La Serie A sta diventando una categoria per elite. “Non è un paese per vecchi”, citando il titolo del romanzo di Coman McCarthy. Non lo è mai stato, né lo sarà. La Serie A sta mostrando tutte le pecche di un campionato a 20 squadre, ma anche se fosse a 18 le cose non cambierebbero di molto. Mentre negli altri Paesi, negli altri campionati, a lottare per il titolo e – perché no- per la salvezza c’è una sfida fino all’ultimo colpo, da noi, dopo la 6° giornata, si comprende già chi è quasi spacciato e chi avrà i cavalli per fare lo sprint finale, chi vincerà o arriverà terzo, quarto ecc… siamo prevedibili.

E a farne le spese non solo stadi semi-deserti, perché ci siamo svenduti alla lobby dei diritti Tv, ma anche il bel gioco, le sorprese, telespettatori annoiati e tifosi sempre più increduli che la propria squadra, tra le migliori 3 della serie B, faccia così fatica in A. Questa è la situazione delle piccole realtà che ce l’hanno fatta: Spal e Benevento su tutti. Però, il massimo campionato ha un altro passo rispetto alla B, un altro approccio, un’altra intensità. E se non riesci a mantenere la distanza breve con le altre, rischi, poi, di inciampare fin da subito e perdere metri e metri. E’ anche la situazione del Verona e con essa l’Udinese, la Spal, il Genoa e la spirale negativa potrebbe anche risucchiare Crotone e Sassuolo.

Ecco la bassa classifica per farvi rendere conto della situazione:

  • SPAL 4 pt
  • SASSUOLO 4 pt
  • CROTONE 4 pt
  • UDINESE 3 pt
  • GENOA 2 pt
  • VERONA 2 pt
  • BENEVENTO 0 pt

Il problema che si evince subito è il passivo delle reti: troppi gol subiti e pochi fatti. Insieme, queste squadre, hanno realizzato 27 gol e subiti 84, con un passivo di -57. Basti pensare che le prime tre, Napoli, Juventus e Inter, insieme hanno realizzato 52 gol subendone solo 10, con un attivo di + 42. Solo il Napoli ha quasi realizzato gli stessi gol di 7 squadre, 22 contro 27.

Il divario può essere certamente economico: nessuno mette in dubbio che il fatturato di un club neopromosso non possa eguagliare quello di una società in serie A da tempo. Tuttavia, di passi falsi ne stanno commettendo società come Udinese e Sassuolo, che hanno un parco giocatori, un monte ingaggi e un fatturato superiore certamente a Benenvento e SPAL. Allora, il problema è un altro: la svendita di giocatori per guadagnare il più possibile dalla loro cessione. E’ quello che fanno i piccoli club, per sopravvivere alla Serie A, sperando l’anno successivo di riuscire a trovare un talento, magari in Primavera. E’ il sistema che spinge le ‘piccole’ società a svendere? Non esattamente. Questo fatto è una conseguenza. Il vero problema è che la competitività si costruisce sul denaro, chi non lo possiede può solo annaspare, sperando di sopravvivere. Dura lex sed lex, ma la legge si può cambiare.

a cura di Matteo Tombolini (@MatteoTomb)

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