Forse solo i più esperti, prima del Mondiale, erano a conoscenza di Alireza Beiranvand, ma forse nemmeno loro. In Iran però, il ragazzo è molto conosciuto: è il numero uno della sua nazionale ed ha portato i suoi compagni al mondiale senza subire gol. Da questa sera però, il suo nome risuonerà bene nella testa di Cristiano Ronaldo ed in quella di tutti i portoghesi: parando il rigore al pallone d’oro in carica ha scombussolato tutti i piani della nazionale di Fernando Santos. Complice il pareggio di Spagna – Marocco ed il gol subito quasi allo scadere, la Seleção das Quinas sarà costretta ad affrontare l’Uruguay agli ottavi di finale.

Chi è Alireza Beiranvand?

Alireza Beiranvand però ha dietro di sé una storia particolare e complicata. Nasce da una famiglia di pastori nomadi, e come i genitori è costretto a vivere nei verdi campi iraniani, dove diventerà un vero e proprio pastore con l’avanzare dell’età. Nel frattempo coltiva la sua passione per il calcio, e al contrario di Marco Ballotta, ex portiere della Lazio che dopo il ritiro dal mondo professionistico si è ritrovato attaccante, Alireza passa dalla maglia numero nove a quella numero uno.

Contro il volere dei genitori, scappa di casa e si stabilisce a Teheran, dove dopo diversi giorni passati da mendicante riesce ad allenarsi con la squadra del paese. Nel frattempo riesce anche a trovare dei nuovi lavori: lavora prima in una sartoria, poi inizierà a lavare SUV in un autolavaggio. La passione per il calcio non si ferma, e dopo aver incontrato l’allenatore del Naft-e-Tehran diventa prima il portiere-pizzaiolo, e poi il portiere-spazzino del club. Il tecnico però non lo vede, e dopo un infortunio lo fa fuori dalla squadra.

Solo il tecnico dell’under 23 lo apprezza: lo richiama, lo fa giocare e da questo momento diventa portiere della nazionale e numero uno della squadra A del Naft-e-Tehran.

Il resto è storia di qualche ora: il mondiale guadagnato a suon di parate e un rigore neutralizzato a uno dei giocatori più forti della storia del calcio che quasi non costa l’eliminazione ai campioni d’Europa in carica e uno storico passaggio del turno alla sua nazionale.

Forse, parafrasando Cremonini, nessuno vuole essere Robin ma stasera tutti vorremmo essere Alireza Beiranvand, il portiere-pastore simbolo di una nazione intera.

Gabriele Burini (@gabrieleburini)

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