La chiamavano Arancia Meccanica, e incantava il mondo intero a suon di sovrapposizioni, giocate offensive e scelte fuori dagli schemi: era l’Olanda di Cruyff, di Rinus Michels, di Neeskens e di Jongbloed, portiere col numero 8 che amava rompere gli schemi e gestiva il ruolo in maniera ”personale”, ma era soprattutto l’Olanda del calcio totale, una bellissima perdente di lusso che ha scoperto il sapore della vittoria solo parecchi anni dopo, in quel 1988 diventato storia. van Basten, Rijkaard e Gullit come protagonisti della nuova generazione d’oro, i gol di Marco per la vittoria di un fantastico Europeo: e dopo di loro ne sono venuti altri, fino ad arrivare a coloro che hanno perso la finale Mondiale del 2010 contro la Spagna di Iniesta e Xavi, con l’errore di Robben a scandire quello che poteva essere e non è stato.

Insomma, l’Olanda è da sempre una delle certezze a livello mondiale, o meglio, lo era fino al Mondiale 2014: nessuno pensava che quella semifinale potesse rappresentare l’ultimo canto del cigno per gli oranje, che avevano centrato la semifinale ed erano stati fermati solo ai rigori dall’Argentina (poi sconfitta dai tedeschi). E invece, come nel più classico dei film horror, ecco il colpo di scena, e la trasformazione di una squadra divenuta ben presto, da ”Arancia Meccanica”, un frutto marcio dal quale molti prendono le distanze: van Gaal lascia per tornare su una panchina di club e approdare allo United, gli subentra Hiddink e tutto cambia. L’Olanda, da grande del calcio, diventa improvvisamente una squadra balbettante e incapace di vincere: il girone di qualificazione ad Euro2016 è una tragedia, e vede gli oranje disputare una campagna drammatica e povera di vittorie. Se al momento del sorteggio il gruppo con Repubblica Ceca, Turchia, Islanda, Kazakistan e Lettonia sembrava abbordabile, invece ecco che il girone diventa presto insormontabile per una nazionale in gravissima crisi: vincono i cechi con 22 punti, precedendo l’Islanda (20 pti) e la Turchia (18 pti), che poi andrà ai playoff e si qualificherà a Euro2016. E l’Olanda? Lontana, lontanissima, con un 4° posto che non lascia speranze e 13 miseri punti in 10 gare (17 gol fatti e 14 subiti): Hiddink ritiene di essere il problema e lascia in corsa al suo vice, Danny Blind, ma nulla cambia e gli olandesi mancano la qualificazione in modo umiliante, perdendo due volte contro l’arrembante Islanda e chiudendo il girone con 4 successi.

E nulla cambia neppure durante le qualificazioni ai Mondiali 2018, nelle quali l’Olanda sta vivendo un percorso analogo e rischia seriamente l’eliminazione: anche ora gli oranje sono quarti nel girone, e anche oggi hanno pochissimi punti, solo 7 in 5 match. La difesa è sempre un problema (6 gol subiti), ma lo è anche l’attacco (solo 8 reti fatte), un paradosso per una nazionale che ha sempre fatto del gioco offensivo il suo dogma: l’Olanda del 2017 è una squadra impaurita e ”povera” a livello di idee e di tattica, capace di vincere solo contro Bielorussia e Lussemburgo (la vedremo oggi contro l’Italia), e in grado di farsi umiliare persino da una Bulgaria non esaltante, che contro i ragazzi di Blind sembrava quasi un Barcellona prima maniera. Un 2-0 deprimente, che rappresenta la definitiva crisi di un movimento ed è costato la panchina a Blind, sostituito dal ct dell’U21 (anch’essa in crisi, non si è qualificata agli Europei 2015 e 2017) Fred Grim: ma quali sono le ragioni di questo tracollo che ha trasformato l’Olanda in un comodo e confortevole materasso?

