E’ ora di dire basta. Domenica sera, il Maracanã ha riaperto i battenti, per la prima volta dopo i Giochi Olimpici e le Paraolimpiadi di questa estate. Doveva essere solamente una serata di festa e di sport: sul campo si affrontavano il Flamengo e il Corinthians – i due club più tifati del Brasile – per una partita valevole per il campionato Brasileirao (terminata 2-2).

Nonostante la partita fosse molto sentita da entrambe le tifoserie,e il rischio di scontri tra ultras molto alto, non si può giustificare, ciò che è successo. Durante l’incontro, le due fazioni sono venute a contatto, sbriciolando le reti divisorie e scatenando una vera e propria rissa sugli spalti. Ciò ha creato molte difficoltà ai poliziotti presenti, che hanno inutilmente cercato di dividerli. In seguito, al termine della partita, i tifosi del Timão, sono stati trattenuti  alcune ore all’interno dell’impianto in modo da poter far defluire il pubblico di casa: questa precauzione ha però scatenato la loro ira contro le forze dell’ordine, causando ulteriori tafferugli. Al termine della vergognosa “pancadaria” offerta dai tifosi brasiliani, la polizia ha arrestato 42 persone (11 delle quali poi sono state rilasciate), che dovranno rispondere alle accuse di “lesioni corporali, danno qualificato, resistenza qualificata, rissa in evento sportivo e associazione per delinquere.”

Proprio qualche anno fa, il sociologo Mauricio Mourad aveva pubblicato uno studio, secondo cui il Brasile era il Paese con il maggior numero di episodi di violenza e il maggior numero di morti negli stadi (con una macabra media di 7 morti all’anno). Oltretutto la maggior parte delle vittime non appartiene ad alcuna frangia violenta: spesso sono bambini, anziani o famiglie che non hanno nulla a che fare con il tifo organizzato. Dal 1988 ad oggi, sono state quasi 300 le morti legate ad avvenimenti calcistici.

Purtroppo questa è la situazione in Brasile, e, nel 2016, è assolutamente inaccettabile. Vedendo la frequenza con cui questi fatti accadono e notando le pene irrisorie che vengono afflitte ai protagonisti, si può pensare che questa forma di violenza venga tollerata. Forse perché è solo una delle tante forme di violenza che, quotidianamente, si vedono in terra carioca, contro le quali, non si attuano mai politiche efficaci?

Solo alcune riflessioni: il Paese di Neymar & co., non è il solo in cui accadono questi episodi: violenze simili hanno luogo in tutto il mondo, anche in Europa e in Italia. Il sociologo brasiliano, nel suo studio afferma che il Bel Paese si trova “solamente” al secondo posto: forse è il caso che tutti ci fermassimo a riflettere. Facciamo in modo che i proclami lanciati, ogni volta, all’indomani di questi fatti beceri e vergognosi, non cadano nuovamente nel dimenticatoio, e che si prendano finalmente le giuste contromisure per fermare queste ondate di violenza.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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