Nel giugno del 1941, la Germania nazista invade l’Ucraina e a settembre la Wehrmacht occupa la capitale Kiev.

Ed è qui che inizia la nostra storia.

Impossibilitati a giocare nel loro stadio, alcuni calciatori della Dinamo e della Lokomotiv, le prime due squadre della città, sono costretti a guadagnarsi da vivere in un panificio. Ma la passione per il calcio e la voglia di giocare sono troppo forti. Così viene creata una nuova squadra, la squadra del panificio: Nikolai Trusevich, Mikhail Sviridovskiy, Nikolai Korotkikh, Aleksey Klimenko, Fedor Tyutchev, Mikhail Putistin, Ivan Kuzmenko, Makar Goncharenko della Dinamo Kiev, e Vladimir Balakin, Vasiliy Sukharev, Mikhail Melnik della Lokomotyv Kiev sono i componenti della Start (questo è il nome dato al club). La Start viene subito iscritta al campionato e asfalta un avversario dopo l’altro, finchè non è costretta ad affrontare il Flakelf, la più forte squadra militare tedesca di stanza in Ucraina. Timore reverenziale verso gli invasori? Macchè! I tedeschi vengono sommersi da 5 reti.

È un affronto che il Terzo Reich non può sopportare. Così viene organizzata una rivincita per il 9 agosto. Ma questa volta i nazisti non sono disposti a perdere, costi quel che costi.

LA PARTITA

Prima del match un emissario tedesco entra nello spogliatoio della Start: “Quando arriverete a metà campo, ricordatevi di gridare Heil Hitler!”. Ma i baldi giovani, ormai diventati eroi della Resistenza ucraina, non ne hanno minimamente intenzione: di fronte alla tribuna occupata dai gerarchi nazisti urlano “Fitzcult Hura!, il grido di guerra adottato dall’esercito sovietico. Quest’ennesimo affronto non può restare impunito.

I Tedeschi picchiano, insultano, provocano, ignorati dall’arbitro (neanche a dirlo, un ufficiale delle SS). Dalle gradinate, si spara contro le gambe dei giocatori ucraini. I tedeschi passano in vantaggio con un gol in netto fuorigioco, dopo che il portiere Trusevich è stato violentemente colpito alla testa in mischia (resterà tramortito al suolo per qualche minuto), ma la reazione ucraina non si fa attendere: tre gol in venti minuti. Il primo goal è di Kuzmenko direttamente da calcio di punizione, poi una doppietta del bomber Goncharenko (con il primo goal frutto di una serpentina in area e il secondo con una mezza rovesciata).

All’intervallo un ufficiale intima ai componenti della Start di perdere. Pena la vita.

E la minaccia sembra avere effetto, perché i tedeschi si portano rapidamente sul 3-3. Ma a quel punto qualcosa si accende nella testa dei nostri eroi: quanto può valere la vita del singolo rispetto alla gloria e all’onore di un popolo intero? La Start riparte furiosamente all’attacco e segna altre due volte per il 5-3 finale.

A tempo ormai scaduto, l’ennesimo sfregio all’invasore: il difensore Klimenko supera tutta la difesa e il portiere del Flakelf, lancia uno sguardo di sfida in tribuna e invece di buttare la palla in rete si gira e calcia di forza il pallone verso la propria metà campo.

LA FINE

Circa due settimane più tardi iniziano gli arresti. La prima vittima della furia nazista è Nikolai Korotkikh, morto dopo venti giorni di tortura.

Goncharenko e Sviridovskiy riescono a fuggire insieme e sarà proprio Goncharenko a raccontare la propria versione di quella che sarà ribattezzata “Partita della Morte” (e rimarrà l’unico a parlarne).

A Syrec, Kuzmenko, Klimenko e Trusevich vengono fucilati insieme il 24 febbraio 1943 a seguito di una rappresaglia.

Questo racconto vi ricorda qualcosa? Proprio così: “Fuga per la Vittoria” di John Huston è ispirato proprio alla “Partita della Morte“, una storia che però non avrà mai il suo lieto fine.

A cura di @BlackWhiteFlint