L’antefatto

Avete presente il detto “nel calcio, vince chi la butta dentro“? Ecco, non è esattamente così. O meglio, l’esito di alcune partite non è determinato solo dal numero di reti segnate.

Ciò avviene soprattutto in quei tornei ”a tappe” (come, ad esempio, il Mondiale), dove a fare la differenza spesso non sono i gol, ma i nervi saldi, la pazienza e tanta (tantissima) fortuna.

Si sa: quando i 90′ non hanno ancora decretato un vincitore, le partite assumono dei connotati particolari, al punto che talvolta l’inerzia della gara può arrivare ad invertirsi totalmente.

È con queste premesse che il Paraguay affronta la Copa America nel 2011.

La competizione

Nel gruppo B, la nazionale albirroja deve vedersela con Brasile, Ecuador e Venezuela. Le aspettative non sono altissime, tanto che il CT, Gerardo Martino, dichiara che la sua nazionale non sarà fra le pretendenti al titolo. La competizione, più che altro, dovrà servire a prepararsi al meglio per l’imminente Coppa del Mondo del 2014.

Le deboli speranze della vigilia si concretizzano già dalla prima gara. Contro l’Ecuador, infatti, si assiste ad un poco acceso 0-0. Nonostante il Paraguay collezioni più occasioni da gol, il portiere avversario si dimostra insuperabile.

Si arriva così al secondo match. L’avversario, stavolta, è il temutissimo Brasile.

Nonostante il blasone della nazionale carioca, però, l’equipo guaraní riesce addirittura a trovarsi in vantaggio per 2-1, salvo poi farsi rimontare da un gol di Fred. 2-2 il risultato finale. Due punti in due gare: non proprio il massimo.

Il Paraguay, dunque, è quasi obbligato a vincere per ottenere una qualificazione più che mai insperata.

È per questo che, contro i venezuelani, l’albirroja sfodera una prestazione di altissimo livello. Tuttavia, pur trovandosi in vantaggio per 3-1, si deve arrendere alla rimonta del Venezuela. 3-3. Un altro pareggio.

La fortuna, però, gioca a favore della squadra di Gerardo Martino. Piazzandosi come seconda migliore terza, la nazionale supera dunque la fase a gironi.

Quarti di finale

Nel primo turno ad eliminazione diretta, al Paraguay tocca il Brasile. Contro i verdeoro, è una partita molto meno accesa della prima, che finisce comunque (di nuovo) in parità. Sono i calci di rigore (due segnati contro zero, peraltro), a consegnare la partita all’albirroja.

Semifinale

Ironia della sorte, l’avversario in semifinale ha ancora un volto familiare. Si tratta del Venezuela, già affrontato ai gironi. Per l’incredulità degli spettatori, anche questa partita finisce in pareggio.

Già: sembra strano che si possa rimanere sorpresi da uno 0-0. In realtà, ciò che sbalordisce è che questo si tratta del quinto pareggio in cinque partite per il Paraguay. Tra l’altro, questo punteggio si protrae sino al 120′, esattamente come nel turno precedente. E proprio come contro il Brasile, l’albirroja la spunta grazie ai tiri dagli undici metri.

È un 20 luglio di ormai sette anni fa, e una partita storica permette ai paraguayani di giungere in finale.

Qui, si fermerà la cavalcata della nazionale di Gerardo Martino, a fronte dello 0-3 contro l’Uruguay. Questa, però, è un’altra storia…

Ciò che rimane è il grande percorso compiuto dal Paraguay che, certamente aiutato anche dalla fortuna, è riuscito ad arrivare in finale di Copa America senza vincere neanche una partita.

“Nel calcio, conta chi la butta dentro”, sì, ma c’è speranza anche per chi non ce la fa.

A cura di Samuel Giuliani