8 gennaio 2010. Due autobus in strada trasportano la nazionale del Togo, pronta a partecipare alla Coppa d’Africa che inizierà due giorni dopo in Angola. Il viaggio fila liscio, finchè, a pochi km dal confine Congo-Angola qualcosa cambia.

Spari, vetri che si frantumano, urla: il convoglio è stato attaccato. L’assalto è portato da un gruppo di uomini armati del Fronte di liberazione dell’enclave di Cabinda, che si batte dal 1975 per l’indipendenza del piccolo territorio situato tra la Repubblica Democratica del Congo e il Congo-Brazzaville.
È una strage: l’autista di uno dei due pullman, Mário Adjoua, l’allenatore in seconda Abalo Améleté e l’addetto stampa Stan Ocloo restano uccisi. Uno dei portieri, Kodjovi Obilalé, è in condizioni gravissime ma se la caverà. In totale saranno nove i feriti.

Inevitabilmente Il Togo si ritira dalla Coppa d’Africa:

«In queste circostanze drammatiche non possiamo continuare la competizione della Coppa d’Africa. È una decisione necessaria perché i giocatori sono sotto choc»


Pascal Bodjona, portavoce del governo togolese

La competizione invece non si ferma, nonostante Costa d’Avorio, Ghana e Camerun valutino anch’esse la possibilità di ritirarsi dal torneo, con Didier Drogba, Michael Essien e Samuel Eto’o che avrebbero espresso alle rispettive delegazioni il desiderio di tornare a casa, non ritenendo che ci siano le condizioni per giocare dopo quanto accaduto.

Non solo: il Togo viene sanzionato con 50mila dollari di multa e l’esclusione dalle successive due edizioni della Coppa d’Africa (provvedimento che fortunatamente verrà revocato nei mesi successivi).

Emmanuel Adebayor, stella e capitano di quella nazionale, interrompe con effetto immediato la propria carriera internazionale. Non indosserà mai più la maglia degli Sparvieri.

A cura di @FlintCapitano