L'Atlético Tucumán esulta dopo la storica vittoria in Copa Libertadores

I festeggiamenti dell’Atlético Tucumán, che ha vestito la camiseta dell’Albiceleste

Una notte da leoni, o meglio, da leggenda: quella che stiamo per raccontarvi è una storia da film, una vicenda che potrebbe sicuramente essere uscita dalla penna di uno sceneggiatore in pieno delirio creativo e, invece, è assolutamente reale: stiamo parlando della notte che ha consacrato alla leggenda l’Atlético Tucumán, società del nord dell’Argentina che, dopo aver centrato la storica qualificazione ai preliminari della Copa Libertadores 2017 (prima squadra del Norte ad ottenere tale traguardo) in virtù del 5° posto nella scorsa Primera Division (quest’anno è 13°), ha vissuto un’autentica odissea durante il viaggio che ha portato i giocatori da Guayaquil a Quito, teatro del ritorno del preliminare contro l’El Nacional.

Una notte che merita di essere raccontata, e che ha avuto l’epilogo più bello, con la vittoria del Decano e il passaggio al 3° turno preliminare, che vedrà gli argentini sfidare il Junior Barranquilla, ultimo ostacolo prima della storica partecipazione alla fase a gironi della Libertadores: ma cos’ha reso tanto speciale l’impresa dell’Atlético Tucumán, e perchè la notte del club argentino è entrata nella leggenda? Scopritelo nel nostro racconto.

ATLÉTICO TUCUMÁN: L’ODISSEA, IL RISCHIO DEL 3-0 A TAVOLINO E LA CORSA VERSO LO STADIO. IL FILM DI UNA NOTTE DA RICORDARE- Da una notte come tutte alle altre, a un’odissea che verrà ricordata ed è entrata nella storia del calcio sudamericano. Quando i giocatori del Decano si sono recati a Guayaquil, tutto sembrava portare a un tranquillo approdo a Quito (località distantissima ”sulla carta”, ma che in aereo è raggiungibile in circa mezz’ora), come da programma: esatto perchè, per evitare i problemi legati all’esposizione prolungata all’altitudine della capitale dell’Ecuador (Quito è a 2800m sul mare), la dirigenza del Tucumán aveva deciso di seguire una prassi consolidata, col soggiorno nella ”marittima” Guayaquil e l’approdo direttamente allo stadio a circa una-due ore dall’inizio del match previsto per le 21.15, e invece i problemi legati al volo scelto per il viaggio hanno scombinato tutti i piani. Il charter su cui doveva viaggiare la squadra, infatti, è stato prima tenuto fermo per un’oretta circa sulla pista, salvo poi ricevere la comunicazione ferale: ”non potete viaggiare, ci sono dei problemi con la documentazione”. Un no secco proveniente dall’aviazione civile dell’Ecuador, che sapeva tanto di complotto (giocatori e staff hanno avanzato quest’ipotesi, il tecnico Pablo Lavallen ha dichiarato: ‘‘Non ci hanno preparato un altro aereo per impedirci di giocare’‘), dato che anche nella più ottimistica delle ipotesi l’Atlético Tucumán non sarebbe mai arrivato allo stadio Atahualpa di Quito entro i 45′ di ritardo concessi dal regolamento prima di far scattare il 3-0 a tavolino che avrebbe portato alla distruzione del sogno dei blancos y azules: gli argentini, però, non volevano mollare in partenza, e così ecco che viene approntato in fretta e furia un volo d’emergenza, un charter da 25 posti che poteva portare a destinazione giusto i giocatori convocati e lo staff, lasciando così a Guayaquil gran parte della dirigenza e quella parte di tifoseria che stava viaggiando coi suoi beniamini.

E così, il nuovo aereo dell’Atlético Tucumán è arrivato all’aeroporto di Quito intorno alle 21.15, proprio quando in realtà i giocatori si sarebbero dovuti trovare in campo per l’inizio della partita: mentre gli argentini vivevano la prima parte della loro odissea, sul terreno dell’Estadio Olimpico Atahualpa si vivevano attimi di tensione, col delegato della CONMEBOL che doveva tenere a freno le pretese del presidente dell’El Nacional, el General Tito Manjarrez,  e del tecnico Eduardo Favaro, che inizialmente volevano attenersi strettamente al regolamento e pretendevano la vittoria a tavolino, certi (com’è poi accaduto) che i giocatori del Decano non sarebbero mai arrivati in tempo. Insomma, la vittoria sembrava già in cammino verso l’El Nacional (anche se la decisione finale spettava al direttivo della CONMEBOL, già informato di tutti i ritardi), quand’ecco arrivare l’insurrezione dei giocatori del club ecuadoriano, che si rifiutavano di sottostare alla prima imposizione della loro dirigenza: sono stati proprio loro a informare presidente e tecnico di voler giocare a qualsiasi orario, vuoi per solidarietà verso i colleghi, vuoi per un atto di semplice e genuina onestà che li ha portati a rifiutare una vittoria senza merito, che sarebbe precipitata dall’alto e non avrebbero sentito come loro. Ma tutto questo non era noto a giocatori e staff dell’Atletico Tucuman, che nel frattempo iniziavano un’autentica corsa contro il tempo per arrivare allo stadio.

