Storie sudamericane: Jorge Sampaoli, la Bellezza salverà il mondo

La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza“. Scriveva così Albert Camus ne “L’uomo in rivolta”.  In ambito calcistico, si può tranquillamente associare questa citazione a qualche allenatore. Qualche però, non tutti. Perché non tutti badano alla bellezza del gioco per raggiungere la vittoria. Anzi, quasi tutti gli allenatori badano solo a portare il risultato a casa, senza provare a offrire uno spettacolo degno ai loro tifosi che per divertirsi hanno bisogno di andare in un circo. Fortunatamente, però, ci sono allenatori che si distinguono dalla massa offrendo alle persone che guardano la partita uno spettacolo d’alta qualità. A volte anche ricercando ossessivamente la famosa Bellezza. Per esempio, si possono ricordare i vari Pep Guardiola, Marcelo Bielsa, Maurizio Sarri, Jorge Sampaoli. Tutti allenatori che hanno cercato (e stanno cercando) di far rendere conto ai tifosi delle loro squadre che la prestazione è più importante del risultato. Anche Zdenek Zeman la pensava (e la pensa ancora) così. E’ stato proprio lui a dire:”Il risultato è casuale, la prestazione no“. Una teoria veramente affascinante, da analizzare accuratamente. La ricerca, talvolta quasi ossessiva, della vittoria attraverso la bellezza del gioco.

Questo pensiero può essere tranquillamente paragonato a quello dell’Olanda del calcio totale degli anni ’70, e più in particolare al meno famoso River Plate degli anni Quaranta. Una squadra conosciuta col nome di “Máquina“. Una squadra sensazionale, che ha dominato il calcio argentino in quegli anni, allenata dall’italo-argentino Renato Cesarini prima e da José Minella poi. I calciatori del River Plate venivano anche chiamati Los Caballeros de la Angustia (I Cavalieri dell’Angoscia). Il motivo lo svelò Juan Carlos Munoz, uno dei cinque attaccanti di quel River, a El Grafico:”Andavamo in campo e la nostra strategia era chiara. Prendere la palla, scambiarcela, inserirci qualche tunnel, qualche dribbling: il gol era naturale conclusione, ma non una ricerca spasmodica. E questo provocava un po’ d’angoscia anche ai nostri tifosi, che volevano vedere tanti gol. Ma noi volevamo divertirci. In area poi eravamo sicuri, almeno noi, di poter segnare quando volevamo“. Insomma, in poche frasi Munoz ha fatto capire che quella squadra -che dominò in quegli anni, vincendo quattro Campionati argentini- aveva la sensazione che poteva segnare e vincere quando volesse. E vinse parecchio, pur non avendolo come principale obiettivo. La vittoria arrivava, insomma, in modo molto naturale.

L’uomo di equilibro in mezzo al campo, tale Néstor Rossi, era praticamente innamorato della palla. Ma non in senso figurato. Rossi amava la palla in modo davvero profondo. “Chi tratta male la palla diventa una cattiva persona nella vita“. Una lezione di vita che capì bene un giovane calciatore, aggregatosi alla squadra durante un allenamento, che aveva osato spazzare violentemente la palla e che venne ripreso severamente da Rossi:”Non ti vergogni di quello che hai fatto?“.

Al giorno d’oggi, i vecchi sistemi di gioco (come per esempio quelli con la difesa a due e il centrocampo a tre, o viceversa) si vedono raramente in giro. Bielsa utilizza spesso il 3-3-1-3, mentre Sampaoli -suo discepolo- sembra essere un po’ più flessibile con i numeri. Col Cile è riuscito a vincere la Copa America 2015 in finale contro la sua Argentina. E due anni dopo, si è ritrovato proprio su quella panchina albiceleste a cercare di dare inizio a un ciclo vincente. Nell’amichevole contro Singapore, ha mandato in scena un 2-3-4-1 (o 2-3-5, che dir si voglia, uno dei moduli più antichi del calcio chiamato Piramide) con cui è riuscito a vincere per 0-6. E’ chiaro che il divario tecnico tra l’Argentina, pur essendo imbottita di seconde linee, e Singapore è ampio. Ma è altrettanto vero che Sampaoli, da grande allenatore qual è, predilige un gioco super-offensivo che in passato gli ha permesso -e gli permetterà- di ricevere elogi e apprezzamenti da tutti i suoi tifosi e anche da parecchi addetti ai lavori. Si dice che le cose belle salveranno il mondo. Il modo di giocare di questo tipo di allenatori è una cosa bella. Quindi, prima o poi, la Bellezza salverà il mondo.

di Nico Bastone (Twitter: Nik_Bast)

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Si ringrazia Carlo Pizzigoni, giornalista e scrittore del libro Locos Por El Futbol.

 

 

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