In Italia, in Europa e soprattutto in Olanda ci si era posti una domanda: “Ma come si fa a fermare un attaccante freddo, con senso del gol, con un fisico possente ma che si muove con una facilità disarmante'”. La risposta non era arrivata, se non prima di quest’estate.

Esatto, perchè per fermare Arkadiusz Arek Milik c’è stato un rimedio: no, non l’accoppiata Paletta-Romagnoli, ma un serissimo infortunio al ginocchio.

Infatti, così come con l’Ajax, l’impatto di Arek con la maglia del Napoli è stato devastante: due doppiette in campionato, una in Champions. Profondità, movimenti, gol e sorrisi. “Higuain chi?“. Il polacco aveva iniziato ad eclissare l’ingombrante effige dell’attaccante argentino. Ma, il presidente De Laurentis lo sa bene, in ogni film che si rispetti arriva sempre il drammatico colpo di scena: siamo nelle gare di qualificazioni per il mondiale del 2018, partita della Polonia, cross dalla sinistra, Milik prova ad arrivarci in scivolata… crack. Il crociato si rompe, lasciando Napoli e il Napoli senza il loro ariete. Male.

Ma percorriamo la carriera di Arek. Milik non ha un’infanzia complicata: a 6 anni perde il padre, la cosa peggiore per un bambino. “Fumavo, rubavo nei negozi, ero un piccolo criminale” dirà Arek su quel periodo. Ma poi arriva Moki, colui che Milik etichetterà come il suo “salvatore“. Moki è l’allenatore del Katowice, squadra polacca della città in cui abita, dove tutto ebbe inizio.

A 16 anni Milik ha la grande occasione: fa un provino in Ingilterra con Tottenham e Reading: in campo, però, sembra distratto e per nulla concentrato. “Vuol dire che non ero abbastanza maturo per trasferirmi all’estero” ammette Milik a posteriori. Poi però, dalla Polonia passa in Germania, come molti suoi connazionali. Il suo periodo in terra tedesca, però, non è esaltante: gira tra Augsburg e Bayer Leverkusen, senza mai incidere più di tanto.

Poi, la svolta. Per meno di 3 milioni passa in Olanda all’Ajax, dove raggiunge la sua consacrazione: 47 gol in 75 partite coi lancieri, media impressionante per un giocatore di nemmeno 23 anni. Milik rappresenta un vero e proprio crack, mettendosi in mostra anche in Champions ed Europa League. Quello che colpisce è il suo fisico possente, quel sinistro che spesso viene scaricato in rete e il suo sorriso in campo: Milik non sembra mai faticare. Dopo le stagioni favolose all’Ajax, il trasferimento al Napoli. Il resto è storia nota.

Spegne 23 candeline Arek Milik, macchina da gol inceppata solo a causa di un ginocchio.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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