Come avevamo già detto in precedenza, l’aereo era atterrato alle 21.15 circa all’aeroporto di Quito, e i giocatori sapevano di dover arrivare almeno entro 45′ per evitare la sconfitta e la fine di tutto quello per cui avevano lottato nei mesi precedenti (il Tucumán, e questo va detto, era alla sua prima trasferta continentale). Un’impresa impossibile, dato che lo stadio dista 50 minuti dall’aeroporto, e così ecco scattare un autentico Gran Premio di F1, con la polizia che ha finito con lo scortare il pullman turistico che aveva preso in consegna la squadra e guidarlo alla folle velocità di 130 km/h verso l’Atahualpa, teatro del match che si è tenuto nella notte: un pullman sul quale c’era anche Luis Juez, ambasciatore argentino in Ecuador che ha dato la spinta decisiva alla decisione della CONMEBOL di aspettare gli elementi del Decano, e giocare regolarmente il match a qualsiasi orario, e che è arrivato allo stadio intorno alle 22.

E qui, ecco spuntare un nuovo problema per il Tucumán, colpito da un’autentica sindrome di Paperino in una notte che nessuno dimenticherà: le divise ufficiali della squadra erano rimaste sul volo ”bloccato” a Guayaquil, e quindi la squadra non aveva maglie da indossare per questa sfida. Poco male, perchè a un dirigente illuminato viene in mente che l’Argentina U20 si trova proprio a Quito, dove affronterà nella notte odierna il Brasile per evitare la disfatta nel Sudamericano Sub-20 (e la mancata qualificazione al Mondiale Under-20: uno smacco, dato che il co-capocannoniere del torneo è argentino e risponde al nome di Marcelo Torres): e così, alle 22.09, ecco arrivare le divise dell’Argentina Sub-20, con tanto di pantaloncini e scarpette passati dai giovani talenti della piccola Albiceleste, ai giocatori del Decano, giocatori che (a parte la Pulguita Rodriguez, una presenza nell’era-Maradona) non avevano mai vestito la maglia della nazionale, e finiscono con l’indossarla nella più fortuita delle occasioni: tutti i giocatori dell’Atlético Tucumán, eccetto il portiere Lucchetti (38 anni di pura esperienza), indossano così la divisa della Seleccion con tanto di stemmi, numeri e nomi di Torres&co. sulle maglie (con l’ok dell’arbitro), cambiandosi in pullman per evitare di perdere tempo.

Sono le 22.17 quando il Tucuman entra in campo, riscaldato dalle urla dei circa 3000 tifosi che si trovavano già a Quito, e fanno le veci di coloro che sono rimasti bloccati a Guayaquil: sette minuti di riscaldamento per acclimatarsi ai 2800m di Quito e via, nuovamente verso gli spogliatoi per concentrarsi in vista di un match che, sia per le condizioni in cui si trova il Tucumán (viaggio drammatico e riscaldamento molto sommario), sia per l’altitudine, sia per le difficoltà oggettive di questa gara contro un avversario arcigno come l’El Nacional (all’andata era finita 2-2), risultava essere difficilissimo. Ma chi ha vissuto un’odissea come questa, non può spaventarsi per una semplice partita di pallone, no?

ATLETICO TUCUMAN: GIOCO, PARTITA E INCONTRO. ZAMPEDRI SIGLA L’1-0, E IL SOGNO CONTINUA- E così è stato, in un match che è iniziato alle 22.43, ovvero un’ora e mezza circa dopo l’orario prestabilito e in piena zona rossa: decisiva, come dicevamo, la volontà dei giocatori dell’El Nacional (sommata alle pressioni di Juez), che otterranno così l’eterno ringraziamento dai colleghi dell’Atlético Tucumán. Perchè il match, nonostante tutto e nonostante l’abitudine ai 2800m dei giocatori ecuadoriani, è finito con la vittoria del Decano (chiamato così perchè è il primo club del Nordest Argentina, e della zona di Tucuman), più forte di tutto, anche della sfortuna e del tentativo di mandare a monte un sogno bellissimo: il match di Quito è stata una lunga lotta sul campo, risolta al 60‘ dalla zampata di Fernando Zampedri, un giocatore che non è mai uscito dai confini argentini (ha vestito le maglie di Atletico Rafaela, Sporting Belgrano, Guillermo Brown, Boca Unidos e Juventud Unida, prima di quella del Tucumán) e si è guadagnato per le sue movenze il soprannome di El Bati. È lui il protagonista della vittoria della squadra ”travestita” da Albiceleste, che ha giocato spinta da un paese intero e dalla grinta di chi rischiava di uscire dalla Copa per un’ingiustizia: 1-0 a Quito e vittoria storica, che vale all’Atlético Tucumán la qualificazione al terzo turno preliminare, dove troverà sulla sua strada il Junior Barranquilla come ultimo ostacolo prima della fase a gironi della Copa Libertadores.

Riusciranno Cirigliano (ex Verona), Barbona (ex Estudiantes) & co. a realizzare il loro sogno-qualificazione? L’impresa sarà ardua, ma la grinta dei giocatori guidati da Lavallen è più forte di ogni ostacolo, e siamo certi che il Decano non si darà per vinto e le proverà tutte per passare il turno. Anche senza vestire la maglia dell’Albiceleste, stavolta…

https://www.youtube.com/watch?v=pNPLNAGlqP4

(di Marco Corradi, @corradone91)

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