La voce di Rodolfo De Paoli è famosa in ogni via d’Argentina. Le sue radio/telecronache hanno clamorasamente segnato le partite più belle del campionato argentino e della nazionale argentina, ed è la voce ufficiale di Pes 2019 versione argentina. Le sue narrazioni hanno sconvolto, entusiasmato, trascinato chiunque nel rettangolo verde, evidenziando passione e compentenza. E non a caso, perché Rodolfo De Paoli, parallelamente alla sua carriera da giornalista, ne vive un’altra: quella dall’allenatore. O forse è meglio dire che assieme alla carriera d’allenatore, ne ha percorso una sicuramente più redditizia, che lo ha fatto diventare famoso.

Rodolfo De Paoli fino a 22 anni ha giocato a calcio. Era un promettente centrocampista dai piedi raffinati, con la passione per le telecronache, che ha avuto l’opportunità di esordire in B Nacional (Serie B argentina) con il Nueva Chicago (papà De Paoli non solo è un grandissimo tifoso dei neroverdi, ma è stato il presidente per ben tre volte). Nella sua prima stagione da professionista riuscì ad accomunalare 10 presenze – campionato 1999/2000 – e per giocare una partita del campionato delle riserve decise di saltare il classico viaggio del diploma. Era proprio uno di quei tanti ragazzi che aveva tra le mani la possibilità di un futuro sul campo. Ma una serie di scelte lo portarono lontano dal calcio giocato, decidendo di ritarsi ad appena 22 anni.

Di ritorno in Argentina – negli anni si era allontanto andando a giocare in Ecuador e Messico – con il Nueva Chicago ormai vicino alla Primera Division, iniziò a lavorare per una radio che si occupava delle gare del Quemado. Così ci rimase per nove mesi, finché non si aprì una posizione nel colassale gruppo del Clarín. Parteciparono al workshop circa 400 persone e la scelta del gruppo fu proprio Rodolfo, che a quel punto si ritrovava a Radio Mitre a commentare le partite del Boca Juniors.

Nel frattempo le sue speranze di ritornare sul campo da gioco come calciatore evaporarono per via dei regolamenti. Infatti la Primera D impediva ad un giornalista di giocare e ne conseguì che il modo migliore per rimanere vicino all’odore dell’erba era allenare. Le sue prime esperienze in panchina furono con Deportivo Riestra e Argentino de Merlo, ma con il Futbol Para Todos, canale governativo che ha monopolizzato i diritti tv del campionato argentino per più di un lustro, gli impegni aumentarono assentandosi alle sedute di allenamento.

È in questo periodo che Rodolfo De Paoli assume la notorietà come giornalista e telecronista sportivo, commentando più volte il SuperClasico per Telefé (i canali tv autorizzati a trasmettere futbol para todos erano la TvPublica, Telefe e Canal9), le partite di calcio della nazionale argentina per Tyc Sports (canale in PPV) e diventando la voce ufficiale di Pes Argentina.

Però, l’andamento negativo del suo caro Chicago, di cui ne è tifoso fin da bambino, ha portato l’attuale presidente German Kent a trovare una soluzione rivoluzionaria. Si, proprio Rodolfo De Paoli è stato chiamato ad allenare il Quemado per centrare la salvezza. Questa volta però Rodolfo sembra intenzionato a rimanere sul prato verde e ad abbandonare per un po’ la cabina di commento. Il suo Chicago ha esordito nella notte italiana e ha ottenuto un pari che sarebbe potuto essere un po’ di più se ci fosse stata più attenzione dopo che Asenjo aveva portato in vantaggio i neroverdi all’85’.

Que viva el Futbol” [Rodo De Paoli, durante le telecronache]

La telecronaca di De Paoli in Ecuador-Argentina, decisiva ultima giornata delle qualificazioni al mondiale del 2018.