Il 30 luglio 1981 esce nei cinema il più celebre film dedicato al calcio: “Fuga per la Vittoria“.

LA TRAMA

Il film di John Huston, ispirato ad una storia vera (la “partita della morte“, di cui parleremo in un articolo dedicato), è ambientato nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale.

In un campo di prigionia tedesco, il Maggiore Von Steiner sfida il detenuto John Colby, famoso giocatore della nazionale inglese, a giocare una partita di calcio fra prigionieri alleati e soldati tedeschi nel più capiente stadio della Parigi occupata, davanti ai più importanti gerarchi nazisti.

Inizialmente i compagni di prigionia di Colby si dichiarano contrari all’iniziativa, convinti che la propaganda nazista sfrutterebbe l’evento per caricarlo di significati extra-sportivi. Ma Colby è stimolato dal confronto, anche perché tra i detenuti può vantare giocatori di tutto rispetto: i soldati inglesi Brady, Hayes e Luis Fernandez (originario di Trinidad), il belga Filieu, l’olandese van Beck e il norvegese Hilsson. Alla squadra manca un portiere, ed è la spia canadese Hatch a farsi avanti, nonostante sia totalmente estraneo al gioco del calcio. La sfida viene accettata, con un duplice obiettivo: sconfiggere (contro ogni pronostico) la squadra nazista e, soprattutto, mettere in pratica un grandioso piano di fuga…

IL CAST

I protagonisti principali del film sono due tra gli attori più famosi dell’epoca: Sylvester Stallone (Hatch) e Michael Caine (Colby). Tuttavia, la grande novità sta nel fatto che i componenti della squadra degli Alleati sono interpretati da numerose star del calcio internazionale: Pelè (da molti considerato il più grande calciatore della storia, che interpreta Luis Fernandez), Bobby Moore (storico capitano dell’Inghilterra campione del mondo nel 1966), Osvaldo Ardiles (il centrocampista argentino che indossava la maglia numero 1 nel Mundial ’82), Paul Van Himst, Kazimierz Deyna (considerato il miglior giocatore polacco di tutti i tempi) e tanti altri.

Per quanto riguarda il finale…beh quello dovrete scoprirlo da soli.

A cura di @BlackWhiteFlint