Siamo nel 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità rompe un tabù dal grandissimo valore sociale e mediatico affermando che l’omosessualità è: “una variante naturale del comportamento umano“. Di li in poi il coraggio pervaderà le vite di molti atleti rimasti all’oscuro, atleti che combattevano la propria battaglia per l’uguaglianza, ognuno a modo suo, chi strillando, chi in silenzio, tutti volti ad un fine comune:  toccare con mano una libertà agognata ma osteggiata per anni, ma non per tutti il percorso sarà in discesa…

 

Justin Fashanu: Una vita in fuga…

Ci sono storie che colpiscono dritte al cuore, storie destinate ad aprire una breccia emotiva e a far riflettere ognuno di noi, bloccandoci con un intervento a gamba tesa dalla monotonia quotidiana. Justin Fashanu è un nome che ai più dirà poco, ma è stato un uomo, prima che calciatore che ha marchiato la  storia del calcio, sia per le sue grandissime doti techiche sia  per essere stato il primo a dichiarare la propria omosessualità, nel mondo del pallone. La sua carriera si dividerà fra molteplici squadre inglesi tra le quali annoveriamo il Norwich City (dove muoverà i primi passi) e molte altre (Leyton Orient, Notts County..) in un peregrinare che lo porterà sia nella lontana Australia che negli Usa fino ad arrivare nel freddo Canada. Durante la sua carriera avrà tempo di conoscere Brian Clough, leggendario allenatore del Nottingham Forest, con il quale avrà un acceso diverbio. Pare che Clough prese da parte Fashanu intimandogli di non frequentare più dei Pub per Gay, dopo che la voce si era sparsa a macchia d’olio sia tra i media che tra i compagni di squadra di Fashanu. ma torniamo al 1990 (proprio l’anno della dichiarazione dell‘OMS, sopra citata), si perché Fashanu si dichiarerà al mondo intero proprio in quella stagione, addirittura con uno scoop a grandi lettere. Il calciatore venderà la sua intervista al Sun per 70 mila Sterline, un’ intervista fiume nella quale il giovane Justin dichiarerà tra le altre cose, di essere andato a letto con un parlamentare britannico. Di li in poi Justin cadrà in una spirale maledetta che lo porterà al declino economico e al crepuscolo della propria vita. La cattiveria sputata contro il giocatore ex Norwich non avrà fine, portandolo a dover emigrare negli Usa per seguire la propria passione, nonché lavoro e ad essere trattato come un reietto anche da parte del fratello John (anch’esso calciatore). Nel 1998 accadrà il fattaccio. Si, perché Fashanu verrà accusato da un ragazzo 17 enne di violenza sessuale, accusa dalla quale il calciatore si difenderà parlando di rapporti consenzienti e di un ricatto finito male. La polizia si metterà sulla tracce e nel pieno tripudio di stampa e indignazione Fashanu verra trovato morto impiccato in un garage nella periferia di Londra. Cala il sipario su una storia dalla violenza inaudita, che sembra cosi lontana da noi ma non lo è affatto.

 

Bigottismo all’italiana 

Come dimenticare la perla  di Antonio Cassano quando, nel 2012 incalzato dalla domanda di un giornalista, dichiarò:“So’ froci, so’ problemi loro. Mi auguro che non ci siano veramente in nazionale”. Parole che non meritano commenti, in un teatrino che in quell’Estate vide Cecchi Paone lanciare il sasso con dichiarazioni a mezza bocca su presunti omosessuali nella rosa della nazionale italiana.  E ancora, come non citare la dichiarazione del presidente della lega nazionale dilettanti Felice Belloli che, nel 2015, espresse il suo concetto in una frase inequivocabile:  “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a quelle quattro lesbiche…“. Ora, con la sua dichiarazione si entra in un universo già trattato qui sul nostro sito, quello del calcio femminile. Un universo discriminato, sottovalutato e ignorato costantemente fino agli europei del 2019 dove il calcio italiano si é reso conto che esistono anche le donne e anche loro, incredibilmente, giocano a calcio. Rimanendo in tema, sicuramente l’argomento omosessualità nell’universo pallonaro al femminile assume altre sfumature: infatti sono numerose le calciatrici che fanno coming out e pubblicano tranquillamente foto con le proprie compagne sui social network, il che dovrebbe rappresentare la normalità e non un eccezione. Inoltre, analizzando la lista delle ragazze dichiarate ci si trova di fronte ad una lista molto più lunga rispetto ai colleghi del mondo maschile. Un’immagine simbolica, volta a ribadire la diversa concezione culturale è rappresentata, sicuramente, da Abby Wambach che bacia la propria fidanzata (in tribuna) dopo la vittoria del mondiale nel 2015.

