La storia

Il 20 ottobre del 1982, a Mosca, in quello che all’epoca è noto come Stadio Lenin, è in programma la partita tra i padroni di casa dello Spartak e gli olandesi dell’Haarlem, valevole per i sedicesimi di finale di Coppa UEFA.

Quello su cui concentreremo la nostra attenzione, però, non è la cronaca della gara, visto che questa non riserva grandissime sorprese. Bensì, ciò che dopo di essa si è verificato. Ma andiamo con ordine…

Com’è noto, la Russia presenta condizioni climatiche proibitive, che mettono a rischio qualsiasi attività. Per questa ragione, anche l’organizzazione degli eventi sportivi non è mai facile. Per la partita in questione, i (pochi) tifosi che accorrono allo stadio sono fatti raggruppare nell’East Stand, considerata la pericolosa quantità di ghiaccio formatasi su tutto il resto della struttura.

Tutto sembra scorrere liscio. Lo Spartak conduce per 1-0 e, a parte il gol, non è che la gara contribuisca più di tanto a riscaldare il clima. Pertanto, i tifosi cominciano ad avviarsi verso l’uscita con qualche minuto di anticipo, così da permettere un deflusso graduale dallo stadio.

A un certo punto, quasi allo scadere, si sentono delle urla provenire dalla tribuna: è l’esultanza dei tifosi rimasti dentro, che hanno assistito alla rete di Sergei Svetsov per il 2-0. Per comprendere appieno la gravità di quello che sta per succedere, basti pensare che il difensore dichiarerà in seguito che non avrebbe mai voluto segnare quel gol.

Eh sì, perché alcuni tifosi nel tunnel d’uscita sentono il richiamo della curva e decidono di tornare indietro. Mai scelta fu più sconsiderata: le forze dell’ordine (che già si erano mostrate alquanto impreparate) impediscono ai sostenitori di riaccedere, bloccandoli sulla scalinata e creando quindi disagio a chi invece stava continuando ad uscire.

Questo sovraffollamento fa sì che la struttura ceda, portando con sé tutte le persone che vi si trovano a transitare. Si tratta di un enorme disastro, del quale però si accorgono in pochi. Gli stessi giocatori racconteranno di essere stati scortati all’uscita, dalle autorità, senza nessuna spiegazione.

Il seguito

La vicenda viene totalmente insabbiata già dal giorno dopo, quando gli organi di stampa parlano di ”scontri allo stadio Lenin che hanno provocato lesioni a qualche tifoso”. Gli stessi protagonisti e parenti delle vittime vengono messi a tacere per non far uscire la notizia.

Solo qualche tempo dopo, il caso sarà riaperto e verrà stilato un bilancio di 66 morti e 61 feriti. Fonti non ufficiali, tuttavia, parlano di una cifra che sfonderebbe il muro dei 300 solo per quanto riguarda le vittime.

Per far sì che la tragedia venga dimenticata, verrà individuato il capro espiatorio nella figura del custode dello stadio, Yuri Panchikhin (assunto da soli due mesi e mezzo), che dovrà scontare una pena in carcere.

Dopo la fine dell’URSS, il nome dello stadio viene cambiato in Luzhniki, che è anche il nome con cui sarà ricordata la tragedia. Oltre a questo, verrà eretto un monumento per commemorare il tragico evento di quella sera.

Anche se, probabilmente, niente potrà rendere giustizia alle vittime.

A cura di Samuel Giuliani