Suona il gong per il calciomercato estivo di Serie A e, a campionato già iniziato, è tempo di bilanci. C’è già un numero: sono stati spesi 1,17 miliardi di euro, in ascesa rispetto agli ultimi anni. Siamo dietro alla Premier (1,55) e alla Liga (1,32), ma ampiamente davanti ad altri campionati top come Bundesliga (0,74) e Ligue 1 (0,65).

C’era molta attesa sul fronte Juventus, che è e rimane la squadra da battere. Maurizio Sarri ha preso il posto di Massimiliano Allegri, ma la rivoluzione in campo non c’è stata. Al di là dello scambio Cancelo – Danilo, la Juve è rimasta con tantissimi esuberi che hanno fatto alzare alle stelle il monte ingaggi, al netto degli 85 milioni di spesa per Matthijs De Ligt. Higuain, Khedira, Rugani, Emre Can, Mandzukic, fino ad arrivare a Dybala. Tutti nomi dati per partenti che ora innalzano infinitamente il tasso tecnico della squadra. Tutto si può dire meno che Sarri non abbia la panchina lunga – e i risultati per ora gli danno ragione. Ma questa struttura potrà reggere a lungo termine?

La sensazione è che l’Inter sia la squadra che ha fatto il mercato più ambizioso. A partire da Antonio Conte, vero top in panchina, da lì in avanti la costruzione della rosa portata avanti da Beppe Marotta è stata da applausi. E’ arrivato il gigante d’attacco – Romelu Lukaku, l’acquisto più costoso della storia nerazzurra – ed è stato puntellato il centrocampo con Alexis Sanchez e Stefano Sensi. In più, al fotofinish, è arrivato anche l’addio – o arrivederci a giugno – di Mauro Icardi. Difficile chiedere di più, ora però servono risultati.

Mkitaryan e Kalinic sono gli ultimi innesti della Roma, che è rimasta prigioniera di un campionato 2019 da dimenticare e cerca di ripartire con Fonseca. Ma ci sono anche Mancini, Zappacosta e Spinazzola, più gli addii di Manolas ed El Sharaawy. Tutto nella norma, ma bisogna arrivare almeno in Champions per non dichiarare di nuovo fallimento.

Che dire del Napoli? Ancelotti ha chiesto e ottenuto di puntare sulla squadra che ha apprezzato nella scorsa stagione. Puntellata la difesa con Manolas e Di Lorenzo, non ha però ottenuto la punta che aveva chiesto. Gli è arrivato in cambio Hirving Lozano, che in mezz’ora ha già messo in crisi la pedina della Juventus. Difficile, però, che basti il messicano da solo a risvegliare ogni volta gli azzurri dai momenti difficili.

Infine, due squadre che hanno lavorato sottotraccia, una per scelta e una per obbligo. La prima è la Lazio, di cui Simone Inzaghi lamenta non si parli abbastanza. Forse è vero, come è anche vero che sostanzialmente l’estate non ha cambiato niente. Sarà la stessa Lazio del 2019, poco altro da dire.

La seconda è il Milan, azzoppato dall’accordo con l’Uefa che lo esclude dall’Europa – ma mette per ora al sicuro i conti. L’obiettivo era mettere a posto l’aspetto economico e piano piano ci si sta riuscendo, nonostante non sia arrivata la cessione di peso necessaria per l’aggiustata finale. Tanti giovani – Leao, Bennacer, Theo Hernandez, Duarte -, al solo e unico scopo di realizzare plusvalenze di lusso. Trattenere i big anche per questa stagione è già un successo. Un altro è stato lo scambio Andrè Silva – Rebic, andato in porto in queste ultime ore. Complicato, però, per Marco Giampaolo sperare più in alto del quarto posto.

Chiusura – amara – sulle neopromosse. La norma dice che due su tre tornano da dove sono venute in men che non si dica. La lotta per la salvezza è stata spesso più appassionante di quella scudetto – soprattutto l’anno scorso -, ma certamente in poche hanno saputo e potuto fare un mercato ambizioso. L’unica con delle certezze è il Brescia, che ha anche realizzato il colpo mediatico di riportare a casa Balotelli. Le altre si arrangiano con quello che hanno, in attesa che qualche squadra di lunga permanenza in A decida, con la sua crisi, di darle una mano. Sampdoria e Spal, ad esempio.

Stefano Francescato