Thiago Motta

Calcio e innovazioni tattiche hanno viaggiato a braccetto sin dalle origini. In principio fu il sistema (o WM), poi rideclinato nel ”metodo”, e poi abbiamo assistito a tanti cambiamenti nel corso degli anni: la difesa a tre imperante, il 4-4-2 sacchiano, il calcio totale di Cruyff, il 3-3-1-3 di Bielsa e il 4-3-3 tutto tiki-taka e tecnica del Barcellona, per fare un esempio maggiormente contemporaneo. Chissà che, tra qualche anno, il mondo intero non possa ritrovarsi a commentare le gesta vincenti e le novità tattiche di Thiago Motta, che da allenatore sta mettendo in pratica un’idea calcistica che è balzata agli onori della cronaca in questi giorni.

La premessa è d’obbligo, per chi non lo sapesse. Dopo il ritiro e il corso da tecnico a Coverciano, Thiago Motta è diventato allenatore dell’Under-19 del PSG, il serbatoio che negli anni (insieme al Lione, vedi Gouiri, Geubbels ecc) ha dato vita alla grande Francia U19, e recentemente ha portato in prima squadra giocatori come Kimpembé, Nkunku, Diaby e Weah jr. Per lui una partenza dalle giovanili, con l’intenzione di scalare rapidamente la piramide calcistica e imitare il percorso di un certo Pep Guardiola. E l’inizio di Thiago Motta è stato tutt’altro che calmo e rilassato, visto che l’italobrasiliano e vincitore della Champions League 2009-10 con l’Inter ha deciso di attuare un’autentica rivoluzione tattica: negli anni Thiago Motta ha avuto i migliori allenatori del mondo, respirando l’aria del Barcellona e completandosi poi coi passaggi sotto la guida di Mourinho e non solo. Quando vieni allenato da grandi tecnici, impari molto e poi, da tecnico, hai due strade: ”imitare” chi ti ha insegnato tutto (vedi Juric con Gasperini), oppure sviluppare qualcosa di nuovo.

Thiago Motta, nel suo piccolo, sta cercando di creare un proprio percorso tecnico e tattico. Un percorso che ha portato il suo PSG U19 a ottenere grandi risultati in Francia (secondo a -2 dal Caen, ma sta mettendo la freccia), ma anche ad uscire dalla Youth League nell’ultimo playoff prima degli ottavi di finale (l’Hertha ha vinto 2-1). Ma qual è l’idea tattica di Thiago Motta? L’ha spiegata lui stesso in un’intervista alla Gazzetta: ”La mia idea prevede un calcio offensivo, costruito da una squadra corta che controlla il gioco e che fa un pressing estremamente alto. Il movimento con o senza palla dev’essere costante, un autentico moto perpetuo: il giocatore che ha la palla deve avere almeno 4-5 opzioni per giocarla, e due compagni a cui poterla passare”. Se leggendo queste parole avete pensato al calcio del Barcellona, siete sulla buona strada, ma Thiago Motta ha deciso di andare oltre la filosofia blaugrana.

A prima vista il suo modulo è un 4-3-3 di stampo barcellonista, interpretato però in modo differente. Per la precisione, Thiago Motta descrive la sua tattica come un 2-7-2. No, non c’è nessun errore di battitura, perchè per l’italobrasiliano non si può escludere il portiere dalla descrizione della tattica. E qui sta l’interpretazione differente di Thiago Motta, perchè il 2-7-2 è la rilettura orizzontale della disposizione tattica dei suoi giocatori, e perchè ”il portiere va contato tra i sette in mezzo al campo”. L’idea di base, in quello che coi canoni consueti sarebbe un 2-6-2, è precisa e intrigante. I giocatori vengono suddivisi in orizzontale: ai giocatori esterni, dunque i terzini e le ali, viene chiesto di tagliare verso il centro e inserirsi in zona-gol, mentre ai giocatori centrali di fare possesso palla e costruire azioni da gioco per segnare il più possibile. Ogni giocatore è importante, ogni giocatore ha un compito ben preciso. ”L’attaccante è il primo difensore e il primo centrocampista, il portiere è il primo attaccante. Dal portiere parte il gioco coi piedi, dalle punte il pressing offensivo per recuperare la palla”.

L’interpretazione di Thiago Motta non è zemaniana, ma ci si avvicina: il portiere deve sapere usare i piedi, saper avviare l’azione ed essere un’opzione anche per sparigliare le carte con lanci o soluzioni tecniche differenti. Insomma, il portiere deve fare ciò che Ederson fa per Guardiola, ovvero essere il primo centrocampista della squadra, ma non finisce qui: il mediano davanti alla difesa, all’occorrenza, si abbassa in fase difensiva tra i due centrali, i terzini si alzano e le mezzali vanno ad accentrarsi ai lati della punta, portando moltissimi uomini in zona d’attacco. Si crea così una forte superiorità centrale (poche squadre hanno ”sette” uomini in quella zona), che consente alla squadra di aggredire l’avversaria alta e creare ripetute occasioni da reti in mezzo o tramite gli esterni. E un’organizzazione ”orizzontale” del gioco consente anche di riscrivere ”a tavolino” la partita: come il Barcellona, il PSG di Thiago Motta sa crearsi spazi spostando tutti i giocatori su un lato, indirizzando così la fase difensiva avversaria e scoprendo l’altra fascia. Insomma, è una sorta di gioco tra gatto e topo, che parte da un’interpretazione offensiva e dalla convinzione che tutti i giocatori sono fondamentali e indispensabili: un’idea che ha conquistato il pubblico francese e i ragazzi dell’U19 del PSG, e chissà se in futuro attecchirà anche nel calcio dei grandi.

Thiago Motta ci spera, e magari fa un pensierino a una carriera ”alla Guardiola”: dalle giovanili alla prima squadra del PSG, per provare a segnare un’epoca. Intanto, dispone i suoi così, e lo fa con convinzione estrema, contro tutto e tutti. Perchè le idee sono più forti di tutto. 

La disposizione del PSG U19: 2-6-2, col portiere appena dietro la metà campo

(di Marco Corradi, @corradone91)

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