Lo dice anche Vasco Rossi: “Basta poco“. 9 lettere che riassumono la stagione di Hakan Calhanoglu, iniziata male ma che si sta concludendo con un crescendo.

Il trequartista turco nelle prima parte di stagione è stato spesso oggetto di critiche e rimproveri, spesso anche ingenerosi. Arrivato dopo una stagione travagliata al Bayer Leverkusen, conclusasi con qualche mese di stop forzato a causa di una squalifica legata a tesseramenti illeciti, Calhanoglu ci ha messo un po’ a entrare in forma e a vestire i panni di trascinatore.

Sicuramente, l’uomo che ha invertito la rotta del fantasista turco è stato Rino Gattuso, abile nel motivare il ragazzo e a tirar fuori tutta la cattiveria agonistica accumulata durante lo stop forzato. Perchè per passare da “il numero 10 più scarso della storia del Milan” a “un elemento imprescindibile per la squadra”, effettivamente, basta poco.

Qualche partita per adattarsi al ritrovato 4-3-3 (dopo che Montella gli aveva ritagliato un ruolo da mezzala nel 3-5-2 o da trequartista nel 3-4-1-2) e la musica è cambiata: dalla “Marcia funebre” di Beethoven si è passata alla “Marcia alla Turca” di Mozart, o meglio, alla “marcia del turco“. Perchéproprio come nei due spartiti sopracitati si passa da un ritmo quasi lancinante, lento e logorante, anche l’andamento di Calhanoglu è cambiato radicalmente. Scordatevi il giocatore lento e macchinoso che perdeva un sacco di palloni in mediana, o di quello che tirava indietro il piede nei contrasti. Il Calhanoglu 2.0 è tornato ad essere quello che, proprio come esterno sinistro, aveva incantato con la maglia dell’Amburgo: palla portata a testa alta, cambi di gioco a tagliare il campo, assist al bacio e tiri irresistibili. Insomma, tutto il repertorio che i fanatici di Bundesliga hanno apprezzato.

Ma per stessa ammissione sia del giocatore che di mister Gattuso, c’è ancora da lavorare. Da limare è l’atteggiamento: la ancora giovane età del ragazzo non gli fa scattare il meccanismo di recuperare palla una volta persa (vedere strigliata post Juve-Milan) e, da buon giocatore di cuore, Ringhio chiede al suo dieci di essere ancora più generoso.

Calhanoglu, la musica è cambiata: per passare da oggetto misterioso a sarto che tesse le trame offensive del Milan, dopo tutto, basta poco.

a cura di Gabriele Amerio