Il Torino è una delle squadre al di sotto delle aspettative dopo il girone di andata. Decima in classifica con 25 punti è la squadra con il maggior numero di pareggi (10) a fronte di solamente 5 vittorie (peggio in tal senso hanno fatto solo Genoa, Crotone e le tre neopromosse). La situazione non è drammatica anche perché i granata distano soltanto 5 punti dal sesto posto – occupato al momento dalla Sampdoria -, l’ultimo disponibile per tentare l’ingresso in Europa. Le aspettative però erano ben altre in una squadra che, con Belotti, Ljajic e Iago Falque, dispone di un potenziale offensivo letale: il Gallo, in particolare, nel corso di questa prima parte di stagione è stato vittima di più infortuni che ne hanno limitato la sua presenza in campo e quando vi è sceso non è stato in grado di lasciare il segno come lo scorso anno.

Ieri, al termine della partita casalinga contro il Genoa, pareggiata per 0-0, il presidente del Toro, Urbano Cairo, ha rilasciato un’intervista a tutto tondo al “Corriere Torino“. Cairo, in realtà, sostiene che, classifica alla mano, la squadra non è poi così lontana da dove ci si immaginava a metà agosto. Non nasconde, però, che si potesse fare molto meglio: “Siamo lì, a due punti e non a dieci da dove volevamo essere, ma c’è un po’ di rimpianto. Potevamo avere un bel po’ di punti in più se solo alcune partite le avessimo chiuse e portate a casa, com’era poi possibile fare; penso a gare come quella con il Verona, il Chievo e quest’ultima con il Genoa“.

Tutti pareggi interni che sanno di occasioni perdute per una squadra che arrivata a questo punto non può pensare di accontentarsi: “Dobbiamo fare un salto di qualità, quel che fin qui è un po’ mancato: non sei più la squadra che ha degli obiettivi minimi, ma ne hai di più ambiziosi e importanti. Per raggiungerli devi però fare un passo avanti, e credo che la squadra per farli ci sia tutta. Adesso dobbiamo fare quel qualcosa in più“.

Inevitabile poi che l’attenzione venga posta sull’allenatore, quel Sinisa Mihajlovic spesso al centro delle critiche per le tante rimonte subite dal Torino in questa stagione. Cairo, però, lo difende e dice: “Mai stato in discussione. L’ho sostenuto e appoggiato, sempre. Siamo alla settima stagione con lo stesso mister, prima Ventura poi Sinisa. Tutti sulla stessa barca, per ottenere l’obiettivo. Quest’anno non è stato fortunato, purtroppo. Ma lo vedo sempre molto sul pezzo, motivato e determinato. E poi fortuna e sfortuna in un campionato alla fine si compensano. Ci sono stati dei momenti in cui potevo avere idee differenti, ma ci siamo sempre parlati, con franchezza e lealtà. Dopodiché, la decisione finale spetta a Sinisa. Fa le sue valutazioni, magari tenendo conto di quel che gli viene detto. Ma il mister è lui“.

Sinisa Mihajlovic, allenatore del Toro dall’estate 2016.

Il mercato invernale è alle porte e, nonostante sia auspicabile qualche ritocco alla rosa per cambiare marcia nel girone di ritorno, il presidente di RCS MediaGroup si mostra cauto. “Se uscirà qualche giocatore vedremo di rimpiazzarlo adeguatamente. Ma ricordo che in difesa e a centrocampo abbiamo tantissime soluzioni, potrebbe tornare Lukic, mentre Edera s’è rivelato interessantissimo e ha tantissime richieste in A. Il rischio è di ritrovarsi con ragazzi che non fanno un minuto“. In particolare, la necessità più grande sembra quella di trovare un sostituto all’altezza per Belotti, al momento ai box per un infortunio e che in questa prima parte dell’anno sta faticando parecchio: si parla di Giampaolo Pazzini, ma Cairo fa capire che non è un obiettivo: “Pazzini come vice Belotti? Cerchiamo un attaccante utile per noi anche in futuro, non abbiamo fretta di mettere una toppa solo per questi sei mesi. Con tutto il rispetto per la punta del Verona, cerchiamo giocatori più giovani, che ci diano garanzie anche in futuro. Come Niang, che dalla sfida contro il Genoa è uscito come tutti noi ci aspettavamo: ha giocato alla grande nel ruolo che ha già occupato a Genoa”.

Infine, al giornalista che gli fa notare di avere gli stessi punti del Milan che a inizio stagione aveva dichiarato pubblicamente di puntare alla qualificazione in Champions League, Cairo è convinto che “arrivare davanti ai rossoneri non è un’eresia, ma sinceramente non mi interessa: vorremmo arrivare dove ci siamo detti che era il nostro traguardo. Io mi sono impegnato per fare una squadra che avesse alternative e un obiettivo realizzabile“.

Adesso testa al Derby della Mole, in programma mercoledì sera allo Stadium. Appuntamento cruciale per i granata soprattutto perché l’Europa League potrebbe arrivare attraverso la vittoria in Tim Cup: l’ostacolo però sembra proibitivo e il presidente ne è consapevole: “Allo Stadium la Juve non ha perso molte partite – ricorda Cairo -, ma noi dobbiamo crederci, e metterci l’anima: un derby è un derby“. Crederci è d’obbligo, quindi: già, perché il Toro nella tana dei bianconeri ha strappato un pareggio la scorsa stagione e nel 2015, invece, ha dovuto arrendersi soltanto al 93esimo quando Juan Cuadrado ha siglato il gol del 2 a 1.

Inoltre, la roboante sconfitta patita il 23 settembre (4-0) brucia ancora. I presupposti per prendersi la rivincita ci sono tutti. E si sa, i derby non si giocano … I derby si vincono.

Alessandro Badalin