 

Il resto del mondo

Ci sono storie che si sfiorano ma che hanno delle differenze marcate, ci sono calciatori che hanno fatto coming out durante la loro carriera e altri che una volta appesi gli scarpini al chiodo si sono sentiti finalmente liberi. Iniziamo parlando con Thomas Hitzlsperger, ex di Bayern Monaco, Everton e con una fugace apparizione nella Lazio, dove però non riuscì a farsi notare. Il giocatore tedesco ammise di aver fatto outing solamente a fine carriera per una scelta personale, per una tranquillità durante la vita da calciatore. Continuiamo parlando di chi, invece, coraggiosamente ha dichiarato la propria omosessualità mentre era nel pieno della propria carriera. Stiamo parlando di Anton Hysén, calciatore svedese che militava in terza categoria. La sua ammissione ebbe un eco impressionante, ripresa addirittura dal Daily mail che non si lasciò sfuggire questo scoop. Ad oggi, secondo Wikipedia, il calciatore milita nel Torslanda, piccolo club svedese. Un’altra storia che ha dell’incredibile é quella di Graeme Le Saux. La carriera del francese assume contorni spiacevoli quando comincia ad essere insultato pesantemente da avversari e tifosi riguardo alla sua, presunta, omosessualità, smentita più e più volte dal diretto interessato. Sarà stato per il cognome francese mal digerito da avversari e stampa locale o per il fatto che il calciatore in questione leggesse il Guardian (queste le ipotesi scritte nella biografia di Le Saux). Una storia assurda, impensabile a tratti incomprensibile quella di Le Saux, vessato per una carriera intera e, ad oggi, membro dell’Inclusion Advisory Board della Football Association (una commissione che cerca di favorire l’inclusione delle diversità nel calcio).

 

Landon Donovan non ci sta…

L’ultimo terribile episodio, in ordine cronologico, si è consumato in USL (Serie B americana). Durante il match fra San Diego Loyal e Phoenix Rising FC l’allenatore dei San Diego ha deciso di ritirare la squadra nel primo minuto del secondo tempo e abbandonare il match. Ma cosa è successo per arrivare a tanto? Da quanto appreso dai media statunitensi, il centrocampista dei Loyal, Collin Martin  (unico calciatore omosessuale, dichiarato, nelle categorie professionistiche statunitensi)sarebbe stato, ripetutamente, oggetto di scherno e offese di stampo omofobo, da parte di Junior Flemmings (centrocampista dei Rising). Un episodio inqualificabile che necessitava di una presa di posizione ferma e decisa. Donovan ha chiesto ripetutamente all’arbitro e al coach dei Rising (Rick Schantz) di sostituire Flemmings (autore degli insulti) per cercare di mediare e placare gli animi. A seguito delle risposte negative, Donovan non ha chinato la testa ma, in accordo con la propria rosa, ha deciso di abbandonare il campo, subendo ovviamente una sconfitta a tavolino per 3-0. A seguito del match in questione, l’ex leggenda USA intervistata dai media ha dichiarato che c’è qualcosa che va oltre una semplice partita di calcio e che è ora di alzare la voce su alcuni argomenti tralasciati per tanti, troppi anni.