Beh, possiamo dire che la nazionale olandese, pur comprendendo nelle sue fila pochi giocatori militanti in patria, sia il miglior specchio possibile di un’Eredivisie poco allenante, nella quale giocatori del ”calibro” di Luuk de Jong fanno la differenza, o Vincent Janssen diventa capocannoniere per poi diventare lo zimbello dei tifosi del Tottenham nella stagione seguente: Ajax e PSV sfornano talenti, e i lancieri avanzano in Europa League trascinati da Dolberg, ma non sono più le squadre di un tempo, e la leadership del Feyenoord (+6 sull’Ajax, porta in nazionale Karsdorp, Vilhena e Toornstra) lo dimostra. Ma ciò che dimostra ancor di più il cambiamento di forma mentis dei due club è l’aumento degli stranieri nelle rose di entrambe le big d’Olanda: l’Ajax è trascinato da Dolberg e Ziyech (che poteva far parte degli oranje, ma ha scelto il Marocco), e negli ultimi mesi ha investito all’estero sui colombiani Casierra e Davinson Sanchez (e occhio a Lozano per giugno), e il PSV l’ha seguito a ruota investendo su Pereiro e su altri non olandesi. Insomma, gli investimenti sul vivaio ci sono sempre, ma si punta meno sui prodotti ”interni” (anche se Dolberg, danese doc, è di vivaio) e i talenti non sbocciano come prima: un dato che non aiuta certamente una nazionale che ha avuto un crollo verticale nella qualità dei suoi interpreti.

L’Olanda ha sempre avuto nella difesa il suo problema, giocando per anni con un onesto mestierante come Mathijsen o con Boulahrouz, ma in questa gestione la qualità difensiva degli oranje si è ulteriormente abbassata: prova ne è il fatto che il ”veterano” e titolare inamovibile è quel Martins Indi che era stato scaricato dal Porto e si sta rilanciando nello Stoke, affiancato dal laziale Hoedt (non esattamente una sicurezza) o dal balbettante Viergever. E quando Blind ha sperimentato il pur talentuoso de Ligt (classe ’99), prodotto dell’Ajax, ne è uscito un disastro: due gol regalati alla Bulgaria (letteralmente) e sostituzione per disperazione dopo 45′ nel tentativo di cambiare le cose. Difesa colabrodo, e centrocampo di minor qualità rispetto agli anni passati: Strootman è il leader, Klaassen l’uomo degli inserimenti che farà il grande salto nelle big a giugno, ma manca quel giocatore capace di fare la differenza e sbaragliare le difese avversarie. Un ruolo che per anni è stato di Wesley Sneijder, tuttora in rosa nonostante sia ad un passo dall’emigrare in Cina e non abbia lo sprint di un tempo, e che ora dovrebbe essere di Wijnaldum: il buon Georginio aveva fatto un Mondiale 2014 di qualità, ma ora è l’emblema di un’Olanda che brilla per scarsa personalità e capacità di prendere le redini del gioco. E poi, c’è il problema maggiore, quello dell’attacco: perduto van Persie, gli oranje non hanno mai trovato un 9 in grado di sostituirlo in termini di gol e leadership. Luuk de Jong è… Luuk de Jong, il giocatore capace di fare più di 20 gol in Olanda (ma occhio, ora è a quota 8) e di floppare miseramente in Bundes, e Bas Dost ha uno score in nazionale a dir poco sconfortante: 12 presenze ed un solo gol, numeri da giocatore del mercoledì che poco si addicono ad un giocatore che domina fisicamente nella Liga NOS portoghese (gioca nello Sporting), dove è già a quota 24 gol in 23 gare (e 27 stagionali), ma soffre di ansia da prestazione in nazionale.

E come lui, ne soffre tutta l’Olanda, che pure avrebbe giocatori di qualità sulle fasce: perchè, se da un lato Robben fa sempre la differenza nel Bayern, dall’altro invece ci sono Promes (uno dei migliori della gestione-Blind) e il rinato Depay di Lione (5 gol in 10 match) che si giocano una maglia. Ma quando la squadra non gira, non gira, e così stiamo assistendo al progressivo tracollo di un intero movimento, che ora vive nell’incubo di imitare il ”buco” degli anni ’80: l’Olanda del post-ritiro di Johan Cruyff mancò la qualificazione ai Mondiali 1982 e 1986 e all’Europeo 1984, uscendo dai radar per 8 anni prima del trionfo di van Basten &co., e ora questa squadra rischia di mancare la seconda qualificazione internazionale consecutiva. E, per una coincidenza che forse coincidenza non è, lo sta facendo proprio nei mesi che seguono alla morte di Cruyff (che ci ha lasciato il 24 marzo 2016): è come se gli oranje si fossero spenti psicologicamente dopo la morte del loro leader tecnico, che aveva contribuito a costruire i campioni di domani da uomo-immagine dell’Ajax, e ora assiste da lassù alla fine dell’era dei tulipani.

Tulipani che si stanno perdendo petalo dopo petalo, trasformandosi in una squadra qualunque che rischia di conoscere una nuova era di ”anonimato”: perchè l’arancia non è più meccanica, ma solo ”bacata”, e ora andrà rigenerata dall’interno a suon di gioco e vittorie.

(di Marco Corradi, @corradone91)

PER TUTTE LE NEWS E GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU: AGENTI ANONIMI