Gianfranco Zola fa impazzire i tifosi del Chelsea con una prodezza

Nato ad Oliena, in Sardegna, nel 1966, Gianfranco Zola inizia ben presto a far capire cosa voglia fare da grande. Sin da subito, infatti, si mette in mostra su alcuni dei campi più prestigiosi della sua terra natale.

Le sue ottime prestazioni gli valgono, a soli 23 anni, la chiamata in Serie A da parte del Napoli. Con la squadra partenopea, peraltro, vince subito lo Scudetto.

Dopo 105 partite e 32 gol, però, passa al Parma. Qui, vince la Supercoppa Europea nel 1993 e la Coppa UEFA nel 1995. L’anno successivo, sulla panchina degli emiliani giunge Carlo Ancelotti, il quale assegna a Zola il ruolo di ala sinistra.

Tuttavia, il ragazzo non si esprime al meglio in quell posizione e, neanche a metà stagione, sceglie di trasferirsi al Chelsea.

È a Londra, nel pieno della sua maturità calcistica, che Zola dà il meglio di sé, tanto da divenire presto un idolo dei tifosi. Proprio dai sostenitori blues, viene soprannominato “Magic Box“, per via delle sue caratteristiche fisiche e della sua imprevedibilità sul campo.

Allo Stamford Bridge, il calciatore sardo trascorre sette stagioni, confermandosi un beniamino e conseguendo traguardi molto importanti con il club inglese.

Ma il ricordo che legherà per sempre il fantasista alla squadra d’oltremanica sarà un gol molto speciale.

Il 16 gennaio 2002, nella partita di FA Cup contro il Norwich, il Chelsea conduce, senza troppe pretese, per 2-0. È il minuto 62 e i blues stanno per beneficiare di un calcio d’angolo.

Ad incaricarsi della battuta è Graeme Le Soux. Il pallone parte, ma sembra una di quelle traiettorie destinate ad essere spazzate via dalla difesa avversaria.

Sulla sfera, però, si avventa proprio Magic Box, che impatta con un colpo di tacco ed insacca la rete del 3-0. Inutile dire che il gol manda in visibilio lo stadio.

Dopo la partita, il buon Gianfranco Zola ammetterà di aver già tentato quel trucco in allenamento, “ma non vi dico com’è andata a finire…“, commenterà ironicamente.

Poi, ancora sull’onda dell’entusiasmo, il fantasista si lascerà andare ad una splendida dichiarazione che, se “parafrasata”, suona come un grande insegnamento, applicabile anche al di fuori del football:

Serve più improvvisazione e più gioia, e meno paura di sbagliare. Una giocata va tentata sempre e ci deve essere un patto non scritto con lo stadio perché quel gesto venga apprezzato e mai fischiato“.

A cura di Samuel Giuliani