Giovedì sera, la sua Atalanta si giocherà il primato del Gruppo E di UEFA Europa League contro l’Olympique Lyonnais, e Alejandro Gomez, conosciuto da tutti ormai come Papu, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni ai microfoni di UEFA.com, ripercorrendo la sua carriera e la sua gioventù.

Sui suoi idoli d’infanzia:Da ragazzo ammiravo molto Pablo Aimar, un giocatore con caratteristiche simili alle mie: trequartista, non tanto alto e rapido. Altri due grandi giocatori che mi hanno ispirato sono stati Juan Riquelme e Alessandro Del Piero. Ricordo anche il grandissimo Parma che vinse [nel 1998/99] la Coppa UEFA: c’erano tanti argentini come Veron, Almeyda, Sensini, Balbo, Crespo senza dimenticare campioni come Cannavaro e Buffon.”

Su Diego Pablo Simeone, tecnico dell’Atlético Madrid che lo ha allenato al San Lorenzo e a Catania: “E’ un grandissimo motivatore, un allenatore di altissima qualità. Mi ha allenato al San Lorenzo e anche a Catania per sei mesi. Ho imparato tantissimo da lui soprattutto durante il mio periodo in Argentina. Lui mi faceva giocare in un ruolo che non era per me naturale e mi diceva che quando sarei andato in Europa mi avrebbero posizionato proprio lì, come esterno d’attacco. Mi ha insegnato questo ruolo.”

Su cosa significa l’Atalanta per lui: “L’Atalanta è una squadra storica del calcio italiano. E’ una delle ‘big’ di provincia che ha disputato più campionati in Serie A. E’ un club molto importante. I tifosi sono molto passionali, seguono la squadra ovunque e questo è un grande vantaggio per noi. Il ritorno in Europa è stato un traguardo storico, questo gruppo e quello dell’anno scorso rimarranno per sempre nella storia. Sono felicissimo per la città che dopo 26 anni è tornata a giocare una competizione europea. Ci sono tre generazioni che ci seguono allo stadio e che sono molto entusiaste e orgogliose di noi.”

Sul suo allenatore Giampiero Gasperini: “E’ un tecnico importante per me e per la mia carriera. Ha modificato un po’ la mia posizione in campo: ho sempre interpretato il ruolo di esterno d’attacco, difendendo e attaccando lungo tutta la fascia. Da quando c’è lui, con questo sistema di gioco, riesco a farmi trovare più vicino alla porta, per questo segnare di più e fare più assist. Anche livello umano c’è grande intesa e un ottimo rapporto con lui.”

Sul giocare una competizione europea: “Volevo giocare a questo livello, in Europa League o Champions League, anche per poter rimanere nella nazionale argentina. Ci tenevo tanto a disputare questa competizione con l’Atalanta e per fortuna le cose stanno andando bene. C’era un po’ di scetticismo dopo il sorteggio del girone, ma con il nostro gioco siamo riusciti a fare grandi cose. Eravamo una squadra poco conosciuta che attua un calcio diverso a quello espresso in Italia. Possiamo essere una sorpresa nel torneo.”

Sull’essere capitano: “E’ una grande responsabilità guidare ragazzi più giovani. E’ il mio secondo anno da capitano, una responsabilità che ho accettato con impegno e orgoglio. Mi piace perché mi fa sentire importante.”

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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