Diciannove anni di carriera sulle spalle e, come spesso accade, il pensiero torna al passato.
Lascio il calcio, ho fatto tutto ciò che sognavo di fare quando ero bambino”, firmato Nicolas Burdisso.

Una frase che sembra sentita e risentita ma, come la maggior parte dei giovanissimi che si avvicinano al pallone, neanche lui immaginava che il suo gioco preferito sarebbe stato pieno di difficoltà e sacrifici.

A differenza di tanti suoi coetanei e connazionali, Nicolas Burdisso ha saputo rialzare la testa, sempre.
L’Italia ce l’aveva nel destino e, forse, è stata proprio la consapevolezza di avere degli avi piemontesi a dargli la forza di non mollare dopo le sconfitte.

Cominciamo dal principio, dalla strada sterrata.
Sette anni trascorsi tra giovanili e prima squadra del Boca Junior. Lì, se non hai gli attributi, non resti a lungo.

Passiamo al 2004, alle olimpiadi di Atene vinte con la selezione Argentina Under 21.
Proseguiamo con la Serie A, dove di difensori 23enni speranzosi ne arrivano a palate ogni estate, ma solo pochi di loro riescono a tenere ben salde le ginocchia dopo il grande salto.
Poteva cedere, Burdisso, dopo 5 anni non felicissimi all’Inter. Era arrivato da promessa, ma aveva subìto un duro colpo quando la leucemia ha minacciato la vita di sua figlia Angelina.
Ha combattuto e vinto assieme a lei e assieme ai nerazzurri.Si è fratturato il naso nella folle rissa di Valencia – Inter ma ha vinto quattro scudetti, due coppe Italia e quattro supercoppe, entrando nella storia come l’ultimo interista a vestire la gloriosa maglia numero 3 di Giacinto Facchetti.

Poi la Roma, dove in 5 stagioni ha giocato 101 partite e dove si è trasformato in leader, faro e ultimo baluardo giallorosso.
I rapporti tesi con Rudi Garcia l’hanno poi portato a trasferirsi al Genoa dove, 33enne, ha comunque abbattuto in 4 anni il suo record personale di presenze in Serie A, arrivando a quota 108.
Infine la Mole Antonelliana, la Torino granata come luogo suggestivo in cui assistere al tramonto della sua carriera.
Svincolatosi dal club di Cairo lo scorso giugno, oggi Nicolas dice stop, dove averne viste, ed indossate, di tutti i colori.

Giuseppe Lopinto