Dopo 261 giorni cupi, il sole torna a splendere sul molo San Nicola, che a Bari chiamano comunemente N’der la lanz, un luogo storico e sacro per tutti i baresi, essendo il più antico mercato del pesce del capoluogo pugliese. Sono passati 9 mesi dal 16 luglio del 2018, giorno in cui il Bari calcio è scomparso dai radar del calcio professionistico, dopo anni di lunga e onorevole carriera.

La gestione Giancaspro, preceduta da quella altrettanto pessima di Papararesta, nel giro di due anni ha condotto il Bari ad un secondo fallimento. Il primo, quello del 2014, fu oscurato da una strepitosa calvalcata, che rischiò di concludersi con una clamorosa promozione in Serie A, dopo metà stagione percorsa nelle zone più complicate della classifica di Serie B, mentre quello del 2018 è stato decisivo: anni di storia calcistica, che hanno prodotto numerosissimi talenti, cancellati alle 18.00 del 16 luglio del 2018.

Dunque per il Bari inziava una nuova fase in cui nulla era scontato, poiché non vi era la certezza assoluta che qualcuno fosse disposto ad accettere la missione di riportare il calcio a Bari. Dopo alcuni giorni di tristezza, il sindaco Decaro davanti a 5000 persone, nel vecchio Stadio della Vittoria, ha eredito il titolo sportivo, promettendo che i prossimi proprietari del Bari regalassero molte gioie e pochi dolori. Tempo poche settimane e alla gara indetta dal comune sono presentate 11 offerte. Tra i tanti personaggi di spicco la scelta del sindaco barese è ricaduta su una famiglia esperta, la famiglia De Laurentiis. Così la nuova vita del Bari ha inizio.

In breve tempo i De Laurentiis, con a capo Luigi, il primo figlio di Aurelio, costruiscono la nuova squadra affidata al marchigiano Giovanni Cornacchini, che con l’Ancona centrò la promozione in Serie C. Alla corte del tecnico di Fano arrivano due suoi fedelissimi: il centrocampista Zacaria Hamlili e l’esterno Samuele Neglia, ma è nei primi giorni di settembre che la squadra subisce un’importante sterzata. Oltre ai vari Simeri, Mattera e Cacioli, arrivano Floriano, Bolzoni e Di Cesare e dopo giorni di trattative, neanche troppo difficili, la conferma che il capitano Ciccio Brienza avrebbe combattuto su campi ai lui sconosciuti, per dimenticare quanto accaduto l’anno prima.  A quel punto era chiaro che il Bari, inserito nel Girone I della Serie D per motivi di ordine pubblico, avrebbe fatto un campionato di spicco, in cui l’obiettivo era vincere il campionato e conquistare la Serie C nel giro di un anno.

Pronti via e il Bari impone la sua legge: 0-3 al Messina, 4-1 alla Sancataldese, 3-0 alla Cittanovese e 0-3 all’Igea Virtus. Quattro vittorie in quattro partite, gol a grappoli e difesa granitica, il tutto senza il capitano Ciccio Brienza, squalificato per tre giornate dopo la sfida Play-off contro il Cittadella della stagione precedente. È un girone d’andata in cui il Bari non ha rivali e nel quale solo la Turris, anch’essa ad inizio anno costruita per vincere il campionato, riesce a mantenere il passo dei biancorossi. Dicembre si chiude con il Bari in testa al campionato, con nove punti di vantaggio sui corallini e con nessuna sconfitta.

 

Nel girone di ritorno il Bari non opera sul mercato dei professionisti e si accontenta di Iaderesta e Bianchi presi nella sessione di mercato di dicembre dedicata ai dilettanti. L’inizio è positivo con due vittorie su Messina e Sancataldese, nonostante prestazioni opache. La prima sconfitta in campionato arriva alla terza giornata di ritorno contro la Cittanovese, che in quella fase di campionato poteva considerarsi la migliore per forma fisica e mentale. Non è finita perché il momento critico nella stagione del Bari tocca l’apice nella sconfitta a Torre del Greco contro la Turris. Il ko, complice la partita dei corallini non giocata contro il Rotonda, ha portato la squadra di mister Fabiano virtualmente a -6, ma è la giornata seguente a diventare lo spartiacque della stagione biancorossa.

Al San Nicola, che in tutto il campionato ha mostrato il suo affetto con 10 mile presenze costanti, arriva un ostico Marsala, che in quel momento occupava la terza posizione (tuttora è terzo in classifica). I pugliesi dopo un buon inizio vanno sotto dopo venti minuti, con la Turris che vinceva già 0-2 al San Filippo di Messina e virtualmentea -3. È stato forse questo il momento più difficile per la banda di Cornacchini, che dai piedi di Brienza e Floriano ha trovato la forza di reagire. Il gol dell’ex Foggia ha ridato il pari al Bari, che nella ripresa ha chiuso i conti con il 3-1. A Messina intanto la Turris si è fatta rimontare perdendo 5-2.

È da questo momento che il Bari ha iniziato ad amministrare il vantaggio e ha iniziato a contare le partite mancanti per raggiungere l’obiettivo di inizio stagione. La promozione è arrivata il 18 aprile alle ore 16.55 sul campo del Troina, grazie al gol di Simone Simeri. La festa in città è iniziata poco dopo, anche se molto contenuta. All’aeroporto però, in tarda serata, c’erano centinaia di tifosi che hanno aspettato l’arrivo della squadra, per celebrare il meritato successo.

La rinascita del Bari è appena inziata, si augurano i tifosi, che non vedono l’ora che arrivi il prossimo anno per un nuovo campionato e spingere la squadra verso i fasti di un tempo che sembrano lontano anni luce, l’ultima promozione, infatti, risale a dieci anni fa, quando in panchina c’era Antonio Conte e in attacco Vitor Barreto, e anche se Cornacchini non è Conte e i gol di Simeri non sono come quelli di Barreto, questo Bari, quello che ha vinto il proprio girone e ha conquistato meritatamente la promozione in Serie C, saranno ricordati per diverso tempo nel capoluogo pugliese. D’altronde vincere un campionato non è mai facile, soprattutto se lo si fa con la supremazia schiacciante che ha avuto il Bari in lunghi tratti del torneo.

Ora però la rinascita del Bari attraverserà un nuova fase. È forse quella più complessa, poiché il campionato di Serie C è molto difficile e non bastano solo gli investimenti facoltosi. Ci vuole la spinta di un’intera città, che quando ha voluto, anche in questo campionato, ha dimostrato di saper soffiare il pallone oltre la linea di porta e ha una voglia immensa di ritornare nel calcio che conta, vincendo prima il tricolore della Serie D.