Montella

Fonte foto: tuttosport

Vincenzo Montella e Davide Ballardini come Giuseppe Sannino: detta così, per la diversità degli stili di gioco e degli approcci alle gare dei tre tecnici, sembrerebbe una bestemmia, eppure in questo strano 2015-16 capita anche questo, ed il paragone è perfettamente calzante ed azzeccato.

Già, perchè proprio nel Paese in cui gli esoneri arrivano a pioggia (già cinque in questa stagione, ed occhio a Pioli e, senza risultati, Garcia), i cambi smettono improvvisamente di portare vantaggi, e si rivelano addirittura deleteri rispetto al passato: la medicina fa più danni del male, un fatto insolito, ma acclarato, come dimostrano i casi di Montella e Ballardini, per l’appunto, e chissà che le società non decidano di fare un clamoroso (ma sin qui, giusto) passo indietro, anche se la Sampdoria non potrà più richiamare Zenga, che si è già accasato negli Emirati all’Al-Shabab (impossibile rifiutare 1,5 mln per sei mesi).

In principio fu il Carpi che, spinto da Sogliano, cacciò l’artefice della promozione Castori (reo di aver fatto solo 2 punti contro Samp, Inter, Palermo, Fiorentina, Napoli e Roma, pareggiando coi partenopei: un risultato imbarazzante, non c’è che dire*) per assumere Sannino, subito additato come il salvatore della patria: la vittoria contro il Torino e… basta per l’ex giocatore del Voghera (che non sta vivendo un momento positivo da tecnico), che poi ha inanellato tre ko contro Atalanta, Bologna e Frosinone, ed è stato esonerato dopo il pari contro l’Hellas per far posto proprio a Castori, reduce da 4 punti nelle ultime due gare contro il Genoa ed il Milan.

La rosa del Carpi non è trascendentale (ed è stata costruita maluccio in sede di mercato), ma chi meglio del tecnico che ha reso possibile il sogno-Serie A può provare a cavare qualche ragno dal buco? È stato questo il ragionamento di Bonacini, che ha scelto di tornare sui propri passi, e chissà che l’esperto dei cambiamenti d’idea Maurizio Zamparini (chiedete a Guidolin, se vi serve una prova) non faccia lo stesso con Beppe Iachini, l’unico allenatore (condivide questo primato con Gigi Simoni) a saltare dopo una vittoria, arrivata contro il Chievo.

Perchè anche il Palermo ha i suoi bei problemi, con un attacco leggerino ed inadatto al campionato italiano (Trajkovski non ha inciso, Gilardino è ancora fuori forma, ed il resto della squadra è sottotono), ma soprattutto una rosa dipendente allo stremo dal genio di Franco Vazquez, ed incapace di rialzarsi dopo la botta dell’esonero di Iachini, per un addio inatteso e sgradito a molti giocatori: il patron rosanero, dopo l’umiliante ko contro l’Alessandria, ha messo fuori rosa Maresca, Rigoni e Daprelà, troppo fedeli al vecchio mister ed additati come i colpevoli del momento-no della squadra, ma il risultato, se possibile, è stato ancora peggiore.

Il Palermo, di fatto, non è mai stato in gara contro l’Atalanta, ed inoltre le alternative per Ballardini (che ha lanciato il baby-Pezzella) si sono ridotte all’osso, e con loro il gioco della squadra: il Palermo non ha idee, e senza Vazquez ha toccato il punto più basso di questa stagione e subito nuovamente tre reti, per un totale di 3 gol fatti e 10 subiti nella gestione del vecchio-nuovo tecnico. Numeri da paura, da retrocessione che si avvicina e da crisi nera, che potrebbero portare alla cacciata di Ballardini, e chissà se Zamparini (che ha appena chiuso l’acquisto del venezuelano Arteaga dallo Zulia, destinato ad essere il nuovo vice-Gila, e reduce da 18 gol nel campionato locale) si coprirà il capo di cenere e richiamerà Iachini, l’uomo che nel 2014-15 ha fatto vivere ai rosanero (grazie al duo Dybala-Vazquez) un’annata da urlo.

Se il Palermo sta malissimo, la Sampdoria non può certo stare meglio, con la stella di Montella (definito così da Ferrero) che si spegne di gara in gara: i blucerchiati hanno esonerato Zenga dopo il periodo negativo, anche se in realtà l’amore con la piazza non era mai sbocciato (d’altronde, quando all’esordio prendi 4 pappine dal Vojvodina…), e si aspettavano di spiccare il volo con l’ex tecnico della Fiorentina, noto per la capacità di far giocare le sue squadre bene ed ”alla spagnola”. I risultati, invece, sono stati sconfortanti, con il triplo ko contro Udinese (1-0), Milan (4-1) e Sassuolo (3-1) a distruggere l’idillio blucerchiato, e funestare le speranze di Ferrero: la Samp si è imbruttita ed ha mostrato lacune difensive preoccupanti, come se i giocatori non riuscissero ad adattarsi all’idea di gioco del nuovo mister, e la stessero addirittura rigettando in pieno.

Dal tiki-taka viola allo ”sgorbio” doriano il passo è breve, e la Samp di Montella, complice una mediana che non ha la qualità necessaria per giocare come vorrebbe l’Aeroplanino, ed un calo fisico e mentale di Eder e Muriel, i due giocatori che avevano fatto le fortune di Zenga, non riesce proprio ad ingranare: la sfida contro la Lazio potrebbe già essere decisiva per il futuro dell’ex tecnico viola (e di Pioli), che potrebbe ritrovarsi appiedato a breve, qualora i suoi dovessero fallire, anche perchè la zona-retrocessione è sempre più vicina, e distante due soli punti.

Montella e Ballardini rappresentano l’emblema di questo nuovo trend della Serie A che vede i subentranti fallire completamente nel loro compito ed avviarsi a loro volta verso l’esonero, e chissà se Gigi Delneri (che, dopo la vittoria col Pavia, è caduto contro l’Empoli) riuscirà nell’intento di riscrivere le statistiche col suo Verona: lo scopriremo presto, insieme al destino dei due tecnici sopraccitati e, se fossimo nei panni di Pallotta e Lotito, ci penseremmo 100 volte prima di cambiare tecnico.

Perchè l’Italia non è più un Paese per esoneri, e chi cambia rischia, eccome se rischia…

*= (frase ironica, ovviamente)