe, un piccolo comune di 4500 abitanti vicino a Verona, che non può pagare la mensa scolastica. Il sindaco gliela toglie e lei finisce per mangiare cracker e scatolette di tonno. Una situazione umiliante, denunciata dalle opposizioni in consiglio comunale e arrivata fino alle orecchie di un benefattore davvero speciale.

Questa è la storia di chi, come Antonio Candreva, ha sentito la storia e ne è rimasto colpito. Il giocatore dell’Inter ha alzato il telefono, si è fatto spiegare i dettagli dallo stesso sindaco Andrea Girardi. E ha detto soltanto: “Non preoccupatevi, pago tutto io“. Non voleva che si sapesse in giro, è stato lo stesso sindaco a fare il nome di Candreva.

Questa è la storia di una vicenda che ha suscitato tante tensioni politiche, come al solito – la bambina è di origine straniera e a Minerbe comanda la Lega -, ma il suo senso è riassunto da Marcello, il papà di Candreva: “Mio figlio ha fatto un gesto di cui vado orgoglioso – commenta emozionato –, è sempre stato sensibile e lo è ancora di più da quando è diventato papà (ha due figli, ndr). E’ sempre andato, senza clamore, a far visita agli ospedali pediatrici e si è impegnato per i terremotati dell’Aquila“. Un anno fa, ad esempio, aveva colpito con una pallonata uno steward durante Torino-Inter e si era immediatamente messo in contatto con il ragazzo, a cui era stata asportata la milza.

Questa è la storia di chi, anche se non è un campione – soltanto 15 presenze e una rete in stagione – riesce a fare la differenza, dentro e soprattutto fuori dal campo. Di chi dimostra che al razzismo in questo tumultuoso mondo del calcio si risponde con i fatti più che con gli hashtag. Di chi dimostra che gli stereotipi sugli italiani xenofobi per principio sono balle. E anche, perché no, di chi si accorge di questi gesti splendidi e gli dà spazio – andate a cercare #candreva su Twitter e guardate che risonanza ha avuto. In attesa di rivederlo in campo, onore ad Antonio Candreva, esempio di come il calcio sappia regalare anche belle storie.

Stefano Francescato