Diluvia a Torino. Cascata d’acqua che scende dal cielo, ma non solo. E’ la pioggia di lacrime che cade dagli occhi inumiditi di 40.000 persone a catturare l’attenzione mediatica di una partita il cui risultato – 2-1 – ha veramente poca importanza. La Juventus supera il Verona, ma il centro della scena se lo prende Gianluigi Buffon, highlander leggendario artefice di un altro pezzo di storia bianconera: è il minuto 63′ e il numero uno lascia per l’ultima volta il terreno dell’Allianz Stadium. Applausi scroscianti, abbracci vigorosi e carichi di emozione, tifosi singhiozzanti.

Persino Massimiliano Allegri è visibilmente commosso e al termine della gara il primo pensiero è per il Capitano juventino: “Mi sono commosso, perché ha smesso il portiere più forte che sia mai esistito nel calcio. In 4 anni gli ho visto fare con semplicità anche le cose più difficili. Quando è rientrato dopo l’infortunio non stava benissimo e ha fatto delle parate straordinarie. Oggi era giusto che Gigi venisse omaggiato per tutto quello che ha fatto, non c’era modo migliore per chiudere quest’annata: celebrare quello che Buffon ha fatto per la Juventus“.

E’ il giorno di Gianluigi Buffon, 40. Il portiere bianconero lascia la Juve dopo 17 stagioni.

Un Allegri con poca voce, quella voce lasciata risuonare tra il palco delle premiazioni e la pancia degli spogliatoi dove ha inizio la festa al termine di una stagione ricca di ostacoli e decisamente combattuta: “Da sette anni la Juventus è la migliore. Se vinci una volta e poi perdi, è un caso. Così no. Oggi c’era un’atmosfera bellissima, la squadra ha fatto una stagione straordinaria e vincere è sempre bello. Abbiamo combattuto con il Napoli per tutto l’anno, gli facciamo i complimenti“.

La Juve si è resa protagonista di 30 vittorie e 5 pareggi, a fronte delle sole tre sconfitte subite. 95 i punti conquistati, punteggio secondo soltanto ai 102 punti ottenuti dai ragazzi di Conte nel 2013-2014. Ad Allegri vengono chiesti i segreti di questa squadra: “Quando giochi nella Juventus sei per forza un calciatore dalle grandi qualità, poi entrano in gioco altre componenti quali l’orgoglio, la gestione dei momenti e tante altre che questa squadra ha. Non diamo mai niente per vinto o per perso, una caratteristica che questa società ha“.

Difficile, dunque, migliorare una rosa che almeno in Italia al momento rimane la migliore. Eppure il tecnico livornese, da buon perfezionista, sottolinea: “Ci incontreremo la prossima settimana per pianificare il futuro, forse lunedì, per capire dove dovremo migliorare e quali reparti rinforzare. Non ci sono problemi in tal senso“.

Tempo di gioia ed esultanza adesso: “Ora pensiamo a goderci la festa perché il primo anno avevamo la finale di Champions e non abbiamo potuto festeggiare, il secondo anno avevamo la finale di Coppa Italia e il terzo di nuovo la finale di Champions. Quest’anno le cose si sono incastrate bene“.

Certo, giocatori e tifosi avrebbero probabilmente preferito non girare con il pullman scoperto per le vie di Torino pur di giocare un’altra finale di Champions ma Allegri non fa drammi: “Ci è mancata la ciliegina sulla torta, mi riferisco alla Champions, ma non possiamo sapere come sarebbe andata ai supplementari con il Real o se saremmo andati in finale. I ragazzi devono essere contenti di quello che hanno fatto, ma dalla prossima stagione dovremo azzerare tutto e ricominciare“.

Domanda finale sul mercato, ma Max coerente con l’idea di pianificare il futuro da settimana prossima non cade nel tranello e fornisce una risposta elusiva: “Per chi farei una follia tra Milinkovic-Savic e Morata? Io penso ai miei giocatori: con la società sono sempre stato in sintonia, sulle scelte. Siamo a un livello talmente alto che non è facile trovare i giocatori adatti, l’importante è non scendere di livello“.

Giusto, dunque staccare per recuperare energie fisiche, ma soprattutto nervose dopo un anno tanto dispendioso. Giusto anche godersi il successo per un allenatore sbarcato a Vinovo tra le feroci contestazioni di luglio 2014 e cresciuto a un livello tale da essere considerato come un re grazie ai quattro trionfi consecutivi in campionato e in Coppa Italia. E’ tempo di relax… o meglio di Re Max.

Alessandro Badalin