Siamo nell’estate del 1990, Cagliari ed i suoi tifosi sono in estasi dopo che Ranieri con una cavalcata
pazzesca ha riportato la squadra dall’inferno della Serie C alla Serie A. Quell’estate però non viene
ricordata solamente per quell’impresa ma anche per l’arrivo di uno dei più grandi e stimati giocatori del calcio uruguaiano: Enzo “El Principe” Francescoli.
Esattamente 30 anni dopo la storia sembra ripetersi con l’arrivo questa volte di un Faraone e non di un
principe: Diego Roberto Godín Leal.
Un difensore roccioso, ruvido e con il volto di chi ha combattuto nella vita. Un uomo di 34 anni che può
vantare 10 trofei nel suo palmares più due finali di Champions con l’Atletico Madrid.
Diego lo scorso anno esordisce in serie A con la maglia dell’Inter proprio contro il Cagliari e non può
essere una coincidenza. Quella squadra che ha visto militare nelle sue fila Francescoli, il suo idolo
d’infanzia, ed è la città di origine della moglie Sofia Herrera, figlia di Pepe Herrera ex calciatore del club
sardo

“..Per me giocare bene è vincere..”

Un uomo prima che un giocatore, si perchè Diego non è mai andato fuori dagli schemi ma ha sempre
lavorato per ottenere il massimo risultato e lo ha fatto con il sacrificio ed il sudore. Il simbolo perfetto del
Cholismo e della “garra” uruguagia. Tutte queste caratteristiche lo hanno portato a trasformarsi da El
Faraon a El Capitan dell’Atletico Madrid e dell’Uruguay ereditando la fascia da un altro guerriero come
Lugano.
Ora non starò qua a raccontarvi per filo e per segno l’intera carriera del Faraon tra il Cerro, il Villareal di
Pellegrini e l’Atletico Madrid del Cholo Simeone perchè basta guardare l’ultima annata con l’Inter per
capire di che pasta sia fatto.
Diego è partito in silenzio, non ha mai parlato nonostante qualcuno lo avesse etichettato come “bollito” o
flop del mercato estivo dell’Inter. Dopo qualche prestazione opaca , le difficoltà ad adattarsi al 3-5-2
contiano la hanno fatta da padrona, il mister interista decide di farlo accomodare in panchina sempre più
spesso fino a fargli perdere il posto da titolare.

Dopo il Lookdown il Faraone però vuole esserci e vuole dimostrare di essere ancora un giocatore vero
ed è proprio nel momento più importante della stagione neroazzurra che escono fuori tutte le sue qualità
migliori. Le prestazioni del difensore uruguaiano tornano ad essere quelle di alto livello che hanno
caratterizzato tutta la sua carriera e Conte non può più fare a meno di quel leader silenzioso dello
spogliatoio per sognare un trofeo dopo quasi 10 anni di digiuno.
In un’intervista rilasciata a Sky dopo la partita con il Bayer Leverkusen si vede tutto il carattare di Godin:
Per me prima che il calciatore è importante la parte umana, il rispetto. Sapevo che se non giocavo
dovevo lavorare di più e ho fatto quello. Mi sono allenato sempre di più nel lockdown, sono tornato più
forte e sono entrato in squadra piano piano rispettando il compagno: se sto in panchina devo rispettare
chi gioca, anche se il giocatore vuole sempre giocare. Metto sempre davanti la squadra, la cosa
importante è che vinca l’Inter”
L’esperienza neroazzurra di Diego Godin finirà con un goal di testa,l’ennesimo in una finale europea,
che è il simbolo della sua rinascita in un calcio diverso ma in cui ha ancora moltissimo da dare.
Nel calcio sudamericano uno come l’uruguagio viene etichettato con l’epitepo di caudillo che è
destinato a chi sa trascinare la squadra non solo con le sue doti tecniche ma soprattutto con la forza ed il
carisma della personalità.
Un caudillo per Di Francesco e per il Cagliari, l’ennesima nuova sfida che Diego vorrà vincere ad ogni
costo. L’esperienza del difensore sarà fondamentale per riportare il Cagliari sempre più in alto nella classifica della serie A e servirà ad aiutare i tanti giovani nella rosa del club sardo.

Per i tifosi interisti è stato un onore poter avere nella propria squadra un giocatore incredibile come
Diego Godin e sono pronto a scommetterci che ci metterà pochissimo ad entrare nel cuore dei tifosi sardi.