La vittoria di Cagliari sabato sera è stata la centesima in Serie A sulla panchina bianconera per Massimiliano Allegri, la duecentesima a livello personale.

 

Quando a Livorno chiedi ai suoi amici o conoscenti cosa pensano di “Massi”, ti rispondo che è semplicemente il migliore.

La semplicità, un concetto caro ad Allegri. Quando si parla del tecnico livornese ti perseguita, lui lo dice, lo predica, “il calcio è una cosa semplice”, è il suo lavoro, la sua passione, ma non lo assorbe. Forse è anche grazie a questo che è calmo anche nelle situazioni più difficili, anche quando sembra poco modesto e ti dice col sorriso “risolvo tutto”.

Il calcio di Allegri è così, è semplice, non sarà spettacolare, ma ha dalla sua la forza dei risultati.

Il percorso per essere definito il migliore però, non è stato affatto semplice.

Le prime esperienze e gli esoneri in Serie C e la gavetta alle spalle di Galeone. Poi la svolta in una delle oasi felici del calcio italiano, Sassuolo, ottiene la promozione in Serie B che gli vale la chiamata del Cagliari. Agli ordini del vulcanico attuale presidente del Brescia Massimo Cellino, resiste anche a 5 sconfitte nelle prime 5 partite di campionato, ma dopo vola e nella prima stagione rossoblu collezionerà ben 50 punti. Nella seconda l’esonero arriva ma indolore. Passa al Milan e il resto è storia recente.

Oggi Massimiliano Allegri è l’allenatore più vincente del calcio italiano, in bacheca custodisce 4 Scudetti, e lotta per il quinto, 3 Coppa Italia consecutive, come nessuno mai, 2 Supercoppe Italiane perchè le sue squadre non amano le partite pre natalizie, Doha e faticano a inizio stagione. Ha giocato 2 finali di Champions League contro le corazzate spagnole, ma in finale ci è anche arrivato, sottolinea orgoglioso.

Alla Juventus se lo tengono stretto. Arrivato nell’estate 2014 nello scetticismo, se non ostracismo generale, ha avuto la forza, la calma (grazie anche all’appoggio di una società in cui l’allenatore deve preoccuparsi del campo e basta) di smentire tutti con i risultati.

“Per lo spettacolo, si va al circo”, ha detto lo scorso anno quando la Juventus continuava a macinare risultati nonostante prestazioni opache. Ma lo spettacolo vero sta anche nel vincere sempre (o quasi). Nel giro 3 stagioni e mezzo è diventato uno degli allenatori più vincenti della storia bianconera, viaggia a ritmi impossibili per molti grandi ex e tra gli allenatori con “almeno 100 vittorie in Serie A”, è quello che le ha raggiunte nel minor numero di partite 100 in 134 partite sulla panchina bianconera, il 75% delle partite lui le ha vinte. Giocando bene, giocando male? Le ha portate a casa.

Ha numeri davvero invidiabili, tra gli allenatori della Juventus viaggia sopra le medie di Carcano, vincitore di 4 dei 5 Scudetti, durante il quinquennio d’oro della Juventus (1930/35), e ora ambisce ad eguagliarne il numero di Scudetti vinti sulla panchina della Vecchia Signora.

Durante queste 3 stagioni e mezzo ha smontato e rimontato almeno 3 Juventus diverse, usando le più svariate formule numeriche (che non gradisce), anche all’interno delle partite stesse, fino a trovare sempre la soluzione giusta nei momenti critici, la soluzione decisiva nei momenti migliori. Ha rivoltato le sue Juventus “come calzini”, spesso è arrivato sull’orlo del baratro come la notte di Sassuolo del 2015, o a Napoli quest’anno, ma come per magia ha trovato improvvisamente la soluzione giusta.

Metaforicamente lo potremmo definire il Doctor House del calcio, perché come l’eccentrico protagonista della fortunata serie tv americana, porta il suo paziente quasi al punto di non ritorno, ma alla fine lo salva sempre.

 

Stefano Utzeri (@utzi_26)