Se esiste il BeNeLux, perché non può esistere una BeNeLiga? L’idea di una fusione tra l’Eredivisie olandese e la Pro League belga rimbalza da giorni sulla stampa del Nord Europa. Sarebbe la prima unione tra tornei di due diverse nazioni in Europa.

Secondo la stampa fiamminga, si sarebbe tenuta la scorsa settimana una riunione segreta ad Eindhoven (Olanda) tra i rappresentanti di 10 club, di cui 4 belgi (Anderlecht, Bruges, Standard Liegi e Genk) e 6 olandesi (Psv, Ajax, Feyenoord, Az, Vitesse e Utrecht). Sarebbe stato steso un progetto concreto per un torneo a 18 squadre, 10 olandesi e 8 belgi. L’idea, che non è nuova, prevederebbe una ripartizione più equa dei diritti tv e un campionato più competitivo.

Il Genk ha smentito la presenza del presidente Peter Croonen, ma ha scritto in una nota di “sostenere un’iniziativa di riflessione, alla luce delle rapide evoluzioni in corso in Europa“. Dettaglio non indifferente: Croonen è anche il capo della Pro League, il campionato belga. “La nostra priorità è trovare un consenso per la messa a punto del sistema attuale – ha aggiunto Croonen – e l’integrazione dell’offerta tv. Ma se si dovesse fare una BeNeLiga, dovrebbe avere dei vantaggi garantiti per tutti“.

Anche il Ceo della Pro League Pierre François ha negato la sua presenza alla presunta riunione top secret, ma ha promesso di sollevare il problema alla prossima riunione della Lega belga, in programma venerdì.

Il progetto è nato una ventina d’anni fa e si sarebbe sbloccato soltanto in vista di un accordo in cui sia garantita la presenza di più squadre oranje rispetto a quelle del Belgio. Che invece vorrebbero parità totale – 5 e 5 – perché il calcio in Belgio è dominato dal cosiddetto G5, che raggruppa le cinque squadre storiche del Paese, ossia le 4 che avrebbero partecipato al summit più il Gent. L’Uefa non si è ancora espressa.

Stefano Francescato