Che l’aria a Barcellona sia cambiata? No, non è la classifica, né il modo di giocare che sono cambiati, ma il marchio di fabbrica blaugrana: la cantera. Ieri, nella 33° giornata di Liga, il Barcellona capolista è stata fermata dal Celta Vigo sul risultato di 2-2. Oltre all’insolito -ma ci può stare- pareggio, la cosa più vistosa per i tifosi è stata non vedere in campo almeno un canterano.

Non accadeva dal 2002, quando, sempre nella 33° giornata, scesero in campo solo 2 spagnoli tra gli 11 titolari e nessuno di questi proveniva dalla struttura della Masia. Da quel momento, fino a ieri, il Barcelona ha vinto numerosi titoli, gustandosi prodotti del proprio settore giovanile, come Puyol, Valdés, Xavi, Piqué, Jordi Alba, Sergi Roberto, Busquets e tra tutti Iniesta e Messi.

In 16 anni, il Barcellona è stato 8 volte campione di Spagna, 5 volte detentore della Copa del Rey, 7 volte della Supercoppa di Spagna e vincitrice di ben 4 Champions League. La consapevolezza, fino a questo momento, era di avere in rosa giocatori che sapessero cosa significasse indossare la camiceta blaugrana. Con la partita di ieri, questa sicurezza di lottare con la stessa appartenenza per lo scopo comune si è affievolita.

Ter Stegen; Semedo, Yerry Mina, Vermaelen, Digne; Paulinho, André Gomes, Denis Suárez; Dembélé, Alcácer, Coutinho.

E Denis Suarez? Si, ma è un canterano di adozione, con solo qualche spezzone di partita col Barcelona B e con un passato più cospicuo nelle giovanili del Celta Vigo. Sergi Roberto, invece, è entrato solo al 71′ per poi farsi espellere. E tra i tifosi, e non solo, comincia a serpeggiare qualche malcontento per la gestione dei giovani. Il primo a farne le spese il presidente Bartomeu, che da tempo è sotto processo per non aver curato la Masia a dovere.

 

a cura di Matteo Tombolini (@MatteoTomb)

PER TUTTE LE NEWS E AGGIORNAMENTI SEGUICI SU AGENTI ANONIMI