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”Vedi Martin (Rivas, ndr)? Il loro portiere (Roccati) è sempre fuori dai pali di almeno 10 metri: se entro gli piazzo un pallonetto che se lo sogna di notte per i prossimi 10 anni”. E quel pallonetto Alvaro Recoba l’ha piazzato, eccome se l’ha piazzato, nel pomeriggio del 25 gennaio 1998: scegliamo quest’immagine, un mix di talento e sfacciataggine, per introdurre il talento più discusso ed al tempo stesso amato dai tifosi dell’Inter negli ultimi 20 anni, ed un giocatore che quest’oggi darà il definitivo addio al calcio.

Esatto, perchè in Uruguay, alla presenza di vari giocatori tra i quali spicca anche l’amico Bobo Vieri, il Chino saluterà definitivamente lo sport che gli ha dato tutto, ma gli ha anche fornito tante delusioni: qualche periodo da giocatore più pagato al mondo (Moratti gli rinnovò il contratto nel 2000 pagandolo 15 miliardi di lire l’anno, una cifra mostruosa per quei tempi), gol e giocate d’autore, i sei mesi perfetti al Venezia (11 reti in 19 presenze), ma anche le critiche, i fischi e tante, troppe polemiche sterili su un giocatore che con quel sinistro poteva letteralmente fare quello che voleva.

E forse proprio quella preponderanza verso il piede mancino aveva fatto innamorare di lui Moratti, che venne conquistato dal talentino uruguagio sin dalla prima volta. Una vhs vecchio stile con qualche giocata, il ricordo di quel Mariolino Corso amato da bambino e da tifoso, e subito ecco partire l’ordine categorico: ”acquistate quel ragazzo”. Un innesto a sorpresa ed arrivato un po’ a sordina, in un mercato estivo del 1997-98 che aveva portato all’Inter sua maestà Ronaldo, ma portò anche Recoba, il ragazzino con gli occhi a mandorla e quel fisico un po’ così, non asciuttissimo come quello dei giocatori moderni e decisamente d’altri tempi, che però conquistò subito i tifosi all’esordio col Brescia: qualche minuto in campo e due gol dalla distanza (uno su punizione), un biglietto da visita niente male per il ragazzetto che nessuno conosceva, ma soprattutto un marchio di fabbrica.

Le punizioni ed i tiri dalla distanza saranno infatti l’arma principale di Recoba, un giocatore che aveva la magia nel piede mancino, ma anche tanti limiti nell’applicazione in allenamento: nei fatti, il più grande talento inespresso degli ultimi anni, ed un giocatore che ha fatto vedere le sue qualità ed il suo potenziale solo in quei mesi al Venezia ed in alcuni emozionanti sprazzi della sua carriera, guadagnandosi comunque l’amore e la stima dei tifosi nerazzurri, da sempre amanti del talento, ed animati da uno spirito tafazziano che li portava (e li porta tuttora) ad esaltare i giocatori problematici, esemplari del ”potrei, ma non mi va”.

Blackout (vedi rigore con l’Helsingborg), pause che potevano durare mesi, ma anche momenti di altissima classe, nei quali Alvarito era tutto concretezza e qualità, e trascinava la squadra nerazzurra a suon di giocate e numeri da funambolo: un talento sprecato e che certamente avrebbe potuto dare molto di più, con la consapevolezza di poter essere un top player e la voglia di correre a mille in ogni gara che invece gli mancava più per una naturale ingenuità da anti-personaggio, che per l’indole da fancazzista, ma che comunque si è tolto le sue discrete soddisfazioni.

67 reti in 243 presenze con l’Inter, nelle quali ha conquistato due scudetti, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane ed una Coppa UEFA nel suo anno d’esordio, una salvezza da trascinatore a Venezia, con quei sei mesi magici nei quali aveva dato veramente spettacolo (temendo forse la cessione) e segnato 11 reti in 19 gare giocate in coppia col bomber Maniero, e poi le ultime soddisfazioni col Nacional Montevideo, la squadra che l’ha lanciato definitivamente ed ha goduto per ultima del suo talento, vincendo due campionati uruguaiani. Nel mezzo le delusioni con Torino e Panionios ed un ritorno al Danubio, il suo primissimo club, delle delusioni che però sono state presto dimenticate: perchè quando a quasi 40 anni trovi il gol dell’anno direttamente da calcio d’angolo, tutto passa.

https://www.youtube.com/watch?v=GjIpf-nrc5Y

Ed ora Recoba scriverà definitivamente la parola ”fine” (anche se il ritiro è ufficialmente avvenuto nel giugno 2015) in calce alla sua carriera, ritirandosi a vita privata (il ragazzo non ama la mondanità ed i riflettori, chiedetelo a quei giornalisti che lo cercavano dopo la tripletta segnata a Venezia contro la Fiorentina) e chiudendo in bellezza insieme agli amici ed ai compagni di un’intera carriera: chissà se arriverà anche qui una magia delle sue, e magari un nuovo gol da centrocampo a rinverdire il ricordo di quello segnato all’Empoli…