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Mani giunte e volto travolto dalla disperazione di chi ha commesso l’errore più grave della sua carriera: quest’istantanea di Faouzi Ghoulam, catturata dalle telecamere al seguito della Coppa d’Africa dopo lo sciagurato fallo da rigore che ha portato al 2-0 della Tunisia, è emblematica della delusione e dello stupore del popolo algerino per il risultato che sta maturando in questa Coppa d’Africa. Un risultato inatteso, dato che l’Algeria arrivava da assoluta favorita (con Ghana e Costa d’Avorio, mentre Senegal ed Egitto erano le possibili sorprese: tra queste, solo il Senegal ha mostrato la solidità delle grandi squadre) alla CAN 2017, e che per questo fa ancora più male. Le mani giunte di Ghoulam, la disperazione di Bensabaini dopo l’1-0, di Soudani nel recupero e di metà dei Fennec al momento del fischio finale della gara persa per 2-1 contro gli storici rivali: sono queste le immagini emblematiche del momento vissuto dall’Algeria calcistica, ormai ad un passo dall’ennesima conferma dell’etichetta di eterna incompiuta, ma soprattutto ad un passo dalla clamorosa eliminazione nella fase a gironi.

E dire che l’Algeria, come avevamo già anticipato, rientrava tra le assolute favorite della competizione, forte della classica generazione da ”ora o mai più” e di una squadra ricca di tecnica: i Fennec non presentavano il solo Mahrez, autentico lusso per il continente, ma una rosa di tutto rispetto, coi vari Slimani, Bentaleb, Ghoulam, Ghezzal, Brahimi, Hanni e compagnia cantante che andavano a formare un gruppo solido e che sembrava capace di fornire buone risposte anche al ko in extremis di Taïder, l’uomo d’ordine della mediana dei Verts. E invece, la fase a gironi di questa Coppa d’Africa ha portato ad un esito completamente opposto: l’Algeria, schierata da Leekens con un 4-2-3-1 resosi necessario proprio per il ko del ”bolognese”, ha mostrato evidenti limiti sin dall’esordio contro lo Zimbabwe, in una gara nella quale ha agguantato un 2-2 sofferto e frutto delle sole invenzioni di un Mahrez in grande spolvero nel primo match. Tanti, troppi i punti d’ombra per i Fennec nella ”prima”, con lo Zimbabwe che a sorpresa si è trovato a fare il bello e il cattivo tempo in contropiede, esaltando tutte le difficoltà della squadra favorita: innanzitutto, una difesa eccessivamente fragile, con Bensabaïni disattento e sotto pressione, e Mandi (che, ricordiamo, nasce terzino ed ha virato al centro nelle ultime due stagioni) incapace di coprire i buchi del compagno, ma soprattutto un clamoroso buco sulla fascia destra.Belkhiter, sostituito per disperazione al 45′ dopo essere stato ”stuprato” calcisticamente da Mahachi e Billiat (giocatore da tener d’occhio), nè il rude Meftah, che ieri ha mostrato un repertorio di interventi al limite degno delle migliori serie noir, si sono dimostrati all’altezza, mettendo costantemente in difficoltà i compagni: e se a questo aggiungiamo un Ghoulam sottotono ed autore ieri della peggior gara della sua carriera (coronata con l’assurda azione del rigore), e un centrocampo col solo Guedioura portato a fare filtro, i buchi difensivi sono presto fatti.

Come se non bastasse, però, ecco che l’Algeria cade sul suo punto di forza maggiore, la produzione offensiva: Brahimi e Soudani hanno dimostrato una scarsa condizione, condita dal primo con un eccesso di protagonismo che l’ha portato ad essere sostituito ieri (con tanto di ”vaffa” al fragilissimo Leekens), mentre Ghezzal si è aggiunto ai ”fantasmi” con una prova incolore contro la Tunisia. Prova incolore arrivata in una gara nella quale Leekens ha osato, mettendo tutti i suoi big in campo e Mahrez sulla trequarti, non ricevendo le risposte attese da nessuno di loro: l’Algeria ha fatto la gara nella prima mezz’ora, prendendo a pallate una Tunisia troppo timorosa, ma è poi letteralmente sparita dal match, confermando i suoi annosi limiti mentali. Limiti mentali evidenziati anche da un Mahrez scomparso dal terreno di gioco, e risucchiato nel marasma di una nazionale che si è fatta male da sola: prima con l’autogol di Mandi e quella deviazione sciagurata sul tiro di Msakni, e poi con l’assurdo fallo da rigore di Ghoulam in un’azione ai limiti del grottesco, che merita di essere raccontata (o vista, guardatela qui). Cross innocuo della Tunisia, il terzino del Napoli non si accorge di essere l’unico biancoverde nella sua metà campo e commette un’ingenuità memorabile: colpo di testa molle che in teoria doveva andare verso il portiere Asselah, ma viene intercettato da Khazri in un contropiede 1vszero. Ed è al momento dell’ingresso in area del tunisino, quando ormai Asselah aveva chiuso lo specchio della porta all’avversario, che Ghoulam completa la frittata col fallo da rigore e la ”scarpata” definitiva: sarebbe rosso, ma ormai lo sappiamo, gli arbitri africani hanno interpretazioni ”personali” delle norme, e così ecco il giallo e il 2-0 di Sliti che condanna un’Algeria tornata in sè solo nei minuti finali (con la rete della bandiera dell’ottimo Hanni, unico da salvare ieri insieme a Guedioura).

Un’azione scellerata, che però è esemplare della fragilità mentale dell’Algeria quando le gare contano qualcosa: i Fennec vengono sempre inseriti tra le favorite, ma non centrano mai l’obiettivo, quella vittoria in Coppa d’Africa che manca dal 1990 e dall’era del tacco di Allah Madjer. Fallimenti su fallimenti, che vanno accumulandosi come i disegni di un bambino delle elementari e rappresentano l’anamnesi di una malattia congenita, che si trasmette di generazione d’oro in generazione d’oro: l’Algeria è bella e vincente nelle qualificazioni (anche se rischia grosso in quelle per Russia 2018) e scompare appena le gare contano qualcosa in un atteggiamento che ricorda molto quello della Roma in campionato (appena è in lizza per vincere lo scudetto, scatta il ”down” mentale ed esce di scena), e che questa volta raggiungerà il suo apice negativo. Da favorita per la vittoria finale a quasi certa eliminata nel girone, il passo è breve per la nazionale più controversa dell’Africa calcistica (capace di perdere immeritatamente negli ottavi del Mondiale 2014 contro la Germania e uscire ai quarti della CAN l’anno dopo), che sta sprecando le pepite d’oro della sua generazione migliore: servirà un autentico miracolo all’Algeria per passare il turno, che tradotto in parole povere significa battere il Senegal e sperare che lo Zimbabwe vinca contro una Tunisia ringalluzzita (dopo l’immeritato ko contro il Senegal). Insomma, è quasi più probabile la nevicata nelle domeniche d’agosto pronosticata da Gigi D’Alessio (il trend è quello), di questo miracolo sportivo, che tra l’altro l’irriconoscibile Slimani (divenuto un Calloni in miniatura in Coppa d’Africa) e soci, che sembrano aver già staccato dalla competizione (le lacrime collettive di ieri lo dimostrano), non meriterebbero assolutamente per i limiti mostrati sin qui.

E così, l’Algeria si avvia verso la ripetizione di un copione collaudato e verso l’ennesimo fallimento da favorita: un fallimento che porta la firma di Georges Leekens, il ct scelto per assenze di alternative (e autore di uno score, una vittoria, un pari e due ko, identico a quello che gli costò il posto nel 2003) dopo la cacciata di Rajevac (scelto in estate e allontanato dopo 2 match: 6-0 al Lesotho e pari col Camerun), che era stata orchestrata ed imposta dai senatori della nazionale nordafricana. E chissà che non sia proprio Leekens (che ha le sue colpe a livello tattico) a pagare per tutti al termine di questa disastrosa Coppa d’Africa, in quello che è un classico del continente nero: d’altronde, dopo i disastri made in Gabon, qualche testa dovrà cadere e si sa, è sempre più facile far fuori un allenatore che 23 giocatori al di sotto delle aspettative